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Tutti sanno del disastro nucleare di Chernobyl, ma davvero pochi sanno cosa sia accaduto davvero, e il creatore di serie tv Craig Mazin spera di raccontare la vera storia con la sua miniserie andata in onda su HBO, Chernobyl. La vera storia di Chernobyl è complicata, dato che l’Unione Sovietica ha dapprima tentato di celare quante più informazioni possibili, persino causando un’evacuazione in ritardo dei cittadini – come narrato dalla miniserie. Eppure, c’è tanto altro.

ATTENZIONE! Seguono SPOILER sulla serie TV Chernobyl

Il disastro di Chernobyl: la storia dietro la serie TV

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Chernobyl: recensione del primo episodio della serie Sky

Chernobyl ovviamente non è stata girata nella città di Chernobyl, e nemmeno in quella vicina di Pripyat, bensì in Lituania e Ucraina, utilizzando strutture reali che furono costruite durante il regime dell’Unione Sovietica. Inoltre, ci sono numerosi aspetti della miniserie che avranno incuriosito gli spettatori, come la scelta di non usare accenti russi, ma tutto è stato frutto di scelte oculate di tutte le persone coinvolte nella realizzazione del progetto.

Come per tutto il resto – dalle persone reali, e quelle inesistenti, raffigurati nella miniserie agli eventi, scanditi minuto per minuto, che hanno portato alla salvezza dell’Europa da una totale catastrofe nucleare – ecco la vera storia del disastro di Chernobyl e quanto vicino alla realtà si rivela la serie HBO.

1:23:45 – il titolo dell’episodio 1 di Chernobyl coincide con l’ora dell’esplosione

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Il titolo del primo episodio non è che l’orario in cui il nucleo del reattore 4 è esploso nella centrale nucleare di Chernobyl. Comunque, bisogna notare che l’allarme non è stato attivato fino a pochi minuti dopo, alle ore 1:26:03. Considerando che ogni secondo è stato cruciale per mitigare il disastro nucleare, quei pochi minuti avrebbero potuto essere preziosi se le cose fossero state gestite diversamente.

Chernobyl inizia con l’introduzione di Valery Legasov (Jared Harris), il vicedirettore dell’Istituto di Energia Atomica di Kurchatov. Legasov viene mostrato mentre registra dei nastri in cui narra le vicende accadute a Chernobyl – nastri che sono stati usati per comprendere meglio gli eventi che hanno portato all’esplosione – e combatte la copertura, fallita, da parte dell’Unione Sovietica. Poi si suicida nella sua stessa casa, a due anni dal giorno in cui il reattore 4 è esploso a Chernobyl. Questo corrisponde all’esatta realtà. 8 anni dopo la sua morte e 10 dopo il disastro di Chernobyl, Legasov è stato insignito del premio di Eroe della Federazione Russa, dal presidente russo Boris Yeltsin.

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Dopo che Legasov s’impicca nel primo episodio, Chernobyl immediatamente passa al momento in cui il disastro ha luogo, con l’esplosione del reattore 4 e Anatoly Dyatlov, vice-capo ingegnere, che ordina ai presenti nella sala di controllo – tutti, nella vita reale, davvero in quel luogo quando l’esplosione ha avuto luogo, e tutti deceduti a pochi giorni dall’incidente – di gestire la situazione. Per essi, o almeno per Dyatlov, sarebbe stata possibile l’esplosione di uno dei serbatoi, e non il reattore stesso, qualcosa che si considerava impossibile. Chernobyl rimane incredibilmente fedele ai dettagli e accurato nella descrizione dei fatti, e utilizza persino dialoghi realmente riportati nel libro Voices of Chernobyl, scritto da Svetlana Alexievich.
I due uomini che si sono precipitati nella sala di controllo per dare la notizia di quanto successo lo hanno effettivamente fatto, e quel che hanno detto è corrispondente a quanto mostrato. Praticamente tutto quello che è accaduto fra le persone che erano presenti nella sala di controllo quella notte è stato riportato nella serie ma, sfortunatamente, alcune storie sono state tralasciate perché non primarie per la narrazione degli eventi principali. Secondo Mazin una di queste storie secondarie riguarderebbe un operaio che, non appena appreso dell’esplosione del reattore 4, è tornato a casa, è andato a dormire e il giorno dopo, sapendo della sua imminente morte, ha deciso comunque di recarsi a Chernobyl per lavorare.
Una larga porzione del primo episodio di Chernobyl si focalizza sullo scoprire cosa sia davvero successo. Tutti, eccetto un paio di ingegneri, pensavano che il nucleo del reattore fosse ancora intatto, e due di queste persone sono state incaricate di sistemare immediatamente la situazione: Viktor Bryukhanov (Con O’Neill) e Nikolai Fomin (Adrian Rawlins). Fomin ha ordinato ad Anatoly Sitnikov (Jaime Sives), vice capo ingegnere operativo, di osservare il reattore direttamente dal tetto. Nonostante egli abbia inizialmente rifiutato, ha eseguito gli ordini e ricevuto una fatale dose di radiazioni per averlo fatto. Più tardi, a causa della loro negligenza, Bryukhanov e Fomin sono stati condannati a 10 anni di prigione dopo il disastro di Chernobyl. Fomin ha provato a suicidarsi, fallendo, prima del processo in tribunale.

