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Tornano le avventure della principessa ribelle, sboccata e alcolizzata Bean di Dreamland e dei suoi fedeli compagni Elfo e Luci, il suo demone personale: Disincanto 3 (in realtà prima parte della seconda stagione), la serie animata ideata da Matt Groening, il mitico creatore de I Simpson e Futurama, è disponibile dal 15 gennaio su Netflix.

Disincanto 3 – Dove eravamo rimasti

Disincanto 3, cinematographe.it

Dopo varie peripezie nell’ultimo episodio della stagione precedente vediamo che gli intrighi del malvagio ministro Odval, del mago Sorcerio e dell’arcidruidessa hanno la meglio: quando che Bean spara per errore con una pistola presa dal mondo futurista di Steamland a suo padre, il re Zøg, la principessa viene messa agli arresti domiciliari. Il mago Sorcerio che dovrebbe curare il re non fa altro che peggiorare la situazione perché si accorda con la setta segreta di Odval e dell’arcidruidessa per farlo fuori e prendere così il potere a Dreamland. I tre decidono così di incoronare Derek, erede al trono minorenne, imbranato e facilmente manipolabile, come re del regno per portare avanti i loro piani. Uno di questi è sbarazzarsi per sempre di Bean accusandola di aver attentato alla vita del padre e condannandola al rogo insieme ai suoi amici Elfo e Luci. Mentre le fiamme stanno per divorarli si apre sotto la pira una voragine che li fa precipitare in una catacomba abitata da strane creature governate dalla malvagia Regina Dagmar, madre di Bean, che l’aveva tormentata in sogno per tutta la stagione. Quale sarà il destino di Bean, Elfo e Luci?

Disincanto 3 – Manca la carica comica marchio di fabbrica di Matt Groening

Disincanto 3, cinematographe.it

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Come nelle prime due parti la nuova fatica di Matt Groening continua a non decollare e a non essere all’altezza dell’estro creativo del disegnatore e produttore televisivo che ha dato vita a personaggi protagonisti indiscussi della serialità e a un fenomeno culturale che ha cambiato la storia della tv come I Simpson. L’irriverenza, l’intelligenza e la comicità al quale ci ha abituati Groening in Disincanto sono appiattite: ci sono i riferimenti sarcastici alla società attuale, agli eventi più recenti come lo striscione sulla facciata del castello di Dreamland con scritto “Make Dreamland great again”, parafrasi dello slogan megalomane del quasi ex Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, o l’esclamazione del demone Luci “La ricca bianca la passa sempre liscia” quando Bean viene salvata dalla pena di morte da parte del fratello. Ritroviamo anche gli omaggi alla cultura pop come al cartone La Sirenetta che viene parodiato con tanto di sirena che scappa da un circo freak, salvata da Elfo e Bean, e canzoni e balletti in acqua Disney style. Ma il tutto riesce a strappare solo qualche sorriso, infatti, le battute e freddure inserite tra un’avventura e l’altra non hanno la carica comica che molti hanno aspettato inutilmente per due stagioni (e mezzo).

Disincanto 3 – Personaggi e avventure godibili ma senza identità

Disincanto 3, cinematographe.it

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C’è però da dire che l’aspetto che funziona maggiormente sono le avventure di Bean, Elfo e Luci, le tante linee verticali della serie, come gli intrighi della malvagia Regina Dagmar, il futurista regno di Steamland, il viaggio all’Inferno, la condanna al rogo: situazioni sempre assurde e critiche che i tre risolvono nel loro modo pasticciato. In questa terza parte scopriremo, per esempio, che la città di Steamland ricorda in particolar modo quella del film Metropolis di Fritz Lang, con fabbriche a catena di montaggio e operai alienati che hanno un numero al posto del nome, governati da un ricco industriale molto interessato a Bean e al suo regno. Momenti sicuramente godibili come lo sono i tre personaggi principali, la principessa fuori dagli schemi che in questa stagione sperimenterà anche l’amore saffico, l’Elfo dolce ma anche depravato, Luci demone elegante e finemente sarcastico ma tutto questo non riesce a dare una vera identità a Disincanto che si rivela una piacevole ma non incisiva serie animata.