Simona Stano – (Ri)prendere per la gola: cibo e seduzione nel cinema contemporaneo

Per conoscere realmente qualcuno, ci devi mangiare, dormire e viaggiare insieme.

L’immagine del cibo: Cinema, Media, Cultura Gastronomica“è una conferenza che si è tenuta ieri a Torino alla Bibliomediateca “Mario Gromo”, seconda parte di un evento che è iniziato a Milano organizzato da Gabriele Rigola del DAMS, specializzato in cinema contemporaneo.
La prima parte era incentrata sul cinema italiano mentre questa si apre a diversi media: cinema, fotografia, televisione.
Sono stati invitati esperti di diversi settori: Nicola Perullo, estetologo, docente di estetica; Giuliana Galvagno, storica dei media all’università di Torino, Giaime Alonge, con una interessante analisi del ruolo che ha il cibo nei film di animazione; Marta Martina, esperta di mass media; Simona Stano ricercatrice in semiotica all’università di Torino e all’International Semiothics Institute. Come ospite, Simona Stano ha tenuto una conferenza su cibo e seduzione nel cinema contemporaneo.

L’intervento ha fatto riferimento al binomio cibo/eros partendo da una rapidissima introduzione sul modo in cui si è evoluto nel pensiero occidentale ma, principalmente, il focus dell’intervento è stato quello di ragionare sul binomio nell’immaginario collettivo contemporaneo, particolare riferimento all’ ambito cinematografico, selezionando dei film cult a partire dagli anni ’80 fino ad oggi.
Alcuni estratti particolarmente significativi di film come Chocolat, Nove settimane e mezzo, La vita di Adele, Flashdance, Come acqua per il cioccolato, hanno avuto una analisi semiotica di scene chiave, il piano dell’espressione e il modo in cui sembravano veicolare particolari configurazioni patetiche, estetiche e semantiche in riferimento al binomio eros/cibo.
L’idea di fondo del focus di Simona Stano è: in che modo il cibo viene legato alla seduzione e quali sono i valori che in questo modo vengono associati ad essosoffermandosi  sulla rappresentazione di quella che viene chiamata materia-cibo, quali sono gli ingredienti più frequentemente richiamati, quale consistenza sembra caratterizzarli e quali sono le configurazioni cromatiche, eidetiche e topologiche delle inquadrature in cui vengono presentati (un esempio di 9 settimane e mezzo è il ritorno del rosso nel budino, nello sciroppo, fragole, ciliegie, mentre a livello eidetico si focalizza principalmente sulle forme).

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Questo è stato il primo livello ma quello che emergeva dall’analisi è che non è sufficiente solo focalizzare sull’elemento cibo in quanto gli elementi non sono afrodisiaci di per sé, ma il loro potenziale erotico deriva sempre da determinate pratiche di consumo o preparazione, messe in evidenza dalla macchina da presa.
L’importanza del corpo è una cosa che emerge da questi livelli e quindi la necessità di interessarsi al modo in cui il corpo entra in scena (quella che viene definita carnalità); si fa riferimento a due elementi: da una parte agli alimenti che vengono strappati a morsi dall’osso, oppure filettati e mangiati –  come in Flashdance  –  in modo provocante, dall’altra si fa riferimento alla sensualità del corpo umano, essenziale perché il corpo si trova al confine tra la soggettività e il mondo, interno/esterno, propriocezione e codici socioculturali, soggettività e mondo, e ha il compito di rinegoziare costantemente il confine.
La Semiotica del cibo si può occupare di due questioni:  i linguaggi che parlano del cibo, che oggi sono tantissimi (i videogiochi, il cinema, i social media, la letteratura, tutta una serie di discorsi che sono stati al centro della conferenza) e il linguaggio del cibo, che si concentra sul cibo come un codice dotato di particolari strutture e quindi  da studiare ed analizzare con i principali processi di traduzione.

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Il libro “Eating the Other. Translations of the Culinary Code” verte su diversi obiettivi: ragionare sugli studi e sui cosiddetti food studies e vedere come la semiotica rientra in questi approcci, con una parte teorica in cui si ragiona sulle traduzioni per capire effettivamente quanto il cibo possa essere visto come linguaggio, ed una parte applicativa in cui uno degli esempi  di analisi può essere fatto con il cibo giapponese, analizzato in tre diversi contesti: l’Italia, alla quale viene riconosciuta a livello internazionale una tradizione gastronomica molto forte, la Svizzera, caratterizzata da una forte frammentazione politica e culturale e il Canada, (Toronto in particolare) perché è una meta della gastronomia internazionale ove risiede una delle maggiori comunità giapponesi all’estero.
Ma cosa succede in questi tre contesti al cibo giapponese? Le differenze sono tantissime, riguardano sicuramente la materia cibo e –  molto più interessante – le pratiche di preparazione degli alimenti con ricerche sul campo che hanno messo in evidenza l’organizzazione dello spazio (sala del ristorante, la tavola e la prossemica, piatto e alimento stesso, il tutto come uno zoom).

L’interesse verso il cibo dal punto di vista dell’eros non è una novità e affascina tutti, ma sicuramente dopo questa conferenza e dopo aver letto il libro, la nostra curiosità e  fame di conoscenza sono cresciute a dismisura perché “La cucina di una società è il linguaggio nella quale essa traduce inconsciamente la sua struttura”.

Simona Stano