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La miniserie Stateless, creata da Cate Blanchett, porta su Netflix temi importanti come l’immigrazione e la vita nei centri di detenzione in Australia. La potenza della serie che non crea immediatamente l’empatia con il pubblico ma che punta a far sedimentare il dolore, la violenza, il dramma, è dovuta anche al fatto che la storia trae ispirazione dalla vita di Cornelia Rau, interpretata da Yvonne Strahovski, cittadina tedesca e residente permanente australiana, illegalmente detenuta per un periodo di dieci mesi nel 2004 e nel 2005, in un centro di detenzione obbligatoria.

Stateless: il dramma di Cornelia Rau

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La storia della Rau, che nella serie è Sophie, è difficile, complessa, dolorosa. Ha tentato di combattere contro la malattia mentale, si è unita alla controversa setta Kenja, una società co-fondata nel 1982 da Ken Dyers e il suo partner Jan Hamilton. È stata ricoverata più volte e le è stato diagnosticato un disturbo bipolare e successivamente la schizofrenia; poi la donna scompare per poi essere arrestata dagli agenti di polizia. Solo nel febbraio 2005, emerge una notizia: è detenuta illegalmente nel centro correzionale femminile di Brisbane, e successivamente nel centro di detenzione di Baxter.

Di Sophie lo spettatore sa che fugge dall’ospedale e se ne va alla ricerca di un luogo dove stare e Cornelia scompare dall’ospedale di Manly il 17 marzo 2004. Il 29 marzo 2004 Rau arriva alla Hann River Roadhouse nel North Queensland, facendo autostop e viaggiando da sola. Proprio come nella serie anche nella realtà la Rau dà diverse versioni della storia, identificandosi come Anna Brotmeyer e Anna Schmidt, e cerca di depistare le persone parlando inglese e tedesco, ma non può dare nessun documento. La polizia riesce a trattenere Rau come sospetto cittadino illegale ai sensi delle disposizioni del Migration Act del 1958.

Stateless: la detenzione di Cornelia

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Il vero dramma di Cornelia inizia quando arriva nel centro di detenzione. Non ricorda nulla dei suoi sei mesi nella prigione di Brisbane e dei suoi quattro mesi a Baxter, che lei trascorre per la maggior parte del tempo in isolamento. Quella di Cornelia Rau è una delle tante storie di negligenza, di assenza totale di comprensione: non studiano il suo caso, scoprono molti, troppi mesi dopo la verità e intanto continuano a mandarla dallo psicologo che non riesce a cogliere profondamente il suo disagio. Gli indizi evidenti della sua mente instabile, del suo bisogno di attenzioni vengono male interpretati o non interpretati e solo dopo molto tempo si comprende che la detenzione della donna è figlia di un errore. Appare evidente come la burocrazia non aiuti il cittadino, anzi sia suo nemico. La donna risiedeva accanto ai richiedenti asilo, iraniani, afgani e iracheni che avevano trascorso molti anni lì dopo che le loro richieste di rifugiati erano fallite; e lei intanto non viene curata per la sua patologia e la mandano in un settore, Red One, in cui le vengono concesse quattro ore d’aria.

Nella serie emerge quanto i diritti umani e la libertà individuale siano elementi che perdono di valore quando si entra in quei centri e per Sophie si prova, a poco a poco, un sentimento di vicinanza. Molto ha dovuto sopportare questa donna, fino a quando finalmente la sua vera identità è stata scoperta e finalmente viene liberata.

Stateless_Cinematographe.itStateless: la storia di Cornelia ha aiutato molti altri

La famiglia di Rau ha riconosciuto Cornelia e il suo caso ha fatto notizia in tutta l’Australia e, anni dopo, ha ricevuto 2,6 milioni di dollari australiani per l’errore fatto e per ciò che ha patito. La detenzione di Cornelia è diventata oggetto di un’inchiesta governativa che è stata successivamente ampliata per indagare su oltre 200 altri casi di sospetta detenzione illegale da parte del Dipartimento per l’immigrazione e gli affari multiculturali e indigeni del governo australiano (DIMIA).

La storia di Rau ha fatto notizia, molti dicono, perché era bianca; ci sono circa 1.450 persone rinchiuse nei centri di detenzione per immigrati in Australia e in media gli “ospiti” vivono lì per circa 500 giorni, anche se alcuni rimangono detenuti per anni. Nel corso degli anni, le condizioni in questi centri sono peggiorate, diventando più simili alle carceri, secondo la Australian Human Rights Commission. Infatti nel 2004, tre richiedenti asilo iraniani a Baxter hanno organizzato una protesta salendo sul tetto della palestra – episodio che viene raccontato nella serie. Altri si uniscono ad uno sciopero della fame e altri si sono cuciti le labbra.Nonostante il centro di detenzione alla fine, anche e soprattutto grazie a Cornelia Rau, sia stato chiuso, esistono altri centri in Australia proprio come quello ed è dunque fondamentale che una serie come Stateless arrivi al pubblico per raccontare una storia, quella si Cornelia Rau e degli altri detenuti, poco nota.

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