Una storia secondaria che mostra i tragici effetti del disastro nucleare sulla gente comune di Chernobyl è quella di Vasily Ignatenko, un pompiere di soli 25 anni che ha risposto all’allarme pochi minuti dopo l’esplosione del reattore 4.

Chernobyl: la città di Pripyat e il personaggio di Emily Watson

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Molti credono che la città di Pripyat sia stata immediatamente evacuata, ma così non è stato. Come racconta la serie, infatti, Pripyat è stata evacuata soltanto 36 ore dopo l’inizio del disastro. A quel punto, i pullman – come raccontato dalla miniserie – sono arrivati per prelevare i cittadini, ma al tempo essi credevano che sarebbero stati evacuati solo per poco tempo, non certo in maniera permanente. Il messaggio dedicato ai cittadini di Pripyat finisce con, “Per favore mantenere la calma e l’ordine durante quest’evacuazione a breve termine“. Ed è da qui che giunge il titolo dell’episodio, Please remain calm.

Emily Watson appare qui, per la prima volta, nei panni della fisica nucleare Ulana Khomyuk, ma è solo una dei pochi personaggi nella miniserie che non sono tratti da persone realmente esistite. Khomyuk, tuttavia, è un’amalgama di tutti quei fisici nucleari e scienziati che hanno collaborato, e lo scopo di Khomyuk nella serie è quello di assicurarsi che la verità su Chernobyl venga a galla.

Come Legasov afferma (grazie a Khomyuk nella miniserie), se la “lava” si fosse formata passando attraverso il pavimento del reattore e accumulandosi nell’acqua sottostante, avrebbe potuto creare una grande esplosione di vapore che sarebbe stata dannosa per tutta l’Europa. Dunque, tre volontari – gli ingegneri Alexei Ananenko e Valeri Bezpalov con il capoturno Boris Baranov – si sono recati nel seminterrato di Chernobyl per drenare manualmente l’acqua. Per molto tempo si è creduto che questa fosse stata una missione suicida, e che i tre uomini fossero morti dopo pochi giorni da quel momento, mentre in realtà si è scoperto che sono tutti e tre sopravvissuti. Ananenko e Bezpalov sono ancora vivi, mentre Baranov ha vissuto fino al 2005.

Nel frattempo, per quanto riguarda il “livello superiore”, David Dencik ritrae il Segretario Generale Mikhail Gorbachev per la prima volta in questo episodio e fa persino sfoggio della nota voglia dell’ex leader dell’Unione Sovietica. Non è chiaro cosa sia davvero accaduto dietro le porte chiuse dell’aula, Dencik incarna Gorbachev rendendolo un uomo che scende a patti con la fallita copertura della vera natura del disastro. Non è un segreto che Chernobyl sia stato un evento di primaria importanza nella glasnost’ della politica di Gorbachev, e che abbia portato alla dissoluzione dell’Unione Sovietica stessa. Sebbene drammatizzato, il ritratto di Dencik sembra molto accurato.

