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Dal 27 aprile 2018 è disponibile su Netflix la seconda stagione di 3%, la serie brasiliana che combina elementi da Grande Fratello a idee narrative in stile Black Mirror. Già dalla prima stagione molti confronti e parallelismi sono stati fatti con queste opere precedenti, a cui si possono aggiungere una certa inclinazione per la piattaforma verso l’ipotesi di realtà alternative (da Stranger Things Dark) e persino l’iterazione dei giochi di potere delle alte sfere della politica contemporanea, pur trasportate in una dimensione quasi da Nirvana.

In continui plot twist i confini tra buoni e cattivi sono messi sempre in dubbio nella seconda stagione di 3%

Rispetto al finale della prima, in cui i ruoli dei protagonisti andavano lentamente invertendosi, questa nuova stagione presenta (soprattutto a partire dalle terza puntata) un continuo capovolgimento di situazioni, in cui i confini tra buoni e cattivi vengono costantemente messi in dubbio, sia all’interno della narrazione, sia all’esterno di essa. Il gioco di sopravvivenza iniziale si fa sempre più strategia: veri e propri complotti e accordi politici guidano gli eventi, che piano piano sostituiscono la dignità personale alla brama di potere in cima alla lista dei valori fondamentali, siano essi individuali o collettivi. La dimostrazione che sottende 3% nel suo insieme e la seconda stagione in modo particolare è l’affermazione di un’uguaglianza di fondo, che fa emergere outcast e personalità problematiche emarginate ad ogni livello della società, rendendo anche difficile il compito di tracciare una linea netta tra giusti e vili, tra ricchi e poveri, tra Offshore e Entroterra.

3% Cinematographe.it

Continua anche in queste 10 puntate la decisione di porre donne al comando: dell’esercito, quasi del Processo, della sicurezza dell’Offshore, della Causa. In ogni aspetto della vita sono forti figure femminili ad emergere, senza per questo rinunciare a una profonda drammaticità sia delle loro storie passate che delle reazioni di fronte alle decisioni altrui. Così, mentre Ezequiel vacilla (anche da un punto di vista recitativo, non neghiamolo) altre donne assurgono a centro di pensiero unico, governando quasi più i gruppi riuniti intorno a esse rispetto a loro stesse. Nel bene e nel male sono quindi le componenti femminili del panorama umano rappresentato dalla serie a guidare il corso degli avvenimenti e, forse anche in funzione di ciò, Netflix ne approfitta per tessere linee narrative collaterali. Nella nuova stagione, infatti, si denota una certa insistenza nel concentrarsi sulle relazioni amorose in fieri dei protagonisti; ognuno di questi casi viene inevitabilmente minato sin dal principio, con agguati e minacce sociali che mettono in crisi o, al contrario, rafforzano i legami tra i ragazzi, anche quelli che parrebbero più saldi. I riferimenti sono a Fernando e Gloria, ma anche a Rafael ed Elise, fino ad arrivare a conoscenze che all’improvviso si dimostrano imprescindibili per la serenità personale di qualcuno. Se infatti il ricordo del fratello si mantiene vivo e costante nella mente di Michele, nell’arco di una sola puntata Rafael e Ivana si stringono l’uno all’altra per poi prendere decisioni estreme in funzione dell’altro.

Le donne guidano il corso degli eventi in questa seconda stagione di 3%

Nel vortice di ruoli invertiti e di rivolgimenti di trama, 3% torna ad analizzare i caratteri granitici dei ragazzi protagonisti per giungere alle loro debolezze e al loro punto di rottura. In maniera sistematica ogni personalità ammessa nel fatidico 3% riesce a essere ammessa anche grazie a decisioni definitive, a caratteri risoluti che sono però altrettanto pronti a modificare la classifica delle priorità stigmatizzate con sorprendente velocità.

Se la prima stagione aveva incuriosito (e forse convinto) sulla linea della società irregimentata e dei meccanismi politici e sociali sottesi, nella seconda, 3% predilige l’esplorazione dei bassifondi: della civiltà e dell’intimità del pensiero individuale.