Codice 999 – recensione da letto

LEI: Codice 999, film poliziesco di John Hillcoat.
LUI: spettatore stupito ma innegabilmente soddisfatto.

– Adesso mi devi spiegare, Codice 999.
– Mmm? Spiegare cosa? Non ti è piaciuto? Perché dalla tua faccia, un attimo fa, sembrava proprio che ti fosse piaciuto.
– Ma certo che mi è piaciuto. È che non me l’aspettavo. Non mi aspettavo un film tanto curato, e ben scritto, e ben interpretato.
– Oh, lo so, faccio questo effetto. A un primo sguardo posso sembrare uno dei tanti film polizieschi senz’anima. Un clone di Heat – La Sfida. O di The Departed.
– Esatto. Mi aspettavo che ti appoggiassi ai soliti cliché del genere, con tanta violenza e poca sostanza. O potevi essere un’occasione mancata, come nel caso di Lawless, tanto per citare un altro film del tuo regista.
– Che non è un film terribile, ma Shia LeBouf non c’entrava proprio nulla…
– Tu sei qualcosa di diverso, Codice 999. Sei un film poliziesco e rispetti i canoni del genere senza scivolare nel banale e (quasi mai) nel già visto. Ma sei anche un heist movie, no?
– Eggià. Racconto la storia di un gruppo di poliziotti corrotti che vengono ricattati da un gruppo di mafiosi russi, con tutte le dinamiche e le sotto-trame del caso.

Codice 999 scena inseguimento
“Favorisci patente e libretto, str***o!”

Nella mia scena iniziale, i poliziotti di cui sopra rapinano con successo una banca per conto dei mafiosi, sperando di chiudere definitivamente i conti. Invece i mafiosi hanno per loro un altro incarico, ancora più difficile: recuperare dei documenti da una struttura governativa praticamente impenetrabile. L’unico modo per riuscire nell’impresa, e quindi salvare la pelle, è dirottare tutti i poliziotti dalla parte opposta della città. Da cui il mio titolo.
– Codice 999, quello che indica che un poliziotto è stato assassinato. Titolo azzeccatissimo, tra l’altro.
– Oh, grazie… Perché è di questo che parlo, alla fine: delle limiti che una persona si pone, delle regole che accetta di infrangere. I miei personaggi sono dei corrotti, dei disonesti, alcuni sono semplicemente malvagi.

Anthony Mackie in Codice 999
“Come sarebbe a dire ‘ho mandato le ali in revisione’?”

Per alcuni di loro, il codice 999 rappresenta uno spartiacque, il punto a cui anche il poliziotto corrotto non vorrebbe arrivare, l’ultimo limite da non superare. Ora, non vorrei vantarmi, ma a tratti la mia sceneggiatura ha un afflato da tragedia shakesperiana.
– Beh, Shakespeare non lo so. Sicuramente fai pensare al migliore Michael Mann. Come anche ai classici del genere.
– E al noir, no?
– Forse, anche se in chiave molto moderna. Però hai ragione, Codice 999: la tua caratterizzazione dei personaggi e la tua struttura narrativa sono efficaci. Se esiste ancora il filone dell’epica poliziesca, il tuo posto è là. Devi ringraziare il tuo regista, John Hillcoat, e il tuo sceneggiatore, Matt Cook, che giocano la tua trama tra colpi di scena e momenti di suspense. A tratti mi hai fatto veramente stare con il fiato sospeso.
– Come nella sequenza finale, scommetto. E del cast che mi dici?

Gal Gadot in Codice 999
“Come sarebbe a dire ‘il reggiseno corazzato è in tintoria’?”

– Il tuo, Codice 999, è un cast insolito e particolare. Ci sono attori come Norman Reedus, Clifton Collins Jr. e Aaron Paul, che hanno spopolato nelle serie tv. Ci sono Anthony Mackie e Gal Gadot, rispettivamente Falcon nell’universo cinematografico della Marvel e Wonder Woman in quello della DC. Sono attori che si stanno avviando sulla cresta dell’onda, che magari stanno cercando di finire la gavetta, e che finora sono stati costretti nella posizione del comprimario di lusso.

Norman Reedus in Codice 999
“Come sarebbe a dire ‘non pensavo che ti servisse la balestra’?”

Abbiamo poi attori del calibro di Chiwetel Ejiofor, Kate Winslet, nei panni della spietata “mater familias” russa, e Woody Harrelson, in un ruolo che lo canonizza come interprete di detective onesti, carismatici e alcolizzati.
Completa il dipinto Casey Affleck, il fratello più talentuoso ma meno vendibile di Ben.

Casey Affleck in Codice 999
“Come sarebbe a dire ‘tu sai recitare ma Ben ha gli addominali’?”

– Già, Casey. In linea di massima sono un film corale, ma se dovessi scegliere un protagonista, sarebbe lui. Interpreta il poliziotto onesto in mezzo ai corrotti. E guarda un po’, è lui la vittima designata per il codice 999. Ma spiegami, perché il mio sarebbe un cast particolare?
– Perché ci sono attori sui quali di solito viene posto il peso di tutto il film, ma stanno in secondo piano. Mentre in primo piano ci sono attori che fino all’altro ieri Hollywood aveva snobbato. E in tutto ciò, il tuo cast è perfettamente equilibrato: ogni attore calza a pennello nel proprio ruolo e contribuisce a creare un “romanzo poliziesco” come raramente se ne vedono.
– Romanzo poliziesco, dici? Vuoi sapere la verità? Il mio cast, per buona parte, è frutto del caso. Al posto di Kate Winslet doveva esserci Cate Blanchett. Al posto si Casey Affleck doveva esserci Sia LeBouf…
– Ammadonna!
– Insomma, in un modo o nell’altro, mi è andata bene. Ho un soggetto avvincente e sceneggiatura molto curata. Ho un cast atipico di attori capaci. Ho John Hillcoat alla regia, che non è proprio l’ultimo arrivato. Ecco, diciamo che non sono un film per tutti, ma a chi ama i polizieschi piacerò un botto.
– Concordo, dolcezza.
– Quindi, se non ti dispiace, mi fermo a dormire da te. E domattina ci guardiamo Chinatown, ecco.
– Concordo due volte. E peste colga chi non sa di che film stiamo parlando!

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