The Handmaid’s Tale: 5 personaggi che hanno avuto ciò che meritavano

ATTENZIONE! L'articolo contiene numerosi spoiler su tutte le stagioni di The Handmai's Tale!

Con la chiusura di una quinta stagione piena di colpi di scena e ulteriori passi avanti verso quella che il prossimo anno sancirà il finale prima del sequel già annunciato The Testaments, sin dagli inizi The Handmaid’s Tale ha rivelato personaggi altamente complessi e psicologicamente intriganti. A parte qualche carattere innegabilmente malvagio, la serie di Hulu, in onda in Italia su TimVision, ha sempre mostrato l’ambiguità del male e del bene, portando i suoi spettatori ad interrogarsi costantemente sul valore dei gesti in rapporto all’essere umano che le compie, in un contesto sociale, religioso e politico ‘alterato’ e fortemente simbolico come quello di Gilead. Nonostante ancora ci sia molto da risolvere, soprattutto nelle storyline minori rispetto a quella dell’eroina principale, in cinque anni mirate scelte autoriali hanno dato ai personaggi del racconto alcuni momenti clou; risoluzioni spesso fatali o spesso programmate per il futuro che sancisce in qualche modo l’assegnazione di un merito, oppure in molti altri casi di una colpa.

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Vediamo allora, chi sono i cinque personaggi di The Handmaid’s Tale che hanno avuto ciò che meritavano, sia nel senso di ottenimento di un qualcosa a lungo bramata, che in quello meno virtuoso, soprattutto in rapporto alle loro azioni precedenti.

1. June Osborne, la protagonista di The Handmaid’s Tale, ha ottenuto la libertà

Servirebbe un capitolo a parte, ma dopo numerosi tentativi di fuga, sempre interrotti per motivi sentimentali (non lasciare Hannah sola a Gilead), fisici (viene trovata e riportata con la forza) e drammaturgici (cliffhanger e twist di fine stagione), June Osborne non desiderava altro che scappare e ricongiungersi al marito Luke che l’ha aspettata per sette anni come rifugiato in Canada. Quel momento del passo avanti verso la terra promessa, reso così visivamente importante e solenne dalla sempre impeccabile regia, rappresenta la fine di un incubo e l’inizio di un altro. La libertà per June non significa esclusivamente la fine di una lotta, ma piuttosto il punto di partenza per una battaglia più complessa e che si ramificherà in altrettante: quella per liberare la figlia rimasta sotto il regime, quella contro Serena, quella contro sé stessa e la sua sete di vendetta non sempre in linea con i valori tradizionali da vittima che dovrebbe riflettere. Almeno, però, del vestito rosso e delle alette se n’è potuta disfare. Per sempre (?).

2. Fred Waterford, il cattivo di The Handmai’s Tale

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Tra i massimi fondatori di Gilead e simbolo del totalitarismo patriarcale su cui si muove l’intera distopia, Fred Waterford è il Comandante a cui è stata assegnata June dal pilot, per questo chiamata Difred, o Offred nella versione originale. Nel corso delle 4 stagioni lo abbiamo visto perpetrare ogni tipo di violenza, dallo stupro legalizzato sotto forma di “Cerimonia”, alle molestie sessuali, agli abusi fisici e psicologi, a svariate responsabilità di esecuzioni. Insomma, un uomo del regime che ha potuto agire indisturbato sfogando i suoi istinti più deplorevoli in uno Stato che glielo permetteva, e che, come ogni villain che si rispetti, aveva bisogno del suo annientamento ad effetto.

Nell’episodio finale della quarta stagione, June e altre donne, ex ancelle come lei, lo aggrediscono in un bosco nella terra di nessuno, inseguendolo in massa fino poi a mettere in atto uno dei momenti più soddisfacenti della serie. Come fossero un branco di lupi, lo uccidono a mani nude, fra morsi, pugni, calci e dita mozzate, il tutto sotto le note beffarde di You don’t own me di Lesley Gore. Il suo corpo martoriato ritrovato appeso a un “Muro” lo vediamo invece nel primo episodio della quanta stagione, steso sul tavolo dell’obitorio sotto gli occhi della neo-vedova Serena. Fred Waterford ha ottenuto la morte. Praise be!

