La colonna sonora di Revenant – Redivivo, nuovo film di Alejandro G. Iñárritu che ha ricevuto 12 nomination agli Oscar e che forse porterà finalmente la statuetta al buon Leonardo DiCaprio, è nata dalla collaborazione tra il compositore Ryuichi Sakamoto, il musicista elettronico Alva Noto e il polistrumentista Bryce Dessner della band indie The National. Proprio questa “grande” collaborazione ha causato la non eleggibilità della colonna sonora agli 88esimi Oscar, in quanto l’Academy lo non permette, non potendo separare il lavoro del compositore giapponese da quello dei suoi collaboratori. Iñárritu non ne è stato contento – considerando che anche l’originalissima soundtrack di Birdman, realizzata dal batterista Antonio Sanchez, non era stata eletta lo scorso anno. In un’intervista, il regista ha fatto una brillante – ma triste – riflessione:

L’Academy esige che il modo in cui giovani musicisti si approccino alla musica per film sia limitato. Questo è davvero triste, perché si dovrebbero esplorare nuove vie. La musica è così potente, e questa è una vergogna innegabile. È la seconda volta che fanno una scorrettezza ai loro colleghi. E questo è scandaloso. Ryuichi gli ha mandato una bellissima lettera. Spero la considerino. È una seria minaccia per i musicisti. È il messaggio sbagliato da inviare a tutti, paralizzerà chiunque cerchi di provare qualcosa di diverso. Io rispetto ogni branca che possa pensare che stiamo facendo qualcosa di sbagliato, ma se questo riguarda il capire l’intreccio che ha permesso di creare la musica, io e Ryuichi possiamo chiarire, e loro capiranno un nuovo modo di fare musica.

Ascoltando il disco della colonna sonora di The Revenant, infatti, quello che risulta è un lavoro sublime, a tratti elitario, forse troppo progressive (ma con questo termine quasi lo minimizziamo) per l’Academy – ben più abituata, si sa, a musica per film più “classica”.

Revenant – Redivivo, una colonna sonora che vuole integrarsi nella natura

Questo era il piano: fondere i suoni della natura e la complessità della natura per non far capire cosa è cosa. (Alejandro G. Iñárritu)

L’ascolto della colonna sonora realizzata da Sakamoto, Alva Noto e Dessner non è un ascolto semplice: visto il complesso lavoro di integrazione che ci sta sotto, anche se viene mascherata a tratti dalla sterile etichetta di “ambient music”, è sicuramente qualcosa di più. Nel film non possiamo coglierla interamente nella sua grandezza, perché si rivela essere proprio uno di quegli ascolti da cui farsi assorbire. Durante la visione di The Revenant, comunque, i passaggi vanno a integrarsi con le scene e soprattutto con l’ambiente e con la natura stessa, per creare “una vera e propria esperienza visiva e sensoriale” come vi avevamo raccontato nella recensione.

Il tema principale d’apertura è pronto a darci un assaggio della facciata più classica della colonna sonora, una sorta di vento che ci rallenta il cammino e che ci spinge verso il basso: a volte dà l’idea di essere una musica che proviene dalla forza del terreno, lo stesso dal quale Glass saprà rialzarsi, con il corpo lacerato dalle ferite.

Le azioni brutali non vengono mai sottolineate da una musica d’azione – se non da qualche incalzante ma orrifica percussione che interrompe il tappeto elettronico. “First Dream” ci porta in un terreno contemporaneamente sia etnico che soprannaturale, con gli armonici elettronici che sembrano gocciolare come un rubinetto che perde in una stanza vuota (lo stesso trattamento sarà riservato a “Second Dream”, un’altra composizione di Alva Noto). Il primo vero momento catartico regalato dalla musica è “Killing Hawk”, il multiforme sottofondo che, da quando Fitzegarld domanda «Cosa ti trattiene, Glass?», produce la tensione che culmina nell’uccisione di Hawk e nella rabbia e disperazione di Glass.

“Goodbye to Hawk” è il primo vero momento emotivo regalato dalla colonna sonora, che fa crescere la tensione mentre Glass raccoglie le energie e gli oggetti per ripartire: l’elettronica qui si fa carico di rappresentare quanto più di soprannaturale c’è in The Revenant, quella forza che permette proprio di definire Glass “il redivivo”. Altrettanto interessanti sono le tracce “Discovering Buffalo” e “Hell Ensemble”, di sottofondo alle scene successive, che presentano un trattamento più classico ed emozionale; la prima più mossa e catartica, l’altra più minimalistica, con lunghe note tenute, una dopo l’altra.
La colonna sonora, nel proseguimento del film, continua a presentare la fusione di questi diversi elementi, sapientemente distribuiti per creare una sorta di spirito che lo stesso film vuole trasmettere, come nel superbo esempio di “Imagining Buffalo”:

Più straziante e grave è “Out of Horse” – per ciò che Glass è costretto a fare, mentre i tocchi finali, più sperimentali, multicolore e roboanti, sono racchiusi in “Cat & Mouse” e “Final Fight”:

I tre compositori che hanno lavorato insieme per The Revenant hanno creato un lavoro imponente, che forse proprio per questo è ancora più apprezzabile a sé, perché prevede e presuppone un ascolto completo. I fan di Sakamoto non possono perderselo (considerando anche che è il primo grande lavoro del compositore giapponese dopo la pausa a cui è stato costretto per curare il cancro alla gola); a chi ha la mente aperta a questo tipo di sperimentazione, è sicuramente consigliato. La colonna sonora di The Revenant è una musica che intrappola e descrive una forza interiore, alla quale ci troviamo aggrappati.