È ormai risaputo ed evidente quanto Netflix stia puntando su un target giovanile e un pubblico fatto di teenager. Uno degli ultimi tasselli della sua ampia offerta è stato I am not ok with this, serie di breve durata e facile fruibilità, ideata da Jonathan Entwistle, regista di The End Of The F***ing World, e tratta da un fumetto del medesimo autore di quest’ultima, Charles Forsman. La serie sta facendo parlare molto di sé per il suo particolare contenuto, ovvero la presenza di strani superpoteri all’interno di una classica storia adolescenziale. Pur mancando della forza della novità posseduta dal suo “predecessore” The End Of The F***ing World, I am not ok with this è riuscita a conquistare i cuori di tanti giovani per come, attraverso l’inserimento dell’elemento supereroistico, ha saputo raccontare il loro mondo.

I Am Not Okay With This: recensione della serie TV Netflix

I am not ok with this usa i superpoteri come metafora delle difficoltà giovanili

Il soprannaturale viene usato come originale escamotage per raccontarci la pubertà in tutta la sua dirompenza, coi suoi sconvolgimenti corporali e il suo bagaglio di crescita mentale e psicologica in mezzo a mille incertezze e dubbi esistenziali. Una fase che ognuno di noi ha passato nella sua vita e che i sette episodi della serie mettono in scena, esaltandone i sentimenti genuinamente contraddittori, le difficoltà dell’auto-accettazione e la scoperta passo a passo delle relazioni sociali nella loro grande complessità. Con un taglio compatto e uno stile diretto, talvolta irriverente, si viene immersi nella storia di Sydney e della sua presa di coscienza in merito a quanto le sta accadendo. La serie sa parlare ai ragazzi usandone linguaggi ed ambientazioni che ne sono proprie, ma al contempo può essere un piacevole strumento anche per quegli adulti che vogliono addentrarsi nei meandri dello spirito giovanile e carpirne l’essenza. Nell’insicurezza della sua protagonista c’è lo specchio di un’età travagliata ma allo stesso tempo piena di energia e vitalità, quella stessa energia che Sydney reprime all’interno di sé e che esplode nei momenti di rabbia più angoscianti, derivati dalle situazioni che la vita le pone di fronte e che non riesce ad affrontare. C’è la paura di non essere compresi ma anche la voglia di scoprire sé stessi e gli altri, come accade nella relazione tra la ragazza e Stanley – giovane esuberante e fuori dagli schemi – prima come tentativo amoroso, poi come travagliato rapporto di confidenza ed amicizia. E altrettanto avviene con Diana, la migliore amica con la quale si sviluppa un rapporto che cresce in maniera evidente – oltre l’aspettativa delle due ragazze – spaventandole nel suo divenire “qualcos’altro”.

Non può poi che esserci l’amore, assieme al sesso, nel substrato basilare di uno show rivolto ai più giovani con l’ambizione di  darne un ritratto che lasci un segno credibile. La forza di I am not ok with this sta nel saperlo trattare con genuinità e senza paura, facendoti sentire partecipe delle esplosioni (non solo figurate!) dei suoi protagonisti. Gli atti distruttori derivanti dai poteri della ragazza diventano un’originale metafora della paura dei giovani di esternare i propri sentimenti per l’impossibilità di conoscerne le conseguenze. Ciò che capita a Sydney è il dipinto della rabbia repressa che tanti ragazzi celano al proprio interno, a causa di quel sentimento per il quale ci si sente ogni giorno un po’ fuori posto, ogni giorno incompresi da chi ci circonda.

I am not ok with this ci mostra la sofferenza che può celarsi nei più giovani ma allo stesso tempo fornisce l’energia per superare le difficoltà

La serie dunque trova un modo tutt’altro che banale per esprimere i tormenti dell’adolescenza, con l’elemento fantasy che, nel suo essere veicolo di un messaggio, diviene estremamente credibile e coerente con l’essenza del racconto. Quest’ultimo abbraccia anche il tema del bullismo, pienamente inserito nelle sofferenze adolescenziali, imbastendo un discorso su come il suo spettro sia sempre dietro l’angolo anche nel contesto scolastico più insospettabile. Un problema che tanti, troppi, ragazzi si trovano a dover affrontare nel corso della loro vita e che qui viene tratteggiato con umana empatia. Il lavoro di Entwistle descrive le difficoltà ma con la sua carica ne esalta anche la riscossa. Quindi se la combinazione tra senso di inadeguatezza e scoperta della propria sessualità è potenzialmente un grande ostacolo per un’adolescente, lo show riesce a mostrare anche come prendendo coscienza di sé stessi e del proprio valore si possa superare quel muro che magari in un primo momento pare insormontabile. È un grande atto per spronare i giovani e dirgli che a essere sbagliati sono coloro che ne giudicano le diversità, mentre le insicurezze e gli aspetti che possono inizialmente sembrare un problema sono in realtà elementi preziosi di ogni individuo.

La serie tratta dal fumetto di Charles Forsman ci insegna l’essenza della gioventù e della sua vitalità

Ma I am not ok with this non si ferma solo al disegno della vita adolescenziale tra relazioni, incertezze e scoperta della sessualità. La serie è anche un profondo racconto sull’elaborazione del lutto e l’esperienza post-traumatica. In questo contesto, gli attacchi incontrollati di distruzione della protagonista sono una metafora di qualcosa di meno passeggero della pubertà, rappresentano ansia e depressione. Sydney infatti ha perso il padre, suicida un anno prima, e non sa ancora come superare la cosa, complice anche un rapporto conflittuale con la madre derivante dall’incapacità di entrambe ad affrontare in maniera onesta l’argomento. C’è quindi uno sguardo sincero sul tema che ci mostra come la fragilità giovanile – con già tutte le variabili prima evidenziate – possa essere travolta da eventi di questo genere. Il tono leggero della serie è dunque infarcito da una drammaticità che gioca ottimamente in equilibrio con le parti da commedia.

I am not ok with this ci porta al cuore dell’adolescenza e lo fa con una protagonista femminile problematica e anti-sociale, una rarità nel panorama seriale odierno, che per altro proviene da una famiglia di basso ceto sociale anziché dalla più abusata middle-class. Questa prima stagione è una potenziale bomba a orologeria per uno show che può evolvere eccezionalmente. La sua amalgama di problemi adolescenziali, sociali, sessuali e mentali, raccontanti in bilico tra irriverenza e realismo drammatico – mescolati con un tocco supernatural calato con perfetta credibilità nel contesto del racconto – è la forza che lo erge sopra la media dei prodotti teen. Lasciatevi travolgere dall’escalation degli strani poteri di Sydney, dagli strani rapporti che nel corso degli episodi si costruiscono e in generale da tutte le interazioni che la serie crea – in primis tra la protagonista e Stanley – perché in quella stranezza c’è l’essenza della gioventù, l’essenza folle della vita.

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