Venezia, appello dal Lido per Alberto Trentini: “Ogni giorno in più è sofferenza”
Nel corso dell’incontro è intervenuta anche la madre, Armanda Colusso, che ha letto una lettera accorata per raccontare il dramma della detenzione
Alla Casa degli Autori, uno degli spazi della Mostra del Cinema di Venezia, si è tenuta un’iniziativa per chiedere la liberazione di Alberto Trentini, il giovane cooperante veneziano detenuto a Caracas da oltre 300 giorni senza accuse formali. La scelta del luogo non è stata casuale: proprio sopra lo stand si affaccia il terrazzino della casa in cui Alberto è cresciuto.
Nel corso dell’incontro è intervenuta la madre, Armanda Colusso, che ha letto una lettera accorata per raccontare il dramma della detenzione e dell’attesa. “Esigiamo che il nostro governo concretizzi gli sforzi per riportare Alberto a casa”, ha dichiarato con voce ferma. “Ogni giorno in più di detenzione e di attesa produce un’intollerabile sofferenza. Mi chiedo spesso cosa penserà questo ragazzo del suo Paese che per mesi lo ha abbandonato?”. Poi l’appello diretto al pubblico e al mondo della cultura: “Scrivete, parlatene, passate voce. L’attenzione e la solidarietà possono fare la differenza. Mi auguro che servano a spronare chi ancora tentenna”.

Anche la Biennale ha voluto unirsi all’appello. “Non è accettabile – ha detto il direttore di Biennale Cinema Alberto Barbera – che una famiglia sia obbligata a una sofferenza così ingiustificabile, e che dura da così tanto tempo, ingiusta soprattutto in assenza di un capo di imputazione per detenere in carcere un ragazzo che stava facendo del bene. Sono qui per portare la mia personale solidarietà alla famiglia di Alberto – ha sottolineato – Sono a disposizione, e lo è anche la Mostra del Cinema, a far cassa di risonanza di questo caso umano che va risolto al più presto”.
La vicenda di Trentini è stata riportata al centro dell’attenzione durante un incontro promosso dall’Associazione Articolo 21, dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici e dall’associazione Isola Edipo. “Non è accettabile che una famiglia sia obbligata a una sofferenza così ingiustificabile, e che dura da così tanto tempo, ingiusta soprattutto in assenza di un capo di imputazione per detenere in carcere un ragazzo che stava facendo del bene”, ha commentato il direttore della Biennale Cinema Alberto Barbera. “Sono qui per portare la mia personale solidarietà alla famiglia di Alberto. Sono a disposizione, e lo è anche la Mostra del Cinema, a far cassa di risonanza di questo caso umano che va risolto al più presto”.
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