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La verità, banalmente, è che la serie tv può concedersi parentesi di tempo ulteriore. Il cinema ha inclinazioni differenti. Il tempo in più vale per l’enfasi sul dettaglio, il quadro d’ambiente, le velleità introspettive. L’arma è a doppio taglio e ovviamente la concisione ha i suoi vantaggi. Molto dipende, tuttavia, dalle dimensioni della tela.

Fondamentalmente è da questa premessa che si sviluppa A Teacher – una storia sbagliata, miniserie in dieci parti con Kate Mara e Nick Robinson. La crea Hannah Fidell, dilatando lo spunto alla base del suo omonimo film del 2013, per esplorare gli sviluppi tortuosi della relazione tra una professoressa di liceo e uno studente di 17 anni. Esce su Star, brand compreso in Disney+ Italia, il 30 luglio 2021.

A Teacher – una storia sbagliata: la serie non insegue lo scandalo facile, preferisce analizzare la psicologia dei protagonisti

A Teacher cinematographe.it

La materia è pruriginosa, ma non è la meccanica dello scandalo a interessare più di tanto Hannah Fidell. Bisogna andare oltre la curiosità indiscreta da tabloid di terz’ordine. Il focus è essenzialmente psicologico. L’occhio puntato sull’interiorità di due caratteri che faticano ad aggiustarsi con il mondo di fuori. L’illusione è che la dolcezza di un sentimento, deragliato prima in passione brutale poi in ossessione malsana, dia tregua all’insicurezza.

La miniserie sceglie di navigare su acque pericolose, ma l’incedere è sobrio e dignitoso. Aiuta molto, in questo senso, la razionalità della struttura. La geometria del racconto. Dieci episodi tagliati a metà. Cinque episodi circa per le delineare le premesse, cinque per tirare le fila del disastro. A ogni porzione di A Teacher – una storia sbagliata corrisponde il punto di vista di uno dei due protagionisti. Lei va per prima, poi segue lui.

A Teacher – una storia sbagliata: una storia d’amore, un abuso di potere, un errore di prospettiva

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Buona parte di ciò che funziona, il resto è la sensibilità dell’approccio di Hannah Fidell, sta nell’alchimia tra i due protagonisti. Kate Mara è Claire Wilson, professoressa d’inglese sulla trentina. Insegna in un liceo di Austin, Texas, è insoddisfatta e con buone ragioni. Ha immolato gli anni migliori della sua vita per accudire il padre alcolizzato. Non va meglio il matrimonio con Matt (Ashley Zukerman), che si è incagliato all’altezza del miglio decisivo, i figli.

Queste cose però Eric Wilson non le può capire. Lo intepreta Nick Robinson, che lavora bene sulle sfumature di un carattere incompleto, parziale in assenza di alternative migliori. Eric ha 17 anni, è molto popolare, ha una puntina di dubbio sul suo futuro, pure non è il momento di lasciarsi prendere dal panico. Vede solo una donna bellissima, niente di più niente di meno, non fatica a cogliere i segnali che lei gli lancia, fa la sua parte senza preoccuparsi di misurare l’impatto ipotetico del cataclisma.

In entrambi i casi, il vuoto nell’anima dei protagonisti ha a che fare con la figura paterna. Il sentimento che lega Claire e Eric ha le sue parentesi di dolcezza, ma non basta. A Teacher – una storia sbagliata è la radiografia di un’amore e di un’innocenza in cerca di un riscatto impossibile. Dietro il sentimento, che pure è sincero o piuttosto autentico è il bisogno che lo giustifica, un enorme (anche se involontario) abuso di potere. E uno sfortunato errore di prospettiva: due solitudini che non si capiscono.

A Teacher – una storia sbagliata: la seconda parte della miniserie non raccoglie tutti gli spunti offerti dalla prima

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C’è sempre uno scarto, la questione è misurarne la profondità, che separa la percezione della vita di una persona dal groviglio di bisogni che ne costituiscono il non visto e il non detto. Il motore di un amore “sbagliato” o del desiderio in generale, sottolinea Hannah Fidell, è prima di tutto un’esistenza insoddisfatta. Questo non basta a redimere fino in fondo questa storia, l’amore e gli amanti, ma certo rende meno aspra la condanna. C’è poco da condannare, a conti fatti. L’ambiente influenza e determina le scelte dei personaggi, anche se questo frangente non è chiarito fino in fondo.

Il prologo di A Teacher – una storia sbagliata funziona davvero bene nel tratteggiare i moventi, chiarire le rispettive infelicità, fabbricare l’atmosfera. Suggestioni musicali interessanti, c’è un bel pezzo degli LCD Soundsystem, si chiama “Oh Baby” e vale come chiave profetica del racconto. Il tono è prima allusivo poi sempre più esplicito. L’irresponsabilità giocosa dei due protagonisti lascia il campo a un’incrinatura repentina della tela e, questione di un attimo, il mondo crolla. La scrittura è intelligente, lascia passare in fretta l’attimo fatale che espone al mondo la vulnerabilità di Claire ed Eric. Anche perchè il focus, nella seconda parte, dovrebbe riguardare l’elaborazione del trauma. Qui sta l’inciampo. Sembra che alcuni discorsi siano tenuti a freno in vista di una seconda stagione che al momento non è ipotizzabile.

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L’epilogo vanifica parte delle premesse iniziali. I nodi del post-trauma vanificati da un approccio sbrigativo, paradossalmente manca proprio il tempo di arrivare a una dignitosa quadratura del cerchio. In un prodotto seriale, è un bel problema. C’è dell’altro. La società assegna a genere differente, biasimo differente. La donna predatrice e un destino liquidato senza troppi complimenti. Il giovane uomo che ottiene status di vittima con una facilità che a parti inverse sarebbe stata impossibile. Vittima elevata al rango d’eroe, l’esperienza con una donna più grande è una medaglia al valore. Anche di fronte a queste ipocrisie, si poteva andare più in profondità.