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È arrivata anche in Italia la serie gangster americana Godfather of Harlem, distribuita su Disney+ come Star Original dal 23 febbraio con i primi due episodi. Inizialmente trasmessa su Epix dal 2019, il cast vede tra i suoi ranghi due attori del calibro di Forest Whitaker e Vincent D’Onofrio, oltre che la partecipazione di Giancarlo Esposito. Ottima recitazione e musiche suggestive e anacronistiche fanno di questo prodotto un’interessante visione.

Godfather of Harlem: la storia tra realtà e finzione

Godfather of Harlem - cinematographe.it

Basata su fatti reali, la storia racconta del famigerato Bumpy Johnson (Forest Whitaker), famoso boss criminale di Harlem. Tornato a casa dopo undici anni di carcere ad Alcatraz, trova le strade del suo quartiere in rovina sotto l’ombra pesante della droga. Siamo negli anni ’60, Bumpy è un criminale vecchia scuola, e deve fare i conti con le giovani leve e il controllo delle strade da parte della mafia italiana. La famiglia Genovese gli sta alle costole, iniziando così una guerra con Vincent Gigante (Vincent D’Onofrio). La battaglia di Bumby per riprendersi il controllo del suo territorio lo porterà a stringere un’alleanza con il predicatore Malcom X e ad avere relazioni con la corrotta polizia locale e il pastore battista Adam Clayton Powell Jr. Tutto questo mentre cerca di tenere insieme la propria famiglia.

Un inizio col botto e senza tregua

Godfather of Harlem - cinematographe.it

Godfather of Harlem è lontano da quella costruzione narrativa da “scacchiera”, ossia di quel posizionamento lento e ragionato delle pedine in gioco. La serie porta la guerra sulle strade in pochi minuti e Bumby stesso direttamente in trincea. Il primo episodio è costruito in modo tale che, in poco meno di due minuti, la storia delinea benissimo quello di lì a poco andremo a vedere. Lo fa con poche parole e solo due personaggi: il protagonista e sua moglie. Quel breve minutaggio ci basta per comprendere il passato di Bumpy e ciò che farà in futuro. “Chi è James Brown?” una sola domanda per delineare il tempo perso dal padrino di Harlem e avvicinarci a lui nella sua “ignoranza”. Questo avviene quando alle spalle di un film o una serie si è svolto un fine lavoro di sceneggiatura. Ed è importante osservare come, nei primi due episodi, Godfather of Harlem non faccia mai uso del flashback, ormai stilema della serialità contemporanea dopo Lost. Non ne ha bisogno, perché solo il volto e le parole dei personaggi ci riportano al loro passato, lo riusciamo a vedere nitidamente nella nostra mente.

Ma non c’è da stupirsi, perché dietro al progetto abbiamo quel Chris Brancato ideatore delle ormai iconiche Narcos e Narcos: Messico. Uno showrunner, quindi, non proprio alle prime armi con il gangster drama. Ed è proprio con le serie sui cartelli sud americani che Godfather of Harlem trova i suoi punti di collegamento: non tematici, ovviamente, ma stilistici. Due epoche e due contesti così differenti uniti da un’impronta autoriale. Ritroviamo molte inquadrature e caratterizzazioni simili a Narcos. L’ultimo punto si dimostra di rilievo, perché le figure realmente esistite, ed impresse nell’immaginario collettivo, vengano presentate al pubblico in modo asciutto, senza forzati applausi ed esaltazione tutta americana. Sono persone normali, personaggi normali che entrano nella storia; come il caso del Malcom X interpretato da Nigél Thatch.

Godfather of Harlem: il talento degli attori protagonisti come punta di diamante della serie

Godfather of Harlem - cinematographe.it

Forest Whitaker impersona in modo squisito il Bumpy Johnson di Godfather of Harlem. Incarna la resilienza, l’ironia e la furia di un uomo carico di rabbia e risentimento. È un boss criminale, certo, ma è pur sempre un afroamericano negli anni ’60, e questo i capi della mafia tendono spesso a ricordarglielo. Lo stesso Malcom X gli ricorda che il colore della pelle non è solo un tratto genetico, ma un tratto sociale nell’America di quegli anni. Gli ricorda che la battaglia non è tra fratelli, ma contro la segregazione e la violenza armata degli uomini bianchi sui cittadini di Harlem. La droga? È solo un’altra arma nelle mani del potere, usata non per uccidere istantaneamente, ma per indebolire lentamente quelle classi sociali tenute ai margini di una società riluttante al cambiamento, ferma ad un razzismo ingiustificato che vive ancora oggi. Withaker scolpisce nel volto del suo personaggio due facce della medaglia: da una parte quella del boss senza scrupoli che fa affari con la mafia, dall’altra un uomo ben conscio da che parte della barricata stia a prescindere da quali amicizie possa aver coltivato.

Film e serie tv di stampo criminal ci hanno ormai portato a parteggiare per i suoi protagonisti, per quanto spietati assassini o spacciatori. Sons of Aanarchy, Breaking Bad, House of Cards, sono solo alcune delle serie che ci spingono a stare dalla parte di quello che è in tutto e per tutto il cattivo. Ma sono i protagonisti, e noi tifiamo per il loro successo. Godfather of Harlem non è esente da tale espediente, eppure porta in causa una tematica più complessa e purtroppo fin troppo attuale. E sono proprio i suoi protagonisti a tenere alta l’attenzione. Vincent D’Onofrio è un attore d’eccezione, tuttavia trova la sua vera forza in compagnia del Bumpy di Withaker, dimostrando una grande chimica tra i due. I primi due episodi di Godfather of Harlem gettano l’amo per quella che si dimostra un’ottima serie.