3. Serena Joy ha ottenuto ciò che meritava in The Handmaid’s Tale

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Si dice che dietro ad ogni grande uomo c’è una grande donna, e Serena Joy Waterford è la protagonista di The Handmaid’s Tale tanto quanto la sua antagonista “ufficiale” June. La sua interprete, la straordinaria Yvonne Strahovski, ha dato vita ad un personaggio iper-intricato e ricco di sfumature, che passa nel giro di poche sequenze da vittima a carnefice, complice e avversaria, spostando sempre più in là il labilissimo confine fra bene e male che dà alla serie tratta dal romanzo di Margaret Atwood il suo fascino maggiore. Come ogni Moglie di Gilead (regime che lei stessa da orchestrato all’ombra del marito) non riesce ad avere figli naturali e si affida alla sua ancella come vuole tradizione.

Dopo aver ‘perso’ Nichole, figlia che sarebbe dovuta appartenere a lei secondo i dettami religiosi, Serena riesce a rimanere incinta di Fred, (nonostante le speculazioni sull’identità del padre biologico, poi risolte dagli stessi sceneggiatori) e dopo una gravidanza fra prigioni fisiche (il carcere in Canada) e mentali (dagli inquietanti coniugi Wheeler) dà alla luce il piccolo e tanto desiderato Noah, in un episodio interamente dedicato a quel parto, aiutata ironicamente da June, all’interno di un fienile. Se lo meritava certo, ma si è meritata anche tutto quello che di meno materno e armonioso le è capitato, prima, dopo e forse anche nella stagione finale.

4. Warren Putnam è uno dei personaggi di The Handmaid’s Tale che ha meritato, giustamente, la morte

Se Fred è stato il Comandante “di casa”, approfondito con maggior accuratezza da parte degli autori, i quali ci mostrano a tratti alcune sue fragilità da uomo medio che forse sembra quasi sul punto di pentirsi, su Warren Putnam possiamo tranquillamente dire tutto il peggio. Impossibile elencare tutta la sofferenza che ha causato, dalle ancelle alle persone uccise durante i bombardamenti da lui orchestrati, ma l’ultimo eclatante gesto gli è costato la vita. Durante una cerimonia in casa, in onore di Fred Waterford, Putnam rimane solo con la giovane Esther, in una scena di preludio ad una violenza sessuale che tuttavia la regia decide coscientemente di non mostrarci. Attraverso un solo cioccolatino e l’uso esclusivo dei primi piani, l’uomo sfoggia tutta la sua subdola perversità con atto che neanche la nuova Gilead perdona, visto il proiettile in pieno viso che gli arriva in una tranquilla mattina di colazione, dal neo-collega Nick Blaine in una scena probabilmente annunciata ma eseguita in modo inaspettato.

5. Naomi Putnam ha ottenuto il disprezzo di Janine

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Dopo averla resa di fatto schiava in casa propria, e averle preso la figlia, Naomi e Janine sono un po’ la June e la Serena di casa Putnam. Dopo lunghe vicissitudini, sempre atroci e moralmente aberranti, fra le due si prospetta un immediato, e forzato, avvicinamento, supportato da Zia Lydia e da Lawrence. Durante i preparativi per le nozze fra la vedova e il Comandante, Naomi sembra accogliere la nuova ancella ex Ofwarren, riassegnatale per la seconda volta, in modo stranamente positivo e sorridente, quasi materno, come a voler sancire un segno di pace e di redenzione per l’inizio di una nuova alleanza femminile. Eppure, Janine non sembra per niente ben disposta, rispondendo all’altra con un semplice ed efficace “non siamo amiche”, dopo ovviamente il colpo di grazia: “sei una delle persone peggiori che conosca”. La sposa rimane di stucco, nascondendo a fatica il suo imminente crollo psicologico. D’altronde, il perdono è una cosa seria.

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