Come i fiori sulla sabbia: recensione della serie coreana Netflix

Dodici episodi al ritmo di due a settimana, a partire da dicembre 2023, per Come i fiori sulla sabbia. Serie in bilico tra romanticismo e malinconia, voglia di riscatto e sport.

Arriva allo spettatore due pezzi alla volta, Come i fiori sulla sabbia. Dodici episodi su Netflix, due a settimana, dal 20-21 dicembre 2023 fino a gennaio. Il trend, abbracciato con una certa convinzione dalle principali piattaforme streaming, segna un ritorno al passato nelle strategie distributive. Sempre meno binge watching – cioè visione senza sosta – in favore di un rapporto con la serialità più frazionato, paziente, equilibrato. Più o meno come prima. Gioverà, alla causa di Come i fiori nella sabbia, la diluizione dei tempi d’uscita? Si vedrà a giochi fatti. Di natura sfaccettata e complessa – mistero, umorismo, sentimento, sport e riflessioni esistenziali – la serie sembra invitare lo spettatore a prendersela comoda, che correndo il rischio è di perdersi le cose importanti per strada. Con Jang Dong-yoon e Lee Joo-myoung. E il ssireum, il terzo protagonista. Cos’è?

Come i fiori sulla sabbia: un giovane uomo in cerca di riscatto e una donna misteriosa

Like flowers in sand Netflix - Cinematographe.it

Non esiste, nella cultura popolare contemporanea, nulla di paragonabile alla Corea Del Sud per appeal e magnetismo. Come i fiori sulla sabbia, agli occhi dello spettatore occidentale, esprime un surplus di valore perché fotografa un senso della vita lontano e non del tutto coincidente. Pensiamo a come la serie fotografa la vita nella piccola comunità in riva al mare che serve da sfondo. Si potrebbe obiettare che la provincia è una e basta, la stessa dappertutto. Nei sentimenti, nelle passioni, nelle sfide. Vero, ma fino a un certo punto. Prestate attenzione al senso di comunità che lega i personaggi. Sovrastati da due famiglie, quella tradizionale e la grande famiglia sociale. Ne derivano legami più forti, ma anche un controllo sociale, un gioco di aspettative, molto soffocante. Raccontatelo a Kim Baek-du (Jang Dong-yoon).

Era una promessa del ssireum, sport tradizionale coreano a metà strada – per pigri occhi occidentali, s’intende – tra il wrestling e la lotta greco romana. Due avversari si fronteggiano avvinghiati, con l’obiettivo di buttare a terra l’avversario, combattendo all’interno di un ring, un grosso anello pieno di sabbia. Baek-du è un giovane uomo, ha tutta la vita davanti ma anche la rassegnazione di uno più vecchio, più stanco. Uno strano anti-eroe. Sembrava, da giovanissimo, destinato a entrare nella leggenda, almeno a livello locale. Poi è capitato qualcosa. La vita.

E così l’aspirante vincente, sentendosi sconfitto, segue la corrente, sbeffeggiato da tutti o quasi. Inerte, pigro, anche un po’ immaturo, Baek-du ascolta rassegnato i rimproveri della madre e scambia silenzi con il padre ex campione. La squadra di ssireum di cui fa parte è allo sbando; stanco di perdere, decide di ritirarsi. Non ha mai vinto il titolo di campione e teme di essere ormai troppo vecchio. Fine della storia? Neanche per sogno. Capita in città una donna misteriosa (Lee Joo-myoung) che si copre con l’ombrello anche quando c’è il sole, non parla e ha intenti poco chiari. Attira l’attenzione di Baek-du perché secondo lui somiglia a Oh Du-sik, l’amica d’infanzia e forse il primo amore, sparita nel nulla con molti rimpianti. Lei nega decisamente di esserlo, ma lui è convinto di averla ritrovata. E di riuscire a recuperare, con lei, il filo di un discorso smarrito molti anni prima. In più, c’è un morto nel lago, un morto ammazzato. Baek-du è l’ultima persona ad averlo visto vivo. Come se non ci fossero abbastanza problemi.

Riscatto nello sport e nella vita, sentimenti e mistero: la ricetta di una serie interessante anche se non sempre bilanciata

Come i fiori sulla sabbia cinematographe.it recensione

Se bastasse un punto di domanda a chiarire la complessità di una serie (chi ha ucciso Laura Palmer?), qui sarebbe più o meno: cos’è successo a Kim Baek-du? Come i fiori sulla sabbia usa la fisicità non priva di grazia del ssireum – non serve essere degli appassionati di sport asiatici per coglierne l’abc, è tutto abbastanza semplice – per parlare di caduta e riscatto. Per riflettere sulla vita come avrebbe potuto essere e quella che ci è toccata in sorte. Kim Baek-du non ha retto al peso delle aspettative e si è perso per strada. Ma non è detta l’ultima parola: il riscatto, la voglia di rivincita, dentro e fuori il ring, sono possibilità concrete. Nella goffa dolcezza del protagonista splende la luce giusta. Una brama di rivalsa che non insegue facili soddisfazioni o meschine vendette, ma una riconciliazione serena, calorosa. Da sperimentare insieme agli altri, non contro. Perché la competizione, nello sport e non solo, ha il suo lato oscuro.

Si può attribuire alla parola sconfitta più di una interpretazione e bisogna stare attenti a trovare quella giusta, insegna Come i fiori sulla sabbia. A livello strutturale si parli pure di affresco, di narrazione corale: non viene mai meno, da parte della storia, l’interesse per i fatti tipici della vita in provincia. Una certa impressione di sonnolenza, il gusto per le piccole cose, avvenimenti apparentemente insignificanti ma che rivelano significati più profondi. Lo show è, oltre questa vocazione narrativa “democratica”, principalmente la storia di un ragazzo e una ragazza. Il rapporto, complicato e insieme molto tenero, tra Jang Dong-yoon e Lee Joo-myoung, è romanticismo venato di malinconia, con timide parentesi di umorismo un po’ surreale e stralunato – modellato sulla personalità del protagonista maschile – utili a riscattare la serie da certi eccessi di sentimentalismo.

Come i fiori sulla sabbia: conclusione e valutazione

Il giudizio non può che essere provvisorio, concentrandosi la recensione su un numero molto limitato di episodi, due, a fronte dei dodici totali. Come i fiori sulla sabbia mixa mistero, sentimento, umorismo e riflessioni esistenziali, non sempre riuscendo a bilanciare il dosaggio degli ingredienti. Ma l’anomalo, per il tipo di storia, eroe maldestro plasmato da Jang Dong-yoon, il mistero veicolato dall’interpretazione di Lee Joo-myoung, l’interazione tra i due, sono tutti fatti degni d’interesse. Resta da vedere con quanta efficacia la sottotrama mistery legherà con il resto della storia.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 3
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 2.5

2.8

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