Un altro personaggio introdotto nel secondo episodio è Boris Shcherbina, interpretato da Stellan Skarsgård. Shcherbina è in un primo momento mostrato come un burocrate puro, ma più tardi scopre la vera natura del disastro nucleare. Sfortunatamente, si sa poco del reale Shcherbina, ma è vero che si è occupato della gestione della crisi scaturita da Chernobyl, perché parte del Consiglio del Ministro. Come Legasov afferma nell’episodio, i due sarebbero morti entro 5 anni. E purtroppo la realtà ha dato ragione alla sua affermazione: Shcherbina è deceduto esattamente 4 anni dopo.

Chernobyl: la storia di Lyudmilla Ignatenko, la donna incinta durante il disastro

Chernobyl cinematographe.itIl terzo episodio inizia mostrandoci i tre ingegneri che si recano sotto Chernobyl, e possiamo vederli fare uso di tre torce per illuminare il percorso verso le valvole, ma nella realtà pare che gli ingegneri si siano semplicemente sorretti grazie ai tubi vicini fino alla destinazione. Dopotutto, conoscevano già il percorso dei tubi, ma questo non avrebbe funzionato per la televisione, quindi i cambiamenti sono stati apportati con il fine di rendere chiaramente visibile cosa stesse accadendo nella scena.

Poi, per tutta la durata dell’episodio, le persone che sono state fatalmente esposte alle radiazioni – Leonid Toptunov e Aleksandr Akimov, i primi ad aver risposto all’allarme incendio – sono mostrate durante un ricovero apparente che poi cambia corso e li porta alla morte. Come Legasov spiega a Shcherbina, questi dolori dati dalla radiazioni sembrerebbero sparire, o ridursi, per un breve periodo di tempo, ma nel frattempo l’apparato scheletrico soffrirà e cederà, il sistema immunitario fallirà progressivamente e gli organi si decomporranno, portando al punto in cui gli antidolorifici non avranno più effetto sui pazienti, che moriranno entro le 3 settimane.

La storia di Lyudmilla Ignatenko è riportata nell’episodio, e soprattutto viene mostrato il modo in cui reagisce alla perdita del marito, Vasily. Alcuni aspetti della sua storia sono stati accuratamente tradotti sul piccolo schermo, come il suo farsi strada all’interno dell’ospedale e ottenere il permesso di 30 minuti per vedere il marito. Comunque, mentre Lyudmilla nella miniserie afferma di non essere incinta (probabilmente ancora non lo sapeva), nella vita reale sembrerebbe che abbia detto all’infermiera di avere due bambini.

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In vari punti, Lyudmilla viene raffigurata mentre tocca e abbraccia il marito, ma la vera Lyudmilla una volta ha raccontato che nelle sale dell’ospedale i dottori non permettevano il contatto fisico con i pazienti. Una volta morto Vasily, è stato seppellito nella sua uniforme ma senza scarpe, poiché i suoi piedi erano troppo consumati. Ecco perché il finale del terzo episodio ci mostra la Lyudmilla di Jessie Buckley mentre tiene un paio di scarpe in mano, dopo il funerale del marito.

Un’altra parte del terzo episodio raffigura i minatori provenienti da altre zone vicine che iniziano la realizzazione di un tunnel sotto l’unità C, in modo che si possa installare uno scambiatore di calore sotto il reattore 4 e mitigare le possibilità del nucleo fuso di raggiungere l’acqua sottostante lo strato di cemento. I minatori sono stati davvero prelevati da Tula e Donbass per scavare il tunnel e per scavare una sorta di “sala” sotto lo strato di cemento, grande abbastanza per lo scambiatore di calore. Comunque, la serie cambia qualche dettaglio di quel che è successo nell’86.

