Rocco Siffredi – La moglie Rozsa e i dettagli piccanti sull’intimità di coppia: “all’inizio si comportava come sul set…”

Il primo anno è stato complicato, ma col passare del tempo Rozsa ha saputo far valere le proprie ragioni.

Icona del cinema per adulti, Rocco Siffredi ha sempre fornito parecchi spunti di discussione. E così, dopo l’autobiografia, arriva il momento della produzione televisiva su una delle celebrità più controverse d’Italia, la cui fama ha trasceso i confini di appartenenza, divenendo simbolo di libertà.

Sulla sua vita è incentrata la nuova serie Supersex, uscita su Netflix da solo pochi giorni, dove i panni del protagonista li indossa Alessandro Borghi, prestatosi pure a delle scene di nudo. Oltre all’infanzia e alla famiglia d’origine, la pellicola esplora le relazioni di quella attuale, costituita dalla moglie Rozsa e dai figli, Leonardo e Lorenzo.

Rozsa rivela dei dettagli piccanti sull’intimità di coppia con Rocco Siffredi

Nel primo anno della relazione Rocco Siffredi si comportava con la moglie Rozsa come sul set - Cinematographe.it

In un’intervista al settimanale Oggi, Rozsa ha raccontato quanto sia stato difficile convivere con le critiche e lo stigma sociale legate al mestiere della dolce metà, alla quale è legata da ben tre decenni. Soprattutto nei primi anni del loro matrimonio in Italia, la 52enne si è sentita giudicata e trattata in modo diverso per questo motivo. Tuttavia, ha sempre avuto chiaro che il lavoro è lavoro, mentre il privato è un’altra cosa. Il primo anno di unione è stato complicato: Rocco Siffredi cercava di guidarla mentre facevano sesso, prima che lei gli facesse presente il disagio provati.

Nel primo anno della relazione Rocco Siffredi si comportava con la moglie Rozsa come sul set - Cinematographe.it

Nel corso della stessa intervista, Rozsa ha toccato anche il tema dell’educazione dei figli. Sia lei sia Rocco hanno cercato di spiegare la differenza tra la rappresentazione del sesso nelle pellicole e l’intimità reale di una relazione amorosa. Infine, ha rivelato di non aver mai visto un lungometraggio a luci rosse e di preferir rimanere distante dalla parte più esplicita. Dà una mano appena prima del ciak, quindi se ne va.

Comunque, sul bigottismo riguardo al mondo del compagno lo ha voluto rimarcare. Se in opere violente nessuno ha da ridire, lo stesso ancora non vale relativamente all’hard. Dalle sue parole emerge la speranza in un cambiamento sociale, meno giudicante verso l’industria e i suoi professionisti.

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