Capitani – Stagione 2: recensione della serie Netflix

Tornano su Netflix dall’8 luglio 2022 le indagini di Luc Capitani nella serie poliziesca lussemburghese creata da Thierry Faber. La recensione della seconda stagione.

Luc Capitani è tornato per la felicità di chi un anno e passa fa si era appassionato alla serie lussemburghese che porta il suo nome, creata da Thierry Faber e distribuita da Netflix nel febbraio del 2021. È tornato con dodici episodi (della durata di una trentina di minuti circa cadauno), rilasciati sulla piattaforma a stelle e strisce l’8 luglio 2022, che lo vedono impegnato con una nuova complessa indagine. Lo avevamo lasciato nel villaggio rurale di Manscheid nel nord del Lussemburgo alle prese con un cadavere in un bosco, un’adolescente misteriosamente scomparsa da ritrovare e una verità inconfessabile da portare a galla. Un caso intricato da risolvere, ma che il personaggio interpretato da Luc Schiltz aveva saputo portare a termine, pagando però un prezzo alto in termini umani e professionali.

Sono trascorsi quattro anni dai fatti raccontati nella prima stagione e Luc Capitani ora è un agente infiltrato

Capitani - Stagione 2 cinematographe.it

Da quei fatti sono passati quattro anni, tre dei quali trascorsi in carcere per un’accusa di omicidio.  Capitani ora è un ex detective e non fa più parte della polizia, ma lavora come tuttofare quartiere a luci rosse nel quartiere della Gare, finché Bianca, una prostituta, non lo assume per indagare sulla scomparsa di una sua collega e amica. La ricerca viene interrotta quando l’uomo individua il corpo della donna in una foresta e inizia la caccia al suo assassino. In realtà però Capitani è un infiltrato per conto dei servizi, che lo hanno assoldato come condizione per il suo rilascio. Si trova così a operare nell’ombra per sventare un giro di prostituzione e di droga portato avanti dalla mafia locale e da quella nigeriana, che hanno innescato una faida per il controllo della piazza.

Droga, prostituzione, violenza, omicidi, corruzione e immigrazione clandestina, sono questi gli ingredienti che alimentano la trama della seconda stagione di Capitani

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Droga, prostituzione, violenza, omicidi, corruzione e immigrazione clandestina, sono questi gli ingredienti che alimentano la trama della seconda stagione di Capitani. Una stagione che, oltre a raccontare le indagini di turno, riportano a galla più di un dettaglio sul passato del protagonista, sui suoi legami familiari (entra in scena la figura della sorella, l’infermiera Jeanne) e alcuni nodi non ancora sciolti rimati intrecciati alla fine del capitolo inaugurale. Motivo per cui la visione di questi nuovi episodi e la comprensione degli snodi sono per forza di cose legati al recupero della season one. È necessario dunque un ripasso. In generale però si assiste a un cambio pelle e di colore nel DNA della serie, una mutazione drammaturgica che aggiunge una dose sostanziosa di crime. La base poliziesca di partenza resta, a diminuire semmai è la componente mistery, rilegata ad alcuni aspetti della trama. Aspetti che invece nella prima stagione rappresentavano una componente fondamentale.

Nei nuovi episodi di Capitani arrivano rivelazioni sul passato del suo protagonista e si sciolgono nodi rimasti intrecciati nella prima stagione

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La seconda stagione aggiunge e al contempo sottrae ingredienti alla ricetta iniziale. Cambiamenti, questi, che nell’economia abbassano l’asticella e diminuiscono il tasso di coinvolgimento dello spettatore. Le indagini condotte da Capitani nei nuovi episodi prendono una piega non particolarmente interessante, i twist e i cliffhanger non gettano l’amo come nella precedente, trascinando la serie al di sotto delle premesse iniziali. Purtroppo si scivola in dinamiche già viste in altri show analoghi. E sono proprio tali analogie a rendere il tutto prevedibile e poco entusiasmante. Di contro le rivelazioni sul passato di Capitani, la sua crisi interiore dovuta ai fantasmi, alle ferite mai cicatrizzate e al lavoro da infiltrato che lo porta a fare i conti con il proprio lato oscuro, così come avvenuto ai protagonisti di The Departed o Donnie Brasco, donano spessore a un personaggio altrimenti sospeso tra il detto e il non detto. Capitani 2 ci consente di conoscerlo meglio e di renderlo caratterialmente più tridimensionale. Vedremo se in una futura terza stagione ciò porterà a un’ulteriore evoluzione di un personaggio interessante e camaleontico.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 1.5
Fotografia - 2
Recitazione - 3
Sonoro - 2
Emozione - 2

2.2

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