Mentre Shcherbina richiede tutto l’azoto liquido presente nell’Unione Sovietica – che sarebbe stato usato per raffreddare la “lava” che avrebbe rotto lo strato di cemento – è stato in realtà Bryukhanov ad essere incaricato di trovare tutto l’azoto liquido possibile. Se non l’avesse fatto, sarebbe stato ucciso per il suo fallimento. Tutto ciò succedeva perché c’era una consistente probabilità che la lava del reattore fuso avrebbe raggiunto i livelli sottostanti il cemento, ma nella realtà il materiale non ha mai raggiunto il cemento. Questo è qualcosa che il Legasov di Jared Harris afferma alla fine dell’episodio, ma è necessario ai fini della comprensione di cosa accadrà in seguito.

Dei circa 400 minatori che hanno scavato il tunnel sotto l’Unità 3, è stimato che 1 su 4 sia in seguito morto di cancro o complicazioni dovute all’esposizione alle radiazioni. La miniserie raffigura questi minatori completamente nudi durante l’operazione per sopportare il caldo intenso sotto il tunnel, e alcuni dei veri minatori rimasti in vita hanno confermato che a volte si creava questa situazione.

Una cosa che viene menzionata nel terzo episodio è, sebbene brevemente, anche la zona di esclusione di Chernobyl. Come menzionato da Shcherbina in una delle sue chiamate con Gorbachev, Nikolai Ryzhkov ha stabilito che sarebbero stati evacuati 30 km attorno alla zona della centrale nucleare di Chernobyl. Si tratta di un numero arbitrario, come indica Legasov. Questa invece corrisponde davvero a quella che, nella realtà, è la zona di esclusione. Oggi, la zona di esclusione di Chernobyl comprende 2600 chilometri quadrati.

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Chernobyl: la bonifica della zona e i biorobot

Con il quarto episodio si giunge alla fase di pulizia di Chernobyl. Sfortunatamente, non c’erano abbastanza macchine per rimuovere il materiale radioattivo e i detriti, dunque sono stati usati dei militari per disfarsi dei detriti radioattivi ancora presenti sul tetto del reattore. Come Legasov afferma, ci si riferisce ai soldati come a dei “biorobot” – e furono parte dei “liquidatori” di Chernobyl, persone incaricate di occuparsi dei residui del disastro nucleare (da civili a poliziotti, e persino operatori del reattore).

Oltre ai 3828 biorobot incaricati di pulire il tetto della centrale di Chernobyl, diecimila soldati e civili sono stati accolti dentro la zona di esclusione (rappresentati dai personaggi interpretati da Barry Keoghan e Fares Fares), e ogni giorno eseguivano piccole missioni, dalla demolizione di zone di foresta all’uccisione di animali che hanno ricevuto fatali dosi di radioattività. Questa fase non è stata completata, perché avrebbe richiesto mesi e anni in più.

Un altro argomento principale del quarto episodio è la comprensione di cosa sia accaduto al reattore. Ulana Khomiuk, il personaggio di Emily Watson, viene utilizzato per sintetizzare i processi che la realtà ha richiesto per scoprire la verità. Il Legasov della vita reale ha presentato un rapporto all’Istituto Internazionale di Energia Atomica in cui ha denunciato tante delle negligenze e delle violazioni di sicurezza che sono state menzionate nell’episodio. Il gruppo investigativo dell’Istituto ha indagato sulle cause e i problemi riportati nel rapporto, INSAG-1, che fa da resoconto di tutti gli eventi che hanno portato al disastro.

Se qualcuno abbia spinto Legasov a parlare dei reattori RBMK non è chiaro, ma nella conferenza a Vienna ha denunciato mancanze senza precedenti da parte dell’Unione Sovietica. Nonostante gli sforzi per prevenire un ulteriore disastro simile a quello accaduto, rivelando dettagli chiave al pubblico, Legasov è stato ridicolizzato dal paese e gli è stato negato il premio per l’Eroe del Lavoro Socialista, nonostante tutti all’interno della commissione abbiano ricevuto il riconoscimento. Gli è stato anche negato un posto all’interno del consiglio tecnico e scientifico dell’Istituto di Energia Atomica di Kurchatov.

L’episodio quattro raffigura ulteriori sviluppi della storia di Lyudmilla e della sua gravidanza, alla fine della quale dà alla luce un bambino. Purtroppo, come rivelato nella serie, Lyudmilla ha partorito una bambina di nome Natashenka, che è morta solo dopo quattro ore per cirrosi e problemi al cuore. Nella vita reale Lyudmilla è andata in travaglio durante una visita al cimitero in cui era seppellito Vasily.

