Intervista a Fredo Valla: lo sceneggiatore artigiano, “Da grande vorrei lavorare con Herzog”

Il nostro incontro a tu per tu con Fredo Valla, l’artigiano delle valli cuneesi del cinema che crea emozioni dal sapore occitano, ospite principale della 21ma edizione del Glocal Film Festival.

Al via la ventunesima edizione del Glocal film festival (a Torino dal 10 al 14 marzo 2022), e i presupposti per la riuscita della manifestazione sono molti, soprattutto perché si apre con un documentario che racchiude il sapore del festival in tutte le sue forme. Il festival piemontese che predilige e sceglie quel cinema autoriale, quasi artigianale, e quel modo particolare di raccontare storie da un punto di vista unico che contraddistingue per l’appunto Fredo Valla e le sue opere.   

Abbiamo quindi incontrato il regista e sceneggiatore cuneese amante della cultura occitana per capire quali sono le sue ispirazioni, da dove trae le idee e gli spunti per raccontare storie da un punto di vista così diverso, dal sapore internazionale ma con forti radici territoriali e con questi messaggi alla portata di tutti. 

Cosa unisce le opere di Fredo Valla al Glocal Film festival?
“Oltre ad essere forse il nome stesso del festival che unisce con un bel gioco le parole “Globale” e “Locale” è proprio la struttura narrativa di questa manifestazione che mi rende veramente orgoglioso di partecipare e di essere proprio io, con un mio documentario, a dare inizio alle danze per questi giorni di puro cinema. Avere la possibilità di raccontare storie delle mie valli, partendo addirittura da esse alcune volte, e raccontare un qualcosa che interessa il mondo intero è veramente una grande opportunità.” 

Regista, sceneggiatore e docente alla scuola di Cinema “L’aura” di Ostana (CN), Fredo Valla si sposta con efficacia narrativa da soggettista a sceneggiatore di lungometraggi, fino a dirigere e scrivere documentari nella sua decennale carriera e vanta collaborazioni di altissimo calibro a livello nazionale ed internazionale. Ed è proprio questa la caratteristica di questo moderno cantastorie che dichiara che “E’ proprio l’esigenza della storia da raccontare che porta ad uno sviluppo come lungometraggio o come documentario e da quel momento in poi decido se essere solo sceneggiatore o regista”

Fondamentale è sempre la documentazione e la ricerca abbondante per raccontare qualcosa e spesso la scelta ricade nel documentario perché Fredo non piace essere, come lo descrive lui,:” Il comandante di una nave da 50//70 persone di troupe per dirigere un film , ma preferisco una struttura più piccola per lavorare e i documentari mi permettono proprio quello.

Fredo Valla: “Lo sceneggiatore è il primo spettatore del film perché lo vede realizzato nella sua testa grazie alla sua immaginazione”

fredo valla cinematographe.it

Storia, soggetto e sceneggiatura. Come affronta la visione generale, la partenza, l’intreccio, lo sviluppo e la conclusione per realizzare un film e un documentario?
Una storia si può raccontare solo con le parole ma essendo destinata al cinema bisogna raccontarla anche per immagini e anche se un documentario attinge sempre dalla realtà è sempre la visione dell’autore che fa la differenza. Quindi se la storia vuole essere documentario il mio approccio è diverso a una storia dove, ho il privilegio di decidere se esserne solo lo sceneggiatore e quindi essere il primo spettatore perché, scrivendolo sono sempre il primo a vedere il film nella mia testa”. 

La passione per il mondo occitano nasce per il lavoro o per altro?
“Coinvolgimento.” Questa è la parola con cui Fredo inizia la risposta a questa domanda perché tutto nasce da un fatto familiare: “Sono nato e ho scoperto di essere occitano, non era solo un semplice dialetto diverso. Era una cultura”

Negli anni ’60 si parlava di politica di trasformazioni di cultura e l’essere occitano ha dato quella impronta caratteristica di valla anche quando scriveva reportage per varie testate giornalistiche, descrivendo le valli cuneesi come l’estremo oriente della regione occitana che si estende fino alla spagna e il coinvolgimento era talmente importante che questa vena non si è mai esaurita”

Essere occitani ci dava la possibilità di avere uno spazio dove riflettere per creare un futuro deciso da sé stessi.

Parlando del documentario Bogre. La grande eresia europea, cosa ha fatto scattare l’idea di realizzarlo e quanto è stato avventuroso e affascinante girare tra la Romania e la Francia del sud per ricalcare i passi di quell’Europa medievale che ha lasciato una traccia così tangibile fino ai giorni nostri?
“L’idea è nata circa nel 2005 da uno spunto datomi da parte di alcuni assistenti bulgari durane le riprese del programma televisivo “Ad est di Dove?” di Pupi Avati, dove io mi occupavo della regia. Parlando con la troupe e gli storici sono venuto a conoscenza che i Bogomili erano praticamente i Catari dell’est e che anche loro erano, per l’appunto, i grandi eretici del medioevo. Da qui ho capito che c’era la possibilità di realizzare un lungo viaggio da est a ovest per tutta l’Europa per affrontare questo argomento ancora ricco di interesse. Inoltre ho avuto il piacere di realizzare un mio grande desiderio che è quello di far lavorare i miei allievi della scuola di cinema ad un progetto importante”.

“Dare una possibilità agli allievi della scuola di cinema di Ostana a collaborare a un documentario internazionale di circa tre ore   dalla pre produzione alla post produzione è molto importante per me e per loro”

Continuando a parlare con Fredo ci si rende conto che partendo da storie medievali si possono affrontare argomenti moderni, anche perché, forse raccontare il contemporaneo nel presente è difficile perché non si ha avuto ancora il tempo di assorbire cosa si vuole comunicare. 

Partendo dagli eretici medievali quindi si capisce che ancora oggi l’eresia è ben presente e se ne può tranquillamente parlare non risultando anacronistici perché il termine: “Eresia vuol dire scelta quindi se non si vuole adagiarsi a risposte che ti propinano gli altri, fondamentalmente, sei eretico.” 

Chiudiamo questa chiacchierata con Fredo che conferma di essere un regista e uno sceneggiatore di ampio spettro e parlando anche delle sue sceneggiature più importanti e le collaborazioni tra cui spicca Giorgio Diritto per il quale ha scritto “il vento fa il suo giro” , vengono in mente i tempi in cui Fredo era allievo nella scuola di Ermanno Olmi e di come si dava poca importanza alla tecnica di realizzazione lasciando spazio al punto di vista dell’autore. 

“È esattamente il punto di vista di chi racconta che intrattiene, affascina ed entusiasma lo spettatore. Poi si possono discutere le inquadrature e i vari tecnicismi, ma è sempre e solo il modo di raccontare che fa la differenza”

Salutandoci con una simpatica risata, Fredo dichiara che “da Grande” vorrebbe lavorare con registi come Tarkosky o Herzog e che altri progetti futuri lo stanno per coinvolgere nelle sue numerosi vesti tra cui un nuovo lungometraggio con Giorgio Diritti e un documentario su Hans Clemer un pittore fiammingo del tardo ‘400.
Una passione, una forte radice familiare e una grande curiosità che fanno di Valla una persona, un artigiano e un “trovatore” contemporaneo maestro di cinema che è un esempio per le nuove generazioni e che grazie a festival come il Glocal di Torino e alla voglia del pubblico di scoprire il presente ripercorrendo il passato, potrà continuare a raccontare storie e a stupirci.