Michael J. Fox e la raccolta fondi per il Parkinson: “Non mi fermerò finché non ci sarà una cura”

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Michael J. Fox ha aiutato a raccogliere 1 miliardo di dollari per la ricerca contro il morbo di Parkinson

Quando Michael J. Fox si è trasferito negli Stati Uniti dal suo nativo Canada, circa 40 anni fa, tutto ciò a cui pensava era fare l’attore; mai si sarebbe aspettato di ricevere, a soli 29 anni, una diagnosi di Parkinson. Nei suoi quattro decenni nel mondo dello spettacolo Fox ha vinto cinque Emmy, due Golden Globe e due SAG Awards, ma la recitazione non è l’unico ambito in cui si impegna.

Nel 1991 gli venne detto che aveva il morbo di Parkinson. Due anni dopo aver reso pubblica la sua diagnosi, ha lanciato la Fondazione Michael J. Fox per la ricerca sul Morbo di Parkinson, per aiutare a finanziare la ricerca per terapie e cure. Da allora l’organizzazione ha raccolto più di 1 miliardo di dollari. Il 23 ottobre Fox celebrerà il 20° anniversario della Fondazione con il suo gala annuale di raccolta fondi “A Funny Thing Happened on the Way to Cure Parkinson’s”. L’evento era previsto per l’anno scorso, ma è stato rinviato a causa della pandemia. Tra gli invitanti al Lincoln Center di New York City troviamo Mike Birbiglia, Michelle Buteau, Lisa Fischer, Brad Paisley e Sting, mentre la serata verrà presentata da Denis Leary.

Leggi anche Michael J. Fox e la diagnosi di morbo di Parkinson a soli 29 anni: la lunga storia della sua malattia

Anche se una cura per il morbo di Parkinson potrebbe non essere dietro l’angolo, Michael J. Fox dice che la Fondazione ha avuto un ruolo importante nello sviluppo di diverse terapie: “Sono terapie che hanno reso la vita molto migliore per molte persone. Mi godo di più la vita. Mi sento più a mio agio con la mia pelle rispetto a 20 anni fa. Posso sedermi e stare calmo. Non potevo farlo 25 anni fa. Questi sono i farmaci, i cocktail di farmaci e le terapie di cui abbiamo fatto parte”.

L’organizzazione ha anche migliorato la comunicazione tra i pazienti e le comunità mediche e accademiche. L’attore di Ritorno al Futuro spera che i biomarcatori saranno il prossimo grande passo nel trattamento e, possibilmente, nella prevenzione della malattia: “Se riuscissimo a trovare un modo per identificare la malattia prima che questa sia evidente, allora potremmo trattarla in modo preventivo”.

Voglio trovare una cura. Sono impegnato in questo ora. Non mi fermerò finché non accadrà.

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