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Si, siamo di nuovo in quel periodo dell’anno.

Per la quarta volta Netflix ci riporta tra i banchi di Las Encinas, la scuola per ricchi di Élite, il teen drama spagnolo (ormai di successo, poco da fare) creato da Carlos Montero e Darío Madrona, di nuovo al centro dei mille enigmi del cuore e di nuovo al centro di un giallo. Come? Non siete sorpresi, vero?

Di fatto già con le stagione precedenti la serie rischiava di entrare nell’effetto déjà-vu, ostinata a ripresentare costantemente lo stesso schema narrativo e lo stesso linguaggio, non solo visivo, ma anche scritto, soprattutto per quanto concerne l’ambivalenza dei suoi personaggi e la logica del funzionamento degli intrecci d’amore.

Questa quarta stagione si salva in corner, perché accusa particolarmente il ricambio del cast e non decolla se non superata la metà degli episodi, faticando a scrollarsi prontamente il “peccato” di essersi riproposta dopo una terza parte che aveva chiuso un ciclo in modo piuttosto convincente. Per di più con il compito, piuttosto ingombrante, di aprirne un altro.

Élite 4 arriva su Netflix il 18 giugno, anticipata da 4 corti dedicate alle avvenute estive dei personaggi, in uscita tra il 14 e il 17.

Élite – stagione 4: volti nuovi per l’ultimo anno

Élite stagione 4, cinematographe.it

La scorsa stagione di Élite ha visto l’uscita di scena di diversi protagonisti. Oltre, ovviamente, a Polo (ah-ah) la scuola ha visto la sua lista di studenti dover fare a meno di Lu, Valerio, Carla e Nadia. Quest’ultima partita per New York grazie ad una borsa di studio, per la felicità di Guzmán, appena uscito vittorioso nella lotta per far breccia nel cuore della ragazza.

Ma, sapete come si dice, la natura odia il vuoto. Dunque ecco che a sostituirli troviamo la famiglia Blanco, pronta all’immediato insediamento (è proprio il caso di dirlo) nel microcosmo di Las Encinas, che si intenda come istituto scolastico o come il fantastico mondo sotterraneo che coinvolge i suoi non proprio tranquilli studenti.

Dopo i fatti dell’ultimo anno la madre di Ander viene licenziata da rettrice della scuola e sostituita da addirittura un ex CEO di un’azienda multimilionaria, tale mi-sono-fatto-da-solo Benjamín, che nel trasferimento è accompagnato dai suoi tre figli: Ari, la maggiore, controllata e responsabile, ma con la voglia di lasciarsi andare alle sue passioni; il figlio di mezzo, Patrick, euforico e con la voglia di tornare a sperimentare, e la più piccola, Mencía, ribelle dal cuore tenero.

Una famiglia disfunzionale che sconvolgerà gli equilibri (precari) dei nostri protagonisti, portandoli nuovamente al centro di turbinii amorosi e nuove dilemmi morali al di là della legge. Ma non è finita: perché oltre a loro nella scuola arriva anche il principe Philippe (e chi sennò?), l’emblema della regalità raccontata dalla serie e dunque pronta ad incarnare tutto il lato oscuro che la condizione nasconde.

Élite: una nuova potenza nel panorama seriale

Omar, Rebeka, Guzman, Samuel e Ander, cinematographe.it

Con la scorsa stagione Élite aveva chiuso un ciclo, aperto con l’incredibile successo del debutto e costruito sull’onda lunga di un linguaggio con il quale i due autori erano riusciti a costruire dei personaggi carismatici e una struttura narrativa credibile e di efficacissimo intrattenimento. La formula crime era così divenuta più un distintivo marchio di fabbrica piuttosto che un prevedibile escamotage.

Ora, alla fine di un’era per la serie, si è deciso di alzare la posta, non solo tentando di riaprire un nuovo ciclo con personaggi nuovi, ma rilanciando con forza sia linguaggio che immaginario, decidendo di anticipare questa stagione con quattro cortometraggi brevi di introduzione, denominate Élite – Storie Brevi, e aprendo così, di fatto, una settimana completamente dedicata su Netflix. Cosa non da poco, dato che parliamo di una potenza dello streaming mondiale, che nel suo continuare a puntare su produzioni nazionali, decide di appoggiare questa seconda vita del teen drama spagnolo, ammettendolo di fatto nel gota delle sue produzioni.

A livello di creatività ciò ha ovviamente limitato il potenziale del nuovo materiale, che, alla luce di quando detto finora, ha dovuto ovviamente scendere a compromessi con delle necessità editoriali e commerciali: più investimenti, più attenzione ai profitti.

Dunque ecco di nuovo i nostri protagonisti, ecco di nuovo i loro problemi sentimentali, vissuti al limite della legalità, tra sfarzo e lusso. Ecco la luce e l’ombra del classismo, le occhiate clandestine, gli equivoci e le incomprensioni. Ecco, di nuovo, il marchio di fabbrica di cui parlavamo prima, ma adesso il rischio che diventi una prigione è più forte. La domanda è se siamo ancora in grado di appassionarci.

Triangoli e giochi di potere

Élite stagione 4, cinematographe.it

Ma di cosa parla la quarta stagione di Élite?

In un immaginario così rigido e così lungo il rischio è quello di aver dato fondo a tutti i contenuti a si cui poteva accedere e, a dir la verità, soprattutto nei primi episodi, la sazietà è la sensazione predominate. Una forte idea di aver già visto e di aver già vissuto quelle situazioni e, francamente, di non necessitare di vederne ancora. Fortuna che la realtà poi è sempre buona fonte di ispirazione, specialmente nei tempi che viviamo, delicati e di passaggio come pochi altri nella storia recente.

Eppure la serie Netflix fa molta fatica a sintonizzarsi, toccando solo in modo superficiale tematiche come il sessismo e preferendo sempre tornare a giocare nella propria stanzetta con i suoi Woody e Buzz. In questo caso triangolo amorosi, rapporti di potere e variazioni sul tema crime.

La nuova stagione di Élite è un diesel. Fatica a smaltire eredità e inserimento dei nuovi personaggi, ma, una volta fatto, inizia a parlare di privacy, molestie e della violenza legata al potere, sia per chi lo esercita che per chi lo subisce, proponendo una sua versione credibile su argomenti sensibili e molto fluidi. Una ripartenza frenata dalle aspettative intorno al nome, ma che, piano piano, emerge. Dopotutto siamo solo all’inizio: la stagione 5 è già confermata.