Jean-Luc Godard e la morte per suicidio assistito: cosa dice la legge in merito e le differenze con l’eutanasia 

Il regista si è spento martedì, all'età di 91 anni, presso la sua abitazione.

Jean-Luc Godard, uno dei registi più influenti del secolo scorso, è morto martedì, all’età di 91 anni. Il consulente legale della famiglia ha in seguito confermato che il decesso è giunto per suicidio assistito.

Come dichiarato dal rappresentante, Jean-Luc Godard ha deciso di ricorrervi perché è stato colpito da diverse malattie invalidanti.

La pratica dell’eutanasia e in cosa differisce dal suicidio assistito

Jean-Luc Godard suicidio assistito Cinematographe.it

In Svizzera è ammessa sia l’eutanasia sia il suicidio assistito, a determinate condizioni. In linea di principio, chiunque mosso da “fini egoistici” contribuisca al suicidio di qualcuno è punibile con una pena detentiva fino a cinque anni o una multa. Tuttavia, le organizzazioni forniscono supporto nel rispetto della legge. Dunque, ciò è possibile in osservanza di principi etici applicati in ambito medico.

La morte assistita può avvenire nelle due forme appena enunciate: eutanasia o suicidio assistito (quella, appunto, scelta da Jean-Luc Godard). In generale, l’eutanasia descrive la situazione dove una persona chiede aiuto a un’altra per morire, ad esempio lasciandosi fare un’iniezione letale. A provvedervi possono essere il medico curante o un infermiere.

Il suicidio assistito, invece, prevede la prescrizione del medico dei farmaci, che, in autonomia, il paziente assumerà, di solito per via orale.

Jean-Luc Godard suicidio assistito Cinematographe.it

I famigliari di Jean-Luc Godard hanno comunicato che non avrà luogo nessuna cerimonia funebre ufficiale. Sarà cremato e il tutto avverrà in maniera privata. Godard ha vissuto per decenni nel villaggio di Rolle e proprio lì si è spento, con accanto la moglie, Anne-Marie Mieville.

L’abitazione di Godard, con davanti le persiane e una panchina rigorosamente di colore verde, sembrava vuota martedì, ha raccontato un giornalista dell’Agence France Press.

Nonostante il rapporto spesso conflittuale con la critica, gli stessi cultori della settima arte gli rendono ora omaggio. Peter Bradshaw del Guardian lo ha elogiato definendolo l’ultimo grande modernista del XX secolo.

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