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Chernobyl: il processo e la condanna di Dyatlov, Fomin e Bryuhkanov

L’episodio finale di Chernobyl presenta due principali temi: il processo in tribunale e l’incidente stesso, entrambi dei quali raccontati contemporaneamente, in montaggio alternato. Dyatlov, Fomin e Bryuhkanov vengono mostrati all’incirca 12 ore prima dell’incidente: viene raccontato che, qualora il test venga passato con successo, i tre sarebbero stati promossi. Questa è, ovviamente, la ragione alla base della spericolatezza e della negligenza di Dyatlov. Impossibile stabilire se nella realtà ci fosse in ballo una ricompensa del genere, ma è accertato che i motivi dietro il disastro – un sistema costruito su materiale scadente, menzogne, operai accondiscendenti – siano quelli raffigurati nella miniserie e abbiano portato davvero all’esplosione del reattore 4.

Legasov ammette che il rapporto a Vienna era una bugia. Molto di quello che viene sintetizzato è vero, sebbene fino a un certo punto. Il vero Legasov, nella realtà, aveva ammesso vari problemi che avevano a che fare con lo staff vero e proprio presente a Chernobyl, e con violazioni di norme di sicurezza. Sembra che, comunque, le accuse siano state velate, seppur autentiche. Legasov ha nascosto informazioni essenziali al mondo perché questo è quanto gli era stato ordinato di fare, e finché i nastri non sono venuti fuori una significativa parte della verità è rimasta nascosta.

Legasov non ha raccontato in tribunale delle menzogne a Vienna perché, di fatto, lui non era presente in tribunale. Se la serie è incredibilmente accurata nel raffigurare dettagli in molti modi, il processo è stato piuttosto drammatizzato perché nessuno dei tre personaggi principali erano presenti al processo. Legasov e Shcherbina non c’erano e Khomyuk, come già affermato, è un personaggio di finzione creato per la serie. Inoltre, il processo stesso è stato immensamente condensato per ovvie ragioni di tempo, sintetizzando un periodo di settimane in una sola giornata.

Altri aspetti del processo – come l’ordine e i posti in cui gli imputati sono seduti – sono identici alla situazione reale. Fu un processo di prova, controllato dal Comitato Centrale, e uno degli ultimi nella storia dell’Unione Sovietica, prima della sua dissoluzione anni dopo.

Il processo, come raffigurato nella serie, vuole far comprendere agli spettatori cosa sia davvero accaduto la notte dell’incidente a Chernobyl, come Craig Mazin ha affermato al The Chernobyl Podcast, e tutto, dai dialoghi all’ordine in cui alcuni eventi vengono mostrati, sono quanto più accurati possibile (dato che non si è potuto avere il controllo di cosa sia successo nella sala di controllo quella notte). Per esempio, un momento chiave nella sala di controllo, nell’episodio finale, è quello in cui Dyatlov minaccia le carriere degli operai, costretti a continuare il test nonostante il reattore che cala velocemente a 30 megawatts. Secondo i rapporti, Toptunov ha suggerito di spegnere il reattore dopo lo stallo, e Akimov ha appoggiato la richiesta di Toptunov, ma è stato Dyatlov a rigettare le proteste e a continuare il test.

In Chernobyl, Dyatlov, Fomin e Bryuhkanov vengono mostrati nel processo, ma nella realtà c’erano altri tre uomini in tribunale: l’ingegnere Yuri A. Laushkin, il capo direttore del reattore 4, Boris V. Rogozhin, e il capo del reattore 4, Aleksandr P. Kovalenko. I tre protagonisti hanno ricevuto una condanna di 10 anni in prigione, sebbene siano stati rilasciati molto tempo prima del termine stabilito, e gli altri tre – Laushkin, Kovalenko, Rogozhin – hanno ricevuto condanne molto minori, rispettivamente due, tre e cinque anni di prigione. Fomin sarebbe l’unica persona ad essere stata condannata per abuso di potere e negligenza criminale.

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