Vivere non è un gioco da ragazzi: recensione della fiction Rai

La serie tv in 3 serate diretta da Rolando Ravello vede protagonisti Stefano Fresi, Nicole Grimaudo, Riccardo De Rinaldis Santorelli e Lucia Mascino, con la partecipazione di Claudio Bisio.

Vivere non è un gioco da ragazzi è la fiction Rai in onda il 15, il 22 e il 23 maggio 2023 in prima serata su Rai Uno e disponibile su RaiPlay diretta da Rolando Ravello (Tutta colpa di Freud – La serie) con protagonisti Stefano Fresi (Il grande passo, Tutti a bordo), Nicole Grimaudo (Immaturi – La serie), Riccardo De Rinaldis Santorelli e Lucia Mascino (I delitti del BarLume, Il grande giorno), con la partecipazione di Claudio Bisio (Cops – Una banda di poliziotti, Tutta colpa di Freud – La serie). Nel cast anche Matilde Benedusi, Stefano Pesce, Pietro De Nova, Alessia Cosmo, Tommaso Donadoni. Una coproduzione Rai Fiction – Picomedia.

Vivere non è un gioco da ragazzi, cinematographe.it
Stefano Fresi e Riccardo De Rinaldis Santorelli

Il 18enne Lele è bravo ragazzo di umili origini che frequenta il liceo con i figli dell’élite bolognese ed è innamorato di Serena, ragazza bella e spigliata, sua compagna di classe. Invitato una sera in discoteca da Serena e dal suo gruppo di amici, Lele per fare colpo su di lei prende una pasticca di Mdma. Risucchiato nel mondo delle discoteche e della droga, Lele rimane però presto senza soldi e, per continuare a frequentare Serena, si ritrova a comprare le pasticche nel suo quartiere e a rivenderle in discoteca al doppio del prezzo. Una sera vende una pasticca al suo amico Mirco, che viene trovato morto il giorno dopo proprio a causa della droga. Da quel momento per Lele comincerà un incubo senza fine, convinto di essere il responsabile della morte dell’amico.

Vivere non è un gioco da ragazzi – Un monito contro l’uso delle sostanze stupefacenti

Vivere non è un gioco da ragazzi, dal produttore della serie di successo Mare Fuori, e da una sceneggiatura di Fabio Bonifacci, tenta di scandagliare l’universo giovanile attraverso il problema dell’uso di sostanze stupefacenti che spesso porta a conseguenze tragiche come succede ai protagonisti di questa storia, ispirata a eventi realmente accaduti. Lele, intelligente, bravo a scuola e ragazzo genuino fa la scelta sbagliata rischiando di rovinare la sua vita per sempre, allontanandosi anche dagli amati genitori che lo hanno sempre sostenuto e compreso.

Vivere non è un gioco da ragazzi, cinematographe.it
Riccardo De Rinaldis Santorelli e Claudio Bisio

Una serie che pur partendo da buoni presupposti finisce per essere una storia infarcita di retorica e frasi da spot istituzionale anti-droga (“A me la droga fa schifo”, “Ho paura della droga”) che ricordano un’esilarante puntata della prima stagione della serie comica Boris (Lo scalatore delle Ande) in cui si ironizzava proprio sul modo semplicistico e ridondante di affrontare argomenti delicati nelle fiction italiane. Vivere non è un gioco da ragazzi è rivolta ai giovani ma non parla la loro stessa lingua. Si pensi a serie come Skam – Italia che invece hanno saputo raccontare le problematiche adolescenziali, l’amore, i rapporti, il sesso ma anche questioni come la religione e il razzismo con lo stesso linguaggio del pubblico al quale si rivolgono, con dinamiche verosimili, e con dei protagonisti convincenti ed empatici. Qui ci troviamo invece di fronte ai soliti stereotipi, il secchione con gli occhiali che non ha successo con le ragazze, la ragazza più bella e desiderata della scuola che all’inizio neanche si accorge del protagonista, i “cattivi” ragazzi ammirati da tutti. Nemmeno la narrazione sui genitori di Lele, Marco (Stefano Fresi) e Anna (Nicole Grimaudo), comprensivi, sensibili, con grossi problemi economici nonostante lavorino sodo dalla mattina alla sera, che racconta uno spaccato di vita di molte persone perbene sfruttate e spesso non tutelate dalla legge, riesce a funzionare, stucchevole e ricattatoria.

Vivere non è un gioco da ragazzi: conclusione e valutazione

L’ennesima occasione sprecata della fiction Rai che alterna serie di qualità come, per fare qualche esempio, il sopracitato Mare Fuori o Rocco Schiavone, a prodotti che non rispecchiano né il pubblico al quale sono rivolti né riescono a essere di intrattenimento, non riuscendo a tenere fede alla sua “mission”: raccontare l’Italia nella sua complessità.

Regia - 2
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 2
Recitazione - 3
Sonoro - 2
Emozione - 2

2.2

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