Infinity

A due giorni dall’evento cinematografico più atteso dell’anno anche Infinity si prepara alla notte degli Oscar con una programmazione che propone molti titoli premiati ma anche quelli che, seppur trascurati dagli Academy Awards, hanno rivoluzionato la storia del cinema contemporaneo guadagnandosi solo poche nomination, ma ricompensati poi dal pubblico che negli anni continua ad apprezzare e a conoscere sempre più dettagli di queste pellicole. Tra le tante, ecco le cinque la cui visione è giudicata da molti imprescindibile.

Da Psycho ad American Graffiti: su Infinity le pellicole trascurate agli Oscar ma premiate dal pubblico

Psycho

Psycho, film degli anni ’60 frutto del genio creativo del maestro del Cinema Alfred Hitchcock, che agli spettatori ha regalato una delle scene più terrificanti e memorabili di sempre: la famosa sequenza della doccia che a dire del regista, in una conversazione riportata poi nel libro Il cinema secondo Hitchcok di François Truffaut, è “la sola cosa che mi sia piaciuta, che poi mi ha convinto a fare il film (…)” dopo aver letto il romanzo omonimo di Robert Bloch, ispirato alla storia vera del serial killer Ed Gein. Settimo film più spaventoso di tutti i tempi per la rivista Entertainment Weekly, Psycho è stato anche il più grande successo al botteghino per Hitchcok, ottenendo quattro nomination tra cui anche quella per la Miglior Regia, la cui statuetta fu conquistata quell’anno da Billy Wilder per The Apartment – L’appartamento.

American Graffiti

Solo un anno prima dell’arrivo in sala di Star Wars: Episode IV – Una nuova speranza, George Lucas si dedicò alla sceneggiatura e alla regia di American graffiti, prodotto da Francis Ford Coppola con un incasso totale domestico che superò i 115,000,000 dollari. Dinanzi la macchina da presa, impegnati a raccontare una generazione fuori controllo alla conquista del sogno americano negli anni della presidenza Kennedy, un cast sorprendente composto da Richard Dreyfuss, Ron Howard, Paul Le Mat, Charles Martin Smith, Cindy Williams, Harrison Ford e Candy Clark, che ebbe anche una delle cinque nomination agli Oscar come Miglior Attrice non Protagonista. Le altre quattro vennero assegnate al Miglior Film, Regia, Sceneggiatura e Montaggio; la mancanza di statuette non ha impedito al film di affermarsi come un cult del suo genere.

Il Diavolo veste Prada

Una giovane assistente, Andy, il suo tremendo e temutissimo capo, Miranda Priestly, la frenetica New York, il timore di doversi accontentare, le tentazioni di una vita sopra le righe sempre alla moda: tutto questo era prima scritto, nel libro di Lauren Weisberger, ed alcuni anni dopo raccontato nella commedia Il diavolo veste Prada, che ha potuto contare sulle straordinarie interpretazioni di Meryl Streep – gelida direttrice del fashion magazine Runway – Anne Hathaway – nei panni della stagista poco attenda alla moda – ed ancora Emily Blunt e Stanley Tucci. Niente Oscar alla Streep, né ai Costumi, in compenso il film è tra i più visti di sempre ed ha guadagnato oltre 326 milioni di dollari a livello mondiale.

Il Nastro Bianco

Tra i film stranieri che hanno tentato di guadagnarsi un posto nella storia degli Academy anche Il Nastro Bianco diretto da Michael Haneke che per questo lungometraggio si aggiudicò una doppia candidatura (Miglio Film Straniero e Miglior Fotografia) ma nessun premio, che invece riuscì a conquistare con Amour, la sua ultima opera di finzione. Vincitore di numerosi premi, tra cui la Palma d’Oro come Miglior film al 62º Festival di Cannes, il film delicato e drammatico del cineasta austriaco è ambientato nel 1913 in un villaggio tedesco, poco prima dell’inizio della prima guerra mondiale, dove ciascuno ha il suo preciso ruolo dal quale non può sottrarsi fino a quando non inizieranno ad accadere strani avvenimenti, in cui il Male sarà delineato in modo devastante e disarmante.

I ragazzi stanno bene

Infine, nel 2011 uscì in Italia l’arguta commedia I ragazzi stanno bene, dopo aver esordito negli USA l’anno precedente e aver partecipato al 60. Festival di Berlino e Fuori Concorso al Festival Internazionale del Film di Roma. Nonostante la mancanza di statuette la storia di questa famiglia con due madri, due donne Nic (Annette Bening) e Jules (Julianne Moore) alla ricerca dell’equilibrio sentimentale perduto e alle prese con due i due figli che vogliono far valere il loro diritto di conoscere il padre biologico, commosse molti e portò a riflettere sul valore e senso della normalità.

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