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Il film Skin, tratto da una storia vera, racconta di come si può combattere e vincere il razzismo

Uscirà ad aprile nei cinema italiani distribuito da Sun Film Group il nuovo film diretto da Guy Nattiv, Skin, che verrà presentato in anteprima europea al prossimo Festival di Berlino, nella sezione Panorama. Il lungometraggio è già stato mostrato al pubblico al Toronto Film Festival e alla sua prima uscita si è aggiudicato il premio della Critica Fipresci.

Le premesse sono quindi buone per Skin che vede nei panni del protagonista l’attore Jamie Bell, reso celebre per la sua interpretazione nel film del 2004 Billy Elliot. Al suo fianco saranno presenti la candidata all’Oscar per il film Tra le nuvole Vera Farmiga, Danielle Macdonald, Mike Coltere e Bill Camp.

Skin narra, attraverso un racconto di redenzione e riscatto, la storia vera di Bryon Widner. Bryon è il membro di una famiglia di skinheads. La vita di questo giovane naziskin è costellata di omicidi, droga, alcool e ovviamente di atti di razzismo. L’intero universo del protagonista consiste in questo, finché non incontra Julie, una giovane donna madre di tre figlie. Sarà Julie ad aiutare Bryon: il ragazzo per lei sceglie di cambiare di vita e di redimersi. Le cose non sono facili per lui però, poiché la sua famiglia non desidera lasciarlo andare e torna a riprenderselo. Bryon però al suo fianco ha Julie e un attivista di colore. Si sottopone inoltre alla dolorosa rimozione dei tatuaggi a tema nazista che ricoprono la sua pelle. Gesto tanto reale e concreto, quanto simbolico ed emblematico. Il percorso di redenzione è difficile e richiede uno sforzo, una forza di volontà e d’amore da parte del protagonista.

Il regista di Skin, Guy Nattiv, a proposito del film ha dichiarato:

Sono cresciuto in Israele ascoltando le storie di mio nonno sull’Olocausto, il Nazismo e tutto quello che aveva passato. Mi ha molto toccato vedere qualcuno che è riuscito a venirne fuori trovando una via di uscita attraverso un percorso diverso.

Skin mostra, attraverso un fatto di cronaca, che la redenzione può avvenire attraverso il coraggio e che, per quanto sia difficile la situazione culturale di partenza di una persona, è sempre possibile uscirne.