Uscita su Amazon Prime Video, Hunters, la serie TV con Al Pacino protagonista, ideata da David Weil e prodotta da Jordan Peele, avvisa lo spettatore dell’inerenza a eventi realmente accaduti. Se avete dato uno sguardo al trailer o, meglio, ai primi episodi, sapete bene che la sua trama ruota attorno al giovane nerd Jonah Heidelbaum (interpretato da Logan Lerman) il quale, dopo la morte della sua safta (Jeannie Berlin) per mano di un uomo dal volto coperto, inizia a indagare. Siamo nella Brooklyn di fine anni ’70 e il giovane non tarderà a scoprire l’esistenza di un gruppo segreto del quale anche sua nonna faceva parte, un gruppo di persone sopravvissute all’Olocausto il cui scopo è dare la caccia ai nazisti rifugiatisi in America.

Nella serie TV Amazon questa caccia avviene in modo piuttosto colorito, con atmosfere e dinamiche che sembrano essere uscite da un fumetto. Ma cosa accadde davvero? Quanto aderisce l’autentico profilo dei cacciatori di nazisti a quello del leader Meyer Offerman interpretato da Al Pacino e compagni?
A detta dello stesso Weil, ci sono incursioni fantastiche nella produzione Amazon, ma l’idea nasce senza dubbio dai racconti legati a quella cruenta storia che tutto il mondo conosce, tramandati al regista in maniera ancor più diretta dalla nonna, che gli narrava (quando aveva circa 6 anni) ciò che aveva vissuto sulla sua pelle.

C’erano davvero dei nazisti nell’America degli anni ’70?

Hunters, cinematographe.it

Certamente, dopo il secondo conflitto mondiale furono tanti i nazisti che scapparono via dalla Germania per rifugiarsi negli Stati Uniti o in altre parti del mondo. Tuttavia, proprio negli USA la giustizia interveniva perlopiù nelle aule dei tribunali, quindi in maniera totalmente legale, ma ciò non toglie che i cacciatori di nazisti sono esistiti davvero. Parliamo ad esempio di Simon Wiesenthal, dei coniugi Serge e Beate Klarsfeld e di Efraim Zuroff che, a differenza dei protagonisti di Hunters, hanno incastrato i loro carnefici in modo corretto e non ricorrendo a omicidi, talvolta anche piuttosto arzigogolati.

La maggior parte dei criminali di guerra nazisti si recarono in Sud America dopo la guerra attraverso vie di fuga chiamate “ratlines”. Argentina e Brasile erano posti pressoché sicuri in cui vivere nell’anonimato. Tuttavia non mancano casi eclatanti di nazisti catturati negli Stati Uniti, come la guardia Hermine Braunsteiner Ryan, soprannominata “cavalla scalciante” e responsabile di crimini, abusi e atti di sadismo. Era lei a occuparsi di inviare a morte, nelle camere a gas, donne e bambini, lei che frustò a morte diverse donne e uccise a calci delle anziane. Fu scoperta da Simon Wiesenthal e, a differenza di quanto gli Hunters possano sperare, non morì gasata nella sua doccia, ma a casa sua, dopo aver scontato la pena ed essere stata rilasciata tre anni prima della morte a causa del cagionevole stato di salute.

C’era poi Feodor Fedorenko, una guardia ucraina che lavorava nel campo di sterminio di Treblinka, scoperta nel 1977 – l’anno in cui si svolgono i fatti di Hunters – e processato, condannato e giustiziato in Unione Sovietica tre anni più tardi.
Un altro di questi criminali era Boļeslavs Maikovskis, un collaboratore lettone nazista che entrò negli Stati Uniti nel 1950 e mentì sul suo coinvolgimento con i nazisti nella sua domanda di visto. Nel 1965, un tribunale lettone trovò Maikovskis, che viveva a Mineola, New York, condannandolo come colpevole di omicidio per la sua collaborazione durante l’Olocausto. Nonostante ciò egli rimase negli Stati Uniti fino al 1987, per poi essere estradato in URSS e probabilmente condannato a morte.

