Chiamatemi Anna: 5 motivi per vedere la serie TV Netflix

Chiamatemi Anna è disponibile su Netflix con tutte le tre stagioni della serie: ecco i motivi per guardarla assolutamente.

- Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio 2020 15:35 - Tempo di lettura: 4 minuti

Chiamatemi Anna ha riportato sul piccolo schermo le storie dell’orfanella di Green Gables, raccontate nel romanzo della scrittrice canadese Lucy Maud Montgomery. Di Anna dai capelli rossi sono stati realizzati diversi adattamenti, quello più famoso è sicuramente la serie animata giapponese degli anni Ottanta. Nel 2017 ci ha pensato Moira Walley-Beckett ha ideare una nuova versione – di cui è anche produttrice esecutiva.

Dopo una partenza in sordina, in breve tempo, Chiamatemi Anna si è imposta come una delle serie Netflix più amate dai giovani e non solo; grazie alla tematiche affrontate, la serie Netflix è in grado di abbracciare un pubblico molto ampio. Scopriamo i tre semplici motivi per cui non dovete assolutamente perdere Chiamatemi Anna.

Chiamatemi Anna: recensione della serie Netflix

1. Chiamatemi Anna: una serie che non è solo per adolescenti

Una parte del successo di Chiamatemi Anna si ha grazie alla sceneggiatrice Moira Walley-Beckett, che ha introdotto tematiche “adulte” al racconto originale. Ogni spettatore può immedesimarsi nella storia della protagonista; la tredicenne Anna, dopo essere rimasta orfana, cresce in un istituto dove viene derisa e bullizzata dalle sue coetanee, prendendo il giro la sua personalità estrosa e da eterna sognatrice. Nonostante tutte le angherie subite, Anna è una ragazza sempre solare e ottimista, riuscendo a far breccia nel cuore dei fratelli anziani Marilla e Matthew Cuthbert, che l’accolgono in casa e, col passar del tempo, diventa una sorta di figlia per loro.

Chiamatemi Anna sa essere un delicato racconto di formazione e affronta, con spiccata ironia e sagacia (senza mai scadere nel volgare) il difficile passaggio dall’età infantile a quella adulta. Anna, Diana, Josie, Ruby e tutte le sue compagne di scuola sono soggette a dei cambiamenti fisici che le porta a interessarsi ai ragazzi. L’introduzione del personaggio di Cole, un ragazzo talentuoso con un animo sensibile, permette alla serie di esplorare l’identità sessuale; allo stesso modo, l’arrivo di Sebastian “Bash”, il ragazzo di Trinidad che Gilbert conosce mentre si trovano sulla stessa nave, consente di affrontare il tema del razzismo, di forte impatto per il periodo storico in cui è ambientata la storia.

2. Chiamatemi Anna: il femminismo di Moira Walley-Beckett

Chiamatemi Anna: recensione del primo episodio

Se i personaggi femminili di Chiamatemi Anna sembrano avere un’impronta moderna, il merito è della creatrice Moira Walley-Beckett. In passato ha lavorato dietro le quinte di Breaking Bad, serie cult che le ha permesso di portarsi a casa numerosi premi tra cui un Golden Globe e tre Primetime Emmy Awards per la miglior sceneggiatura.

Grazie al suo tocco magistrale, la Walley-Beckett è riuscita a rendere Anna un personaggio fuori dagli schemi: forte, originale, che crede fermamente nelle sue capacità e si interroga sul ruolo della donna nella società.

3. Chiamatemi Anna: il talento di Amybeth McNulty

L’allora quindicenne Amybeth McNulty l’aveva spuntata tra più di 1800 candidate: classe 2001, di origini irlandese, la giovane attrice è stata scelta per il volto di Anna Shirley e nessuna potrebbe essere più adatta a quel ruolo. Capelli rossi, occhi che incantano e un grande sorriso, Amybeth ha saputo incarnare la protagonista della serie in modo incantevole: è impossibile non innamorarsi di lei solo guardandola in scena.

La giovane McNulty aveva inoltre recitato nelle serie televisive Agatha Raisin (2014), Clean Break (2015) e The Sparticle Mystery (2015). Sul grande schermo è apparsa nel film Morgan (2016) per la regia di Luke Scott, recitando al fianco di Kate Mara e Anya Taylor-Joy.

4. Chiamatemi Anna: un cast di giovanissimi

La talentuosa Amybeth è affiancata da un comparto tecnico azzeccato: tutti giovani attori che sono un portento, tra cui Lucas Jade Zumann nei panni di Gilbert Blythe, interesse amoroso della protagonista. Lui e Anna sono coetanei, “rivali” a scuola e molto competitivi. Si stuzzicano, si sfidano, ma i fan sono portati a tifare per loro; nel corso della serie, il rapporto tra Anna e Gilbert si evolve, e assistiamo alla nascita di un giovane amore.

Altri attori degni di nota sono Dalila Bela nel ruolo dell’amica del cuore di Anna, la ricca Diana Barry, sempre alla ricerca della sua indipendenza; Aymeric Jett Montaz interpreta Jerry Baynard, il ragazzo francese che lavora alla fattoria dei Cuthbert. Tra il cast di adulti si annoverano Geraldine James e R.H. Thomson nei ruoli rispettivamente di Marilla e Matthew Cuthbert, fratelli anziani che accolgono Anna nella loro casa.

5. Chiamatemi Anna: l’arte di realizzare una sigla

Un buon libro si vede dalla copertina, e anche per una serie tv potrebbe essere lo stesso. La sigla ci permette subito di capire che tipo di prodotto stiamo guardando, e di sicuro ne ricorderete di opening cult ancora oggi (da Buffy l’ammazzavampiri a Mad Men o I Soprano). Quella di Chiamatemi Anna anche merita la sua parte perché realizzata in modo molto artistico. La sigla è stata creata dallo stesso studio che ha dato vita agli opening di Stranger Things, Mad Men e Jessica Jones, ovvero la Imaginary Forces.

Le sequenze visive mostrano i diversi volti della protagonista, Amybeth McNulty, create attraverso i disegni dell’artista Brad Kunkle. Il risultato è una sigla fiabesca in cui le immagini dell’attrice sono accompagnate da figure di animali originari dell’isola in cui è ambientata la serie: dal gufo alla volte, passando per il colibrì.

Tutte le stagioni di Chiamatemi Anna sono disponibili su Netflix.