Antonia: recensione della serie Prime Video sull’endometriosi

Attraverso le vicissitudini di una trentenne in crisi, la serie Prime Video affronta con pungente ironia una malattia poco raccontata all’interno del panorama televisivo e cinematografico: l’endometriosi.

Dal 4 marzo 2024 andrà in onda su Prime Video l’attesa serie dramedy diretta da Chiara Malta Antonia. Lo show nasce da un’idea di Chiara Martegiani (anche interprete principale) ed è basata su una sceneggiatura di Elisa Casseri e Carlotta Corradi, con la supervisione creativa di Valerio Mastandrea (anche nel cast, come protagonista maschile).  
La serie, prodotta da Groenlandia, affronterà in 6 episodi un tema relativamente poco raccontato all’interno del panorama televisivo e cinematografico italiano: l’endometriosi, malattia cronica che interessa in Italia il 10-15% delle donne in età riproduttiva, e il 30-50% delle donne infertili o che hanno difficolta a concepire (dati del Ministero della Salute).       

Antonia: trama della serie dramedy che ci racconta l’endometriosi

Antonia recensione serie Prime Video - Cinematographe.it

Antonia ha 33 anni e un lavoro come attrice in una soap di successo. La sua vita cambia improvvisamente quando, in seguito ad un malore, le viene diagnosticata l’endometriosi, malattia cronica che, se da un lato spiega il suo ciclo irregolare ed estremamente doloroso, dall’altro la porta a mettere in discussione la sua vita: dal ginecologo che le suggerisce di tentare una gravidanza prima che sia troppo tardi, alla ricerca di un nuovo lavoro dopo essere stata licenziata per una gonna macchiata di sangue. Antonia ha un carattere indipendente e scontroso; con un padre morto prematuramente quando era poco più che una bambina, e una madre assente, la protagonista è abituata a poter contare solo su se stessa. Per questo motivo la donna, in un primo momento, non riesce a condividere la sua diagnosi con il compagno di lunga data, Manfredi (Valerio Mastandrea), e con la sua migliore amica (Barbara Chichiarelli).          
Ma l’incontro con un nuovo amico, l’inizio della psicoterapia, e l’apparizione provvidenziale di una gallina, offriranno ad Antonia una nuova visione del mondo.

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La serie che supera i tabù e gli stereotipi di genere

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Nonostante l’ironia e le risate di una serie così frizzante e arguta, Antonia farà arrabbiare non poco il pubblico femminile, poiché porta sullo schermo situazioni che almeno una volta ognuna di noi ha vissuto in prima persona. Un esempio? Il ginecologo che, invece di andare a fondo per una diagnosi corretta, minimizza il dolore della protagonista: “Lei ha una soglia del dolore molto bassa”. O, ancora, il terrore di sporcarsi gli abiti di sangue poiché, per la società, è un segno di volgarità, un tabù non ancora superato.
Alla protagonista non viene data altra scelta dal dottore che la assiste dopo il malore: o diventa madre o va in meno pausa precoce. Ciò che occorre, in realtà, ad Antonia è un supporto psicologico per la diagnosi appena ricevuta. Ed ecco un altro tabù che la serie intende scardinare, quello della psicoterapia. Il chiedere aiuto come atto di forza e non di debolezza.             
Antonia è basata, in parte, sulla vita di Chiara Martegiani che, proprio come la protagonista, ha scoperto a 30 anni di avere l’endometriosi. Probabilmente proprio per questo motivo lo show appare così vero e realistico. Il pubblico non faticherà a identificarsi nella protagonista.

Un altro elemento molto interessante della serie è il ribaltamento degli stereotipi di genere. Antonia fatica a legarsi sentimentalmente – come una lupa solitaria -, non comunica i suoi sentimenti al partner o ai suoi cari, scappa da una relazione duratura senza fornire, inizialmente, motivazioni. Dall’altro lato c’è il Manfredi di Valerio Mastandrea. Un uomo comprensivo, accudente, che non ha paura di mostrarsi fragile.

Dal punto di vista registico, le intuizioni di Chiara Malta sono audaci e decise, a tinte pop. Antonia ha un design molto particolare e cool: occhiali da sole, frangia asimmetrica, abiti mascolini, perlopiù tendenti al nero. Questa caratterizzazione – portata con disinvoltura da Martegiani – non è macchiettistica ma, piuttosto, è fedele alla personalità della protagonista: eccentrica, testarda, solitaria.    
Oltre al character design accattivante, è evidente la volontà, da parte della regista e delle sceneggiatrici, di voler sperimentare genere televisivi diversi, passando, con dimestichezza, dalla commedia, al dramma, fino al fantasy-thriller (a tal proposito, il terzo episodio è un’esperienza immersiva riuscitissima).

Antonia: conclusione e valutazione

Abituati alle commedie romantiche statunitensi – e, più recentemente, alle fiction standardizzate – in cui le eroine sono precise e perfette, e dove il sogno di amore si corona nell’ultimo atto, il cinema e la televisione italiana stanno percorrendo coraggiosamente nuove strade, che uniscono la tradizione italiana – da sempre attenta ad esplorare la complessità delle relazioni umane – alle tematiche della società odierna, affrontate con pungente ironia. Recentemente abbiamo ammirato sul grande schermo la commedia romantica Romeo è Giulietta, diretta da Giovanni Veronesi, in cui Pilar Fogliati interpreta Vittoria, un’attrice in cerca di un riscatto dopo aver commesso un grave errore. Proprio come Vittoria, Antonia è un’eroina imperfetta: prende delle decisioni discutibili, è, talvolta, antipatica e, per la maggior parte del tempo, scontrosa. Queste sue caratteristiche la rendono vera e credibile, non stereotipata. Ecco, questa sincerità è ciò che vorremmo sempre vedere sullo schermo.  

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Regia - 4
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 3
Recitazione - 3.5
Sonoro - 2.5
Emozione - 4

3.5