Addio a Meat Loaf: quando Big Bob ha contribuito alla riuscita di Fight Club

Il ricordo dell'attore e musicista Meat Loaf, protagonista di Fight Club, e "collaboratore speciale" di David Fincher sul set del cult uscito nel 1999.

Il ricordo di Meat Loaf, scomparso ieri all’età di 74 anni, apparso nel cult Fight Club, quando fu aiutante speciale di David Fincher sul set

Il cantante e attore statunitense Meat Loaf, pseudonimo di Marvin Lee Aday, è morto all’età di 74 anni. Prima di raggiungere la notorietà sulla scena musicale grazie ad album e canzoni divenuti popolari, quali il suo secondo disco Bat Out of Hell, uscito nel 1977, e la canzone I’d Do Anything for Love, Meat Loaf, vincitore di un Grammy Award nel 1994, era apparso in diversi film, tra cui possiamo senz’altro citare l’amatissimo The Rocky Horror Picture Show (1975), in cui interpretava Eddie, motociclista patito di rock ‘n’ roll e nipote del Dottor Scott, e Focus (2001), tratto dal romanzo del drammaturgo Premio Pulitzer Arthur Miller (Erano tutti miei figliMorte di un commesso viaggiatore).

Tuttavia, è uno in particolare il ruolo per il quale rimane famoso ai più: l’indimenticabile Robert Paulson, un uomo sopravvissuto a un cancro ai testicoli, dovuto all’abuso di steroidi, arruolato prima nel Fight Club e poi nel Progetto Mayhem nel cult di fine millennio Fight Club (1999), tratto dal romanzo omonimo di Chuck Palahniuk, diretto da David Fincher, reso celeberrimo dalle performance di Edward Norton, Brad Pitt e Helena Bonham Carter.

Vogliamo ricordare Meat Loaf con un aneddoto risalente all’epoca delle riprese del film, durante le quali Fincher era solito chiedere personalmente al suo attore consigli su determinate scelte da prendere, per esempio le scene da includere nel montaggio finale, raccontato nel 2016 a The AV Club: “Non ho praticamente trascorso un solo momento nella mia roulotte in quasi dieci mesi. Tutto il tempo sedevo a fianco di David Fincher. Non esattamente a fianco, perché se no l’avrei fatto impazzire. Comunque, gli ero molto vicino, e alle sue spalle. In questo modo, potevo osservare come andassero le cose e cosa stesse guardando.”

Poi, Meat Loaf era entrato più nel dettaglio, aggiungendo:

Dopo qualcosa come quattro o cinque mesi di riprese, Fincher, durante le pause pranzo, iniziò a convocarmi nella sua roulotte e a chiedermi: “Vorrei che mi aiutassi a scegliere quale scena tenere.” Ovviamente, mi chiedevo nella mia testa: “Cosa?”

La prima volta che me lo domandò, gli risposi di non esserne capace. Lui replicò dicendomi che ne sarei stato capace, dicendomi: “Mi sei stato vicino tutto questo tempo. Perciò, aiutami a scegliere la scena migliore.”

Il racconto di Meat Loaf si concludeva con una menzione all’estrema scrupolosità del regista nel girare ogni scena: “Girava in media 44 volte la stessa scena. Così, ci capitava spesso di rimanere lì a guardare fianco a fianco 40 versioni diverse della stessa scena. Il buffo è che succedeva che mi chiedesse: “Tu quale scena sceglieresti?” E io gli dicevo una cosa come: “La 24, o la 26.” E poteva capitare che mi rispondesse: “Concordo, meglio la 26.”

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