La Casa di Carta: Corea – il significato e la storia dietro alla maschera della banda

Di chi è il volto della maschera indossata dai personaggi della serie tv La casa di carta: Corea e il significato nella cultura sudocoreana.

Il remake sudcoreano della popolare serie tv spagnola, La casa di carta: Corea, sta già avendo molto seguito e gli utenti Netflix hanno portato lo show ad entrare nella top ten del colosso streaming. Diretta da Kim Hong-sun e scritta da Ryu Yong-jae La casa di carta: Corea è ambientata in un futuro distopico vicino, nella prima metà del 2020 quando Corea del Nord e del Sud si uniscono, dopo numerosi scontri, istituendo anche una nuova moneta unica. La maggior parte degli eventi segue le stesse vicende già viste nello show spagnolo, così come i personaggi. Le modifiche includono alcune storie personali dei protagonisti e la maschera indossata dalla banda.

Se l’iconico volto di Dalì, sottile citazione al film V per Vendetta, e ormai riconducibile da tutti alla serie tv Netflix, rappresentava la cultura, l’arte e la Storia della Spagna, anche La casa di carta: Corea ha scelto un simbolo del folklore sudcoreano per celare l’identità del gruppo di rapinatori. La maschera di Salvator Dalì è entrata nell’immaginario collettivo come simbolo di cambiamento, insieme alla tuta rossa, colore che indica rabbia, amore e passione. C’è anche da considerare che Dalì è stato un famoso pittore durante il movimento Dada di Zurigo che rifiutava la moderna società capitalista dell’epoca. Come i personaggi di La casa di carta rubano alla Zecca per restituire alla gente ciò che spetta loro e in qualche modo esprimono il proprio dissenso nei confronti della società, anche nel remake coreano la maschera ha un significato più profondo.

Di chi è la maschera indossata dalla banda in La casa di carta: Corea

La casa di carta: Corea

Una serie tv sudcoreana, come insegna Squid Game e in generale il cinema sudcoreano, non poteva non avere come fulcro dello show una critica alla gerarchia sociale e alle profonde differenze di classe che caratterizzano il Paese e che tendono a lasciare da parte i più poveri favorendo i più ricchi. La maschera utilizzata in La casa di carta: Corea è la maschera Yangban che, dal 1392 al 1910 era la classe sociale più importante nata durante la dinastia Joseon. Gli Yangban erano funzionari del governo e militari e, secondo l’ideale confuciano della figura del funzionario-studioso, si dedicavano allo studio dell’arte e della letteratura. Gli Yangban all’epoca erano secondi solo alla famiglia reale ed era loro dovere preservare usi, costumi e tradizioni sociali. Gli Yangban erano a tutti gli effetti un’élite che frequentava la vita di corte in veste di poeti, artisti, letterati, ufficiali o consiglieri. 

La maschera Yangban oggi

La casa di carta: Corea

La maschera Yangban è usata anche nel teatro in maschera e critica la classe nobile considerata corrotta e che accusa di essere incompetente. Oggi la maschera Yangban ha solo la funzione di denunciare le disuguaglianze presenti nella Corea del Sud. La classe degli Yangaban ha perso gran parte del suo prestigio nei primi del ‘900, anche se a distanza di più di 100 anni c’è chi ancora vanta lontani legami di parentela con gli Yangban e ha per questo accesso a particolari scuole e ambienti elitari. 

Le maschere Yangaban sono diverse da regione a regione e anche nel teatro ve ne sono diverse e simboleggiano tutte un membro della classe nobile. Solo 4 di queste possono muovere la bocca, hanno cioè libertà e diritto di parola. La decisione di indossare la maschera Yangban in La casa di carta: Corea è un’esplicita critica al capitalismo e alle classi sociali più potenti della Corea del Sud, una sorta anche di “presa in giro” umoristica di quelle persone che vivono sulle spalle dei più poveri lasciandoli soli e senza speranze, continuando a vivere nella loro irraggiungibile ricchezza. 

 

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