Arriva in tv oggi su National Geographic, martedì 20 marzo alle 20.55, Riina: Le verità nascoste.

Arriva in prima serata una produzione originale targata National Geographic, Riina: Le verità nascoste, un ritratto inedito del capo dei capi, raccontato da chi ha vissuto al suo fianco, combattendolo o rimanendo vittima della sua ferocia.
Oltre all’appuntamento dedicato a Totò Riina, che contiene altresì l’audio inedito dell’interrogatorio di Riina condotto dal procuratore generale di Caltanissetta, Sergio Lari, un’altro ritratto darà dedicato all’acclamato Diego Armando Maradona e andrà in onda nel mese di maggio.

Il primo degli speciali, prodotto da Stand By Me per National Geographic, sarà in onda su National Geographic (Sky, canale 403) martedì 20 marzo alle 20:55 e ripercorre la vita del boss mafioso attraverso le parole di chi ha cercato di combatterlo come l’ex procuratore della Repubblica di Palermo Gian Carlo Caselli o il procuratore generale di Caltanissetta Sergio Lari. A questi si uniscono anche il suo autista e braccio destro Gaspare Mutolo, il pentito Santino Di Matteo, il cui figlio fu rapito e poi sciolto nell’acido per indurlo a ritrattare le rivelazioni sulla strage di Capaci; Tina Montinaro, moglie del caposcorta di Giovanni Falcone morto nell’attentato al giudice.

Nell’audio inedito che custodisce l’interrogatorio a Riina eseguito da Sergio Lari, sentiamo il boss ridere con malcelato orgoglio quando gli vengono riportate le parole di Vito Ciancimino, che lo definisce un uomo “con un revolver al posto del cervello”.

La Belva, Totò ‘u curtu, il Capo dei capi. Sono tanti i soprannomi con i quali è stato ribattezzato negli anni Totò Riina, tra i boss mafiosi più feroci e spietati di sempre, protagonista di una guerra di mafia durata dal 1981 al 1983 nella quale in Sicilia furono uccise oltre 1000 persone.

Nato in una famiglia di contadini il 16 novembre 1930, a 13 anni perde il padre e il fratello nell’esplosione di una bomba. A 18 anni viene “combinato” ufficialmente in Cosa Nostra da Luciano Liggio e si fa subito riconoscere per la sua inaudita ferocia. A 19 anni finisce nel carcere dell’Ucciardone per aver ucciso in una rissa un suo coetaneo. Ma è la strage di Viale Lazio, nel 1969, a portarlo agli onori della cronaca. Da quel momento la sua ascesa alla vetta di Cosa Nostra è continua e insanguinata. C’è lui dietro la morte dei magistrati Falcone e Borsellino e dietro le vendette ordite contro i pentiti del maxiprocesso palermitano, iniziato nel 1986.

Il 15 gennaio 1993 la sua vita di boss in latitanza si conclude con l’arresto che lo costringe a 25 anni di reclusione sotto il regime del 41 bis. Da quella condizione di carcere duro Riina non abdica mai davvero al suo ruolo di boss fino alla morte lo scorso 17 novembre.