Woody Allen, Apropos or Nothing, Cinematographe.it

Wody Allen, nella sua biografia intitolata A Proposito di Niente, risponde alle critiche sulla mancanza di attori di colore nei suoi film

A Proposito di Niente è la tanto attesa e contestata autobiografia di Woody Allen. Il contenuto, che non è stato ancora pubblicato in USA, sta uscendo fuori poco a poco. Oggi parliamo della risposta del regista al criticismo riguardante la scelta di non usare attori di colore nei suoi film:

Negli anni ho ricevuto critiche per il fatto di non aver usato gli afroamericani nei miei film. E mentre l’azione affermativa può essere un’ottima soluzione in molti casi, non funziona quando si tratta di casting. Sfrutto sempre la persona che si adatta alla parte più credibile del personaggio che immagino nella mia mente. Quando si tratta di politica della razza, sono sempre stato un tipico liberale e talvolta forse anche radicale. Ho marciato a Washington con Martin Luther King, ho donato pesantemente all’ACLU quando avevano bisogno di un extra per spingere il Voting Rights Act, ho chiamato i miei figli come i miei eroi afroamericani e negli anni ’60 ho dichiarato pubblicamente che ero a favore del raggiungimento degli obiettivi che si pongono gli afro-americani e che fosse con ogni mezzo necessario. Comunque, quando si tratta di casting, non bado alla politica ma a ciò che mi sembra drammaticamente corretto.

A Proposito di Niente: Woody Allen spiega l’origine delle accuse di molestie

Sulla figlia e sulle accuse poste a Woody Allen:

Come me la cavai in questa ordalia? Il termine è adeguato: false accuse, un’orrenda campagna stampa contro di me, enormi spese legali. Eravamo tutti nel seminterrato a guardare la televisione, bambini e baby-sitter comprese. Siccome non c’era posto per sedermi, mi piazzai sul pavimento e per un attimo posso avere appoggiato la testa in grembo a Dylan, che era sul divano. Di certo non feci nulla di inopportuno. Era metà pomeriggio, ero in una stanza piena di persone, stavo vedendo la TV. Mia aveva detto a Alison, la nervosa baby-sitter della figlia di una sua amica, di fare particolare attenzione; e Alison disse alla sua datrice di lavoro, Casey, che a un certo punto avevo appoggiato la testa in grembo a Dylan. Anche se l’avevo fatto davvero, era una cosa del tutto innocua e non morbosa. Nessuno disse che avevo molestato Dylan ma, quando Casey telefonò a Mia il giorno dopo, riferendole quello che le aveva detto la sua baby-sitter, Mia si precipitò da Dylan. Secondo Monica, un’altra tata, avrebbe detto: “L’ho incastrato.” La testa in grembo con il tempo si sarebbe trasformata nelle molestie in soffitta.

 

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