Da Hunters a Simon Wiesenthal: la vera storia del primo “Cacciatore di nazisti”

hunters storia vera cinematographe.it

Andando a ricercare i volti di questi uomini e donne in cerca di giustizia non si può non soffermarsi quindi sulla figura di Simon Wiesenthal, ingegnere civile e scrittore nato a Butschatsch (nell’attuale Ucraina) il 31 dicembre 1908 e venuto a mancare a Vienna il 20 settembre 2005. Mentre sua moglie riuscì a evitare i campi di concentramento grazie all’aiuto della resistenza polacca, lui fu deportato nel campo di Mauthausen, dal quale fu liberato il 5 maggio del 1945. All’epoca aveva 36 anni, pesava meno di 45 kg. e a causa dei nazisti aveva perso la maggior parte dei suoi cari.

Fu lui, insieme ad altri trenta volontari, a fondare nel 1947 il Centro di documentazione ebraica a Linz, in Austria, il cui scopo consisteva nel raccogliere informazioni sui responsabili dei crimini commessi durante la Shoa, in modo da rintracciarli e processarli. Qualche anno dopo la fine del conflitto sia l’Unione Sovietica che gli Stati Uniti iniziarono a non avere più molto interesse per l’argomento (e questo viene sottolineato più e più volte in Hunters), così Wiesenthal si ritrovò a proseguire in solitaria la sua battaglia, continuando a cercare e ad aiutare le vittime della Seconda Guerra Mondiale.

L’aiuto di Wiesenthal fu essenziale per la cattura di Adolf Eichmann (tra gli ideatori della famosa “Soluzione finale della questione ebraica”), che fu processato in Israele e condannato a morte nel 1962, dopo essere sfuggito al processo di Norimberga (1945 – 1946) ed essersi rifugiato in Argentina, dove fu rintracciato dal Mossad (i servizi segreti israeliani).
Lo zampino di Wiesenthal c’è anche in tanti altri casi, come la cattura di Karl Silberbauer, il sottoufficiale della Gestapo responsabile dell’arresto di Anna Frank (missione questa che aiutò a dare credito a quanto scritto nel famoso Diario di Anna Frank, considerato per molto tempo un falso), il comandante dei campi di concentramento di Treblinka e Sobibor, Franz Stangl, ed Hermine Braunsteiner-Ryan, una casalinga di Long Island responsabile di aver supervisionato l’uccisione di centinaia di donne e bambini. Il suo operato aiutò la giustizia a portare alle sbarre più di mille nazisti, anche se diversi furono quelli che riuscirono comunque a farla franca. Il caso più fresco nella memoria è forse quello di Laszlo Csatary, incriminato per aver contribuito alla morte di 15 mila ebrei e morto di polmonite poco prima del processo.

La sua forza di volontà e sicuramente anche la capacità mnemonica cui fa cenno la serie contribuirono a portare nel mondo un po’ di verità, ma in ogni caso Simon Wiesenthal non è fatto della stessa pasta dei personaggi di Hunters: non era un vigilante in stile Batman, tant’è vero che il suo motto era giustizia, non vendetta” e il suo modus operandi era abbastanza lontano da quello che vediamo nel piccolo schermo, fatto di astuzia, violenza e pedinamenti. Wiesenthal procedeva rintracciando i trasgressori, compilando un corposo dossier sui sospettati e consegnando il tutto alle forze dell’ordine. Forse l’operazione che più si avvicina allo stile della serie TV è proprio quella di Eichmann, arricchita da diverse critiche da parte degli agenti del Mossad, che non mancarono di screditare e criticare l’operato del “cacciatore di nazisti”.

Beate e Serge Klarsfeld come Murray e Mindy in Hunters

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Tra gli altri famosi cacciatori di nazisti a cui Hunters si è potuta ispirare ci sono Beate e Serge Klarsfeld.
L’avventura sentimentale e professionale dei due coniugi (Beate Auguste Künzel, nata a Berlino il 13 febbraio 1939 e Serge Klarsfeld, nato a Bucarest il 17 settembre 1935) è iniziata negli anni ’60 in una metropolitana di Parigi. Proprio il giorno in cui Eichmann stava per essere giustiziato loro si scambiavano i primi sguardi interessati, che li condussero al matrimonio nel 1963. Lei cristiana e figlia di un soldato della Wehrmacht, lui ebreo sfuggito allo sterminio grazie al sacrificio del padre, che lo nascose in un’armadio prima di essere catturato e deportato ad Auschwitz, dove morì.

