La strage di San Gennaro: recensione del docufilm Sky

Un fatto di sangue che ha sconvolto la cronaca napoletana nel 2008, la strage di San Gennaro di Castel Volturno viene ripresa nella sua brutalità dal documentario Sky.

La strage di San Gennaro è un docufilm disponibile in streaming su NOW. Diretto da Matteo Lena, per la scrittura di Carlo Altinier e Stefania Colletta, è una ricostruzione attenta e dettagliata di uno dei fatti di cronaca nera più delicati degli ultimi anni: una storia di crimine, camorra e sincretismi culturali, studio antropologico ma anche dello stigma sociale che segna l’essere migrante in un territorio come il Sud Italia.

Una strage, un vero e proprio incubo, che ha colpito il cuore di un luogo – ma anche di una terra lontana – nel profondo, esponendo la ferita aperta rappresentata dalla migrazione e del crimine organizzato. Crimine, povertà, razzismo e interventi discutibili da parte delle forze dell’ordine – nonché la camorra istituzionalizzata – sono ricostruiti attraverso il pretesto di un evento scatenante, capace di levare il velo di Maya svelando la dura realtà.

Un docufilm costruito ad arte tra immagini di repertorio, ricostruzioni e interviste

La strage di San Gennaro recensione documentario Sky - cinematographe.it

La strage di San Gennaro, conosciuta anche come Strage di Castelvolturno, è la sparatoria che ha colpito – il 18 settembre 2008 – il pregiudicato  Antonio Celiento, sospettato di essere un informatore delle forze dell’ordine, ma anche di sei giovani migranti provenienti dall’Africa, completamente estranei a qualsiasi attività criminale. La tragedia, avvenuta in bella vista, è stata presto condotta alla figura di un killer professionista, il cammorrista Giuseppe Setola, affiliato a quel che restava del clan dei Casalesi.

Un uomo senza discernimento, compassione o strategia militare, conosciuto negli ambienti criminali come ‘U cechètë e ‘U pazzë, Giuseppe Setola viene definito e presentato dagli esperti come “una bestia”. Attraverso immagini di repertorio, interviste agli esperti di camorra e mafia, ma anche ricostruzioni, il docufilm ripropone l’atmosfera della cittadina di Castelvolturno e la pericolosità di Baia Verde negli anni ’10 del 2000, un luogo abbandonato a se stesso le cui autorità non riescono a tenere a bada la criminalità organizzata.

Un documento storico, ma anche una ricerca geopolitica e socioeconomica, La strage di San Gennaro oppone l’iconografia della celebre festività del Santo Patrono di Napoli- con lo scioglimento rituale del suo sangue sacro – al versamento di sangue innocente di martiri in carne e ossa. Le giovani vittime della sparatoria, corpi sacrificali ma non santi, sono quel male necessario per dare un volto al Male vero, quello con la lettera maiuscola e ha diverse fattezze, lineamenti cangianti, il Male che l’aspetto della criminalità locale, ma anche quello delle autorità corrotte e del male insito nella ghettizzazione delle minoranze. Sopra tutti, la povertà e la precarietà che spesso guidano le vite dei migranti, mettendoli alla mercé dei pericoli a loro sconosciuti, o li costringe ad adattarsi alle brutture locali per sopravvivere. Nessuna sfumatura di questi poliedrici volti del tessuto sociale di Napoli e dell’hinterland campano vengono tralasciati.

Un focus essenziale che ha alla guida un traghettatore d’eccellenza, inserito nelle dinamiche di potere grazie alla sua perizia giornalistica e la sua capacità di narratore, il giornalista de Il Mattino, Vincenzo Ammaliato. Funzionale anche la collaborazione e l’intervista rilasciata dal giornalista d’inchiesta Sergio Nazzaro, esperto del settore cammorristico. La ricostruzione degli eventi, così come l’identificazione del killer, è stata possibile grazie alla testimonianza di Joseph Ayimbora, unico sopravvissuto alla strage, tristemente defunto nel 2012 a causa di un aneurisma cerebrale. Oltre alla narrazione del dolore e inadeguatezza, arretratezza e crimine, La strage di San Gennaro è anche una testimonianza di coraggio e forza, di orgoglio razziale da parte delle comunità ghanesi e nigeriane che hanno trovato la spinta perfar valere i propri diritti in una terra straniera.

Nella sua ultima mezz’ora, La strage di San Gennaro si improvvisa avvincente caccia all’uomo con la ricerca e l’arresto dello stesso Setola, diavolo della Tasmania incontenibile e selvatico, un villain tanto reale quanto spaventoso.

La strage di San Gennaro, valutazione e conclusione

La strage di San Gennaro è un documento prezioso e importante, capace di creare un toccante ma anche informativo scorcio in uno degli eventi di sangue più discussi della cronaca nera italiana. Una storia di magia, razzismo, povertà e omertà che trova – nonostante le aspettative basse – una sorta di lieto fine, offrendo la speranza nella giustizia come valore supremo, tangibile e possibile anche in un territorio lacerato dalla criminalità come l’hinterland napoletano.

Regia - 3
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 3
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 3

3

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