Mio Duce ti scrivo: foto e missive dall’Italia di Mussolini

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Presentato al Taormina Film Festival 2016 il 14 giugno nella sezione Punto Luce, il film documentario di Massimo Martella, Mio Duce ti scrivo, racconta uno dei periodi cruciali dell’Italia attraverso una visuale inedita: quella delle centinaia di migliaia di lettere scritte dagli italiani a Benito Mussolini. Uno spaccato da scoprire e vedere delle mentalità, i bisogni, le vite, di un popolo che spesso chiedeva risposte a un solo uomo.
Durante il ventennio, italiani di tutte le età, sesso ed estrazione sociale prendono la penna per scrivere al duce. Sono conti e contadini, studentesse, suore, prostitute, scrittori e analfabeti, lavoratori e soldati al fronte. Molti scrivono per chiedere aiuti economici, alcuni per denunciare torti o illegalità, ma la maggior parte vuole soltanto comunicare a Mussolini la fede nella sua persona, con una devozione che sfocia a volte nell’adorazione.
Un carteggio sterminato di centinaia di migliaia di missive, selezionato, interpretato da quattro attori (e corredato dalla testimonianza di un mittente d’eccezione, Andrea Camilleri), che vale come uno straordinario spaccato al vivo della vita nel ventennio. Queste lettere raccontano la storia, le speranze, i dolori di chi le ha scritte; e mostrano in che modo è nato, è cresciuto e poi si è infranto quel rapporto di affetto senza intermediari che Mussolini, grazie anche al pervasivo uso della propaganda, seppe creare con gli italiani.

Come detto, molte lettere intendevano soltanto esternare al duce i propri sentimenti di ammirazione, amore e fede fascista, oppure raccontare le difficoltà della propria esistenza come si potrebbero raccontare a un padre “che tutto può”, o a un confessore. Venivano per l’appunto raccolte in fascicoli intestati “Sentimenti per il duce”. Il flusso di queste lettere diventava ancora più imponente in determinate occasioni: ad esempio in corrispondenza delle festività, del compleanno del duce, o della malattia di un suo familiare; dopo gli attentati da lui subiti; oppure in occasione di una celebrazione fascista, dopo un importante discorso radiofonico, o in concomitanza dell’inizio di una nuova impresa militare. Di tutta questa immensa mole di corrispondenza, solo una parte è arrivata fino a noi; la stragrande maggioranza è andata distrutta nell’immediatezza della fine del fascismo. Ciò nonostante, nei sotterranei dell’Archivio Nazionale di Stato sono tuttora custoditi circa tremila faldoni, contenenti un totale approssimativo di circa 5-600mila lettere. In parte catalogate per mittente, ma da una certa data in poi archiviate in maniera sommaria per argomenti.

 

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