Archive 81 – Universi alternativi: recensione della serie horror Netflix

La serie trae ispirazione dall'omonimo podcast di successo.

Archive 81 – Universi alternativi è una serie TV horror prodotta e distribuita da Netflix, che trae ispirazione dall’omonimo podcast. Disponibile dal 14 gennaio 2022, lo show tratta diverse tematiche tipiche dei prodotti dell’orrore, come il cultismo, lo spiritismo e la stregoneria. Diversamente da altri prodotti presenti sulla nota piattaforma di streaming, Archive 81 si propone di dare a questi fenomeni una spiegazione di carattere più fantascientifico che folkloristico.

A curare gli script degli 8 episodi che ne compongono la prima stagione sono stati Evan Bleiweiss (The Vampire Diaries), Bobak Esfarjani (WandaVision), Helen Leigh (Outcast), Michael Narducci (Superman & Lois) e Rebecca Sonnenshine (The Boys). Per quanto riguarda invece la regia, si sono alternati Rebecca Thomas (Stranger Things), Haifaa Al-Mansour (Mary Shelley – Un amore immortale) e la coppia formata da Justin Benson e Aaron Moorhead (Synchronic).

Archive 81: il mistero si cela nel video

Archive 81 - Universi alternativi, Mamoudou Athie - Cinematographe.it

La trama di Archive 81 – Universi alternativi è incentrata sulle vicende di Dan Turner (interpretato da Mamoudou Athie), un giovane restauratore di pellicole che viene contattato da una misteriosa multinazionale interessata ad assumerlo. Il lavoro è incredibilmente ben pagato, ma prevede una serie di clausole particolari: il contenuto dei filmati da restaurare non deve essere divulgato e l’intero trattamento è da eseguirsi presso una struttura isolata, nella quale sarà l’unico ospite.

Quando Dan inizia il processo di restauro, scopre che i video fanno parte di un progetto di studio che Melody Pendras (Dina Shihabi) aveva provato a realizzare nel 1994. Proseguendo con il restauro, il protagonista apprende come Melody sia incappata in un mistero dai contorni assai foschi che, per quella che sembra un’assurda coincidenza, sembra essere collegato direttamente con la tragica storia della sua famiglia.

Molte storie, poco mistero

Archive 81 - Universi alternativi, Dina Shihabi e Evan Jonigkeit - Cinematographe.it

La struttura narrativa di Archive 81 – Universi alternativi si basa sulla connessione che lega le storie di Dan e Melody, incredibilmente vicine anche se distanti nel tempo. È intorno a questo intreccio che si sviluppa il mistero che, come si è detto, si compone di elementi tipici sia dell’horror che della fantascienza. Purtroppo, per la realizzazione di questo impianto gli autori hanno scelto di porre sullo stesso livello i due piani narrativi, con il risultato di azzerare la suspense e il senso di mistero.

Ogni volta che Dan restaura uno dei nastri, si ha accesso al punto di vista di Melody e, di conseguenza, si viene messi a conoscenza di informazioni e dettagli che non sono noti al restauratore. Questa conoscenza rende difficile immedesimarsi con il personaggio e rende poco interessante la sua vicenda, che è incentrata sulla ricerca di risposte alle quali noi abbiamo già avuto accesso almeno in parte. Inoltre, con il procedere della serie, viene introdotto un ulteriore punto di vista, che crea distanza anche dal personaggio di Melody.

In un prodotto di questo genere, sarebbe stato preferibile mantenere più a lungo possibile senza soluzione i principali misteri, andando a utilizzare la frustrazione dei personaggi per la creazione di un’atmosfera tesa. Quello che succede in questo show è praticamente l’opposto e, con il procedere degli episodi, diviene sempre più difficile rimanere interessati.

Archive 81: tra narrazione tradizionale e multimedialità

Archive 81 - Universi alternativi, Dina Shihabi - Cinematographe.it

Una delle caratteristiche di Archive 81 – Universi alternativi è la presenza di contenuti derivanti da media diversi. Un ruolo importante lo hanno ovviamente i nastri video, ma fanno parte della storia anche dipinti, brani musicali e altri oggetti derivanti da varie forme di espressione artistica. Purtroppo, per via della già citata tendenza a semplificare, questi non sono mai utilizzati in maniera strutturale e rimangono strumenti nelle mani dei personaggi. Sono utili per permettere alla vicenda di procedere, ma non contribuiscono alla sua costruzione in maniera organica.

La scelta di costruire una narrazione tradizionale, d’altra parte, da ampio spazio agli attori protagonisti, che si rivelano essere all’altezza della situazione. Sia Athie che Shihabi, grazie alla loro interpretazione, sono in grado di rendere lo stress, la paure e la frustrazione che caratterizza i loro personaggi e, di fatti, con la loro performance riescono a rendere più coinvolgente la vicenda. Meno efficaci sono gli interpreti che li circondano, anche per via del poco tempo che viene concesso alla maggior parte di essi.

Un altro elemento positivo della serie è la fotografia. Tramite l’utilizzo di colori spenti e di luce fredda, contribuisce alla creazione di un ambiente dall’aspetto non salubre. In particolare, trasmette agli interni un’aria mortifera, quasi da tomba abbandonata.

La buona esecuzione di questi aspetti rende ancora più ingiustificabile la scelta di non puntare sulle caratteristiche, come la già citata multimedialità, che avrebbero potuto rendere unica questa seria. Purtroppo, la scelta di non investire in essi rende Archive 81 – Universi alternativi un prodotto sicuramente ben confezionato, ma privo di caratteristiche memorabili.

Regia - 1.5
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 3
Recitazione - 2.5
Sonoro - 2
Emozione - 1.5

2.1

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