La loro vita è stata molto più movimentata; in giro per il mondo in cerca di nazisti da catturare, senza aver paura di battersi e dare uno schiaffo a quei “mostri”, in tutti i sensi! Beate infatti è nota per aver messo alla berlina, nel 1968, il cancelliere della Germania occidentale Kurt Georg Kiesinger, intimandolo a dare le dimissioni e guadagnandosi un primo arresto (fortunatamente conclusosi in fretta). Non soddisfatta riesce perfino a schiaffeggiarlo e insultarlo, ritrovandosi a scontare quattro mesi di carcere e godendosi la soddisfazione di aver sensibilizzato l’opinione pubblica e aver fatto fallire le elezioni politiche del criminale di guerra.

Nel ’71 lei e il marito provano addirittura a rapire l’organizzatore della deportazione di oltre 70 mila ebrei, Kurt Lischka, per consegnarlo alle forze dell’ordine francesi. Il suo arresto e le pressioni internazionali faranno perdere di vista il vero obiettivo, a cui la giustizia non arriverà prima del 1979. Tra le altre missioni portate a termine dai coniugi Klarsfeld si annoverano l’isolamento internazionale di Kurt Waldheim nel 1986 e la condanna all’ergastolo in contumacia di Alois Brunner, responsabile dell’assassinio di 130.000 ebrei.

Il loro successo più clamoroso porta però il nome di Klaus Barbie, meglio conosciuto come il “Boia di Lione” o, se avete visto al serie Amazon, vi suonerà più familiare l’appellativo di “Macellaio”. Dopo la guerra Barbie era riuscito a salvarsi dal processo di Norimberga, infiltrandosi nei servizi segreti americani. Dal 1955 si rifugiò in Bolivia con lo pseudonimo di Klaus Altmann per essere rintracciato dai Klarsfeld nel ’72 e infine essere processato nel 1987.

I due coniugi hanno tentato di dare la caccia, spingendosi fino in Cile e Paraguay nel 1984 e 1985, a Walter Rauff e Josef Mengele (il terribile medico divenuto noto ai più per i suoi esperimenti sui gemelli). Mentre nella serie apprendiamo che è stato fatto saltare per aria e che gli sono stati staccati tutti i denti, purtroppo nella realtà egli riuscì a fuggire grazie a un documento falso fornitogli dal comune di Termeno, in Alto Adige. Morì per cause naturali nel 1979; il suo corpo venne riesumato nel ’92 e le sue ossa messe a disposizione degli studenti di medicina.

Nel 2018, Serge Klarsfeld è stato insignito della Gran Croce della Legione d’Onore, il più alto onore della Francia, mentre Beate ha ricevuto l’Ordine nazionale al merito.

Efraim Zuroff: l’ultimo cacciatore di nazisti

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In questo quadro di “cacciatori” si inserisce anche chi, per sua fortuna, non ha vissuto la disumanità dei campi di concentramento, ma ne ha appreso i dettagli crescendo, proprio come il giovane Jonah. Parliamo dello storico ebraico americano Efraim Zuroff (nato il 5 agosto 1948), direttore dell’ufficio del Centro Simon Wiesenthal di Gerusalemme, per il quale si occupa di coordinare la ricerca sui crimini di guerra nazisti in tutto il mondo.

Grazie al suo contributo sono stati risolti diversi casi contro i criminali di guerra nazisti negli Stati Uniti e approvate leggi in Canada (1987), Australia (1989) e Gran Bretagna (1991) al fine di facilitare e consentire l’accusa dei criminali di guerra rifiutatisi in quelle zone.
Sempre Zuroff ha il merito di aver convinto Lituania, Lettonia, Estonia e altre società post-comuniste ad affrontare la diffusa complicità dei loro cittadini nei crimini dell’Olocausto.

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