voto del pubblico 1.5/5
voto finale 2.7/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Arrivata al suo quarto volume Dear white people sente decisamente il bisogno di fare un po’ di chiarezza e di spostare il centro della sua attenzione sulle dinamiche relazionali tra i vari personaggi. A partire dalla prima stagione, infatti, il tono della serie ha attraversato varie fasi, passando dal duro idealismo della prima stagione al settarismo quasi sovrannaturale della terza. La quarta stagione si apre quindi con un esplicito riferimento al passato, impostando il percorso degli episodi secondo un ripasso di quanto accaduto nell’ultimo anno che i protagonisti hanno condiviso: ritrovatisi in occasione dell’uscita del terzo volume del libro di Lionel che racconta proprio le loro lotte universitarie, i personaggi principali di questa saga quasi familiare si rinchiudono per ripercorrere i loro giorni passati insieme. Nel mentre, una misteriosa epidemia tiene il mondo segregato in un rigoroso lockdown, così Samantha, Lionel e gli altri mettono a nudo ognuno la propria prospettiva sugli episodi passati a suon di musical.

Dear White People – Stagione 4: la svolta adolescenziale che non fa bene alla serie

Dear white people - Cinematographe.it

C’è un forte cambio di rotta in Dear white people nel suo quarto volume, abbandonando il rigore estetico e idealistico delle prime stagioni, a favore di un focus più superficiale e soprattutto molto più nettamente incentrato sulle dinamiche personali e accademiche, quasi adolescenziali. Grande spazio è infatti dedicato allo scontro, dai risvolti spesso inaspettati e deludenti, che i protagonisti hanno affrontato con il mondo “reale”, vale a dire con i futuri datori di lavoro e con il pubblico, in senso lato, che li osserva da fuori dal campus della Winchester. In questo senso, l’innesco del gioco dell’alternanza tra flashback e futuro dispotico crea un diversivo attraverso cui conoscere nuovi eventi della storia dei ragazzi, con la scusa che “il musical, tradizionalmente bianco e razzista, adesso diventa in living colour” disinnescando la grande tradizione del Varsity Show. I grandi classici di questa serie li ritroviamo comunque anche in questa stagione: quindi via libera a scontri esplosivi tra attivisti a vario titolo e strategie per far arrivare i rispettivi messaggi a tutti coloro che li stanno ascoltando. Il focus si staglia su questo meccanismo narrativo concentrando tutta l’attenzione sulle dinamiche interpersonali tra i protagonisti, che si legano e dividono a seconda dell’evoluzione delle proprie aspirazioni (game show, app per telefono, film, spettacoli o la sopravvivenza stessa del programma Dear white people).

Dear White People – Stagione 4: la disconnessione passata pregiudica il futuro

Dear white people - Cinematographe.it

Nel quarto volume di Dear white people si paga il prezzo di aver creato le prime tre stagioni in maniera abbastanza sconnessa tra loro, unite negli intenti e nello stile, ma ognuna alla ricerca di una verità molto diversa. L’ultimo capitolo (in senso cronologico ma anche totale visto che la serie al momento non proseguirà) diventa in pratica tutta tesa a tirare le fila e a riunificare eventi del passato, cercando inoltre di cucirli su uno sfondo realistico contemporaneo, pur esaltandone gli aspetti distopico (mascherine, porte a chiusura ermetica, controlli sanitari meccanizzati, ecc…). Quello che viene messo in pratica nel quarto volume è, in modo piuttosto esplicito tutti riuniti in cerchio, uno sguardo a posteriori su tutto quanto è accaduto nell’ultimo anno alla Winchester, includendo anche rimozioni narrative o lievi omissioni a uso e consumo di una fluidità diegetica che non è sempre stata garantita a tutto tondo. Un ultimo capitolo della serie che fa più rumore con le canzoni sul palco che con le sue affermazioni culturali e con dinamiche di stampo adolescenziale con litigi e ripicche di dubbia aderenza identitaria, sempre puntando l’attenzione a rimettere insieme i pezzi di una narrazione passata più frammentata del dovuto.