Butterfly: recensione dello spy thriller Prime Video
Pura adrenalina, giochetti psicologici, scenografie accattivanti e un sonoro spiazzante nello show che vi terrà incollati allo schermo.
Si parte a sorpresa con un protagonista coinvolto in un momento di karaoke sulle note di Tell me why dei Backstreet boys (e chi guarda non riescie a smettere di ridere), poi in una manciata di secondi Butterfly mette in marcia la sua prima missione nella sede dell’intelligence di Seoul, dove avviene un combattimento ravvicinato con Reina Hardesty, che interpreta una glaciale Rebecca. La scena d’apertura presenta al meglio la prima stagione della serie tv creata da Ken Woodruff (The Mentalist, Gotham) e Steph Cha che si basa sull’omonima graphic novel di Arash Amel. Perché piace, intrattiene, coinvolge e tiene col fiato sospeso grazie al suo ritmo rapido, le scene action che avvengono in ambientazioni e scenografie efficaci e una scelta sonora furbetta e spiazzante. Lo show targato Prime Video – disponibile sul servizio streaming con i suoi sei episodi della prima stagione dal 13 agosto 2025 – esplora le dinamiche familiari attraverso una storia di spionaggio internazionale.
Butterfly – Un padre cerca di salvare sua figlia dalla Caddis, una spietata e sinistra organizzazione di spionaggio

L’intreccio di Butterfly ci viene raccontato attraverso panoramiche, inquadrature in movimento e tanti piani americani, attraverso personaggi che si muovono nei moderni grattacieli della capitale della capitale della Corea del Sud e filtri fotografici che accentuano le dominanti cromatiche blu e gialle. David Jung è un ex agente segreto statunitense che vive in Corea del Sud enigmatico e incontrollabile, vede la sua vita andare in pezzi quando le conseguenze di una difficile decisione del suo passato tornano a perseguitarlo e si ritrova inseguito dalla figlia Rebecca. La giovane lavora come assassina per la Caddis, una sinistra organizzazione di spionaggio. Lo spettacolo si avvale di un cast stellare: c’è anche Piper Perabo (Covert Affairs) con il ruolo di Juno, l’amministratrice delegata di una società di intelligence, una donna brillante e machiavellica oltre a Louis Landau (Rivals), Kim Ji-hoon (La casa di carta: Corea), Park Hae-soo (Squid Game), Kim Tae-hee (Benvenuti a Samdal-ri), Charles Parnell (Barry), Sean Dulake (Dramaworld) e Nayoon Kim. Il rapporto tra il padre e la figlia, David e Rebecca, evolve nelle sei puntate della prima stagione. All’inizio la ragazza è arrabbiata con David e crede che l’uomo la stia cercando solo per punirla, mentre invece vuole proteggerla per tenerla lontana dalla violenza e dalla morte sottraendola alla pericolosa organizzazione che lui stesso ha fondato.
Lo show è ingegnoso: cattura l’attenzione degli spettatori con momenti di pura adrenalina, giochetti psicologici, scenografie accattivanti e un sonoro spiazzante e furbetto

Butterfly è divertente, le scene action non sono originalissime però funzionano in uno show ingegnoso che cattura l’attenzione degli spettatori con momenti di pura adrenalina, giochetti psicologici, scenografie accattivanti e con un sonoro spiazzante e furbetto. Con una singolarità in più: quattro puntate prendono il nome da alcune delle più famose città della Corea in cui è ambientata la storia, perché i protagonisti per dileguarsi e far perdere le tracce devono “mimetizzarsi” in diversi luoghi del Paese. Vediamo così i bellissimi grattacieli di Seoul ma anche il mare incantevole di Busan e le montagne di Daegu, e abbiamo la certezza di poter fare esperienza delle tradizioni coreane: con i personaggi che percorrono i mercati tipici o bevono soju o makgeolli. Per tutta la durata della serie tv lo spettatore è incollato allo schermo grazie a uno spettacolo che intrattiene e cattura l’attenzione con momenti (mascheramenti, inseguimenti, lotte ed esplosioni) di pura adrenalina.
Butterfly: valutazione e conclusione
Forse Reina Hardesty ha bisogno di un po’ più di allenamento nella corsa, però ha saputo ben interpretare il suo personaggio pieno di contraddizioni nella serie che usa al massimo gli elementi delle storie di spionaggio e indaga le relazioni fra i personaggi, in primis tra genitori e figli con David e Rebecca (o con Juno e il figlio Oliver – un duo madre-figlio inquietante e molto unito). In sostanza Butterfly è un dramma famigliare con molti misteri da scoprire che lascia anche molto di non detto. Riesce a coinvolgere anche nei suoi momenti meno energici che si svolgono in un contesto famigliare e creano lo stacco propizio all’azione vera e propria. Ne consigliamo la visione.