Equinox: recensione della serie TV danese Netflix

Equinox è la nuova serie danese, scritta da Tea Lindeburg e prodotta da Netflix, che mescola thriller, mitologia nordica e folklore

Netflix punta ancora sulla danimarca, dopo l’acclamatissima Dark, con una nuova serie tv thriller che mescola elementi della mitologia nordeuropea e atmosfere horror: Equinox.
La serie, approdata sulla piattaforma streaming il 30 dicembre 2020, è scritta da Tea Lindeburg e si ispira al noto podcast danese Equinox 1985, che è arrivato in cima alla classifica su iTunes per il suo approccio originale.

La storia di Equinox prende le mosse da un evento traumatico che nel 1999 sconvolse un’intera città, la scomparsa di 21 studenti, e segue ai giorni nostri le vicende di Astrid (Danica Curcic), sorella di una dei ragazzi svaniti nel nulla, Ida (Karoline Hamm). Dipanandosi su due diversi piani temporali, passato e presente, la serie unisce leggende popolari, mitologia nordica ed elementi sovrannaturali sforzandosi di creare una tensione che, il più delle volte, è effimera.

Equinox: thriller sovrannaturale tra miti e leggende

1999, Copenaghen. Ida e altri venti compagni di classe stanno festeggiando il superamento degli esami di diploma quando, a bordo del loro pulmino, scompaiono senza lasciare traccia. Gli unici a salvarsi, inspiegabilmente, sono il conducente e tre ragazzi, Jakob, Amelia e Falke. Astrid, sorella di Ida, all’epoca ha dieci anni e rimane profondamente sconvolta da quanto accaduto, tanto da iniziare ad avere costantemente visioni e incubi. In essi è trasportata in quello che sembra un mondo parallelo, oscuro e nebuloso, che non può non ricordare il “Sottosopra” di Stranger Things, cui Equinox spesso si ispira. Astrid, in queste allucinazioni, si muove in una foresta nella quale incontra ripetutamente un’entità che ha il corpo di un uomo e la testa di una lepre.

2020. Astrid oggi è una conduttrice radiofonica e sembra aver superato la “perdita” della sorella e vive tranquillamente in un paesino danese con sua figlia. Durante il suo programma, una telefonata riapre quella ferita mai del tutto rimarginata e riporta a galla i dolorosi ricordi. A chiamare è Jakob, uno dei sopravvissuti di vent’anni prima e fidanzato della sorella. Astrid a questo punto decide di capire una volta per tutte cosa è successo a Ida e, fingendo di cercare materiale per un programma radiofonico, torna a Copenaghen a indagare.

Come è possibile che qualcuno svanisca così, come se non fosse mai esistito? Che nessuno sappia niente, che tutti sembrano aver dimenticato? Come si può superare la perdita di qualcuno a cui tieni senza avere un corpo da piangere? Questo si chiede Astrid senza farsi una ragione, ma le sue indagini le faranno scoprire qualcosa di molto inquietante che non avrebbe mai sospettato.

Equinox: nomen omen

Equinox

Equinox racchiude nel suo titolo il fulcro di tutta la narrazione. Più a fondo Astrid scava nelle sue ricerche, più vengono a galla elementi sovrannaturali che legano indissolubilmente lei e sua sorella, il presente e il passato. Una vecchia leggenda popolare sulla storia d’amore tra Ostara e il Re Lepre, e di come il suo epilogo abbia generato la nascita delle stagioni e della Pasqua, prende vita condannando per sempre Ida e i tre ragazzi sopravvissuti alla sparizione, nonché la stessa Astrid. Ma in che modo il mito si lega alla realtà?

Ostara, Re Lepre, solstizi ed equinozi sono tutti gli elementi che servono a Equinox per creare un’atmosfera di macabra superstizione a una storia in verità piatta e prevedibile. Nei sei episodi che compongono la serie sono davvero pochi i momenti che la rendono accattivante. La storia, sulla carta, ha tutti i presupposti per essere intrigante e piena di suspense: legami familiari ambigui, superstizioni che diventano realtà, il regno dell’umano che si incontra con quello sovrumano, incubi e allucinazioni psicologiche. C’è tutto, eppure manca qualcosa. Tutto rimane prevedibile, pieno di cliché cinematografici presi alla rinfusa da film horror di bassa categoria. Con il dipanarsi della storia la tensione che si dovrebbe generare viene meno e non bastano le atmosfere naturali del paesaggio danese a compensare la mancanza di pathos.

Equinox

La fotografia è forse l’unico elemento davvero degno di nota di Equinox, in grado di restituirci efficacemente la freddezza della plumbea Danimarca e di creare un contrasto con il “Sottosopra”. A sottolineare i due mondi, infatti, concorre il colore che, nella foresta dei sogni di Astrid, è di un rosso cupo e nebbioso che rende tutto indistinto, anche le emozioni. Ma laddove le musiche avrebbero potuto veicolare sensazioni e stati d’animo, come la miglior tradizione cinematografica insegna, qui vengono annientate, appiattite e rese mero sottofondo. Il risultato è una narrazione che non coinvolge ma che, al contrario, lascia continuamente un senso di già visto nello spettatore. Nemmeno l’epilogo finale riesce a riscattare la serie: quello che vorrebbe essere un’apologia al simbolismo nordeuropeo e la chiusura completa del cerchio non fa altro che lasciarci interdetti.

Regia - 0
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 3.5
Recitazione - 2.5
Sonoro - 2
Emozione - 1.5

2

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