Boy Scouts of America: le verità nascoste – recensione del docu-film Netflix

Un raggelante sguardo nel cuore della vecchia, e putroppo corrotta, America: la dolorosa testimonianza di un gruppo di coraggiosi svela la verità di sangue.

L’America è una grande macchina di ideologie, di codici sociali ricchi di idee e significati: una vera fucina di regolamentazioni ed istituzioni che non lasciano scampo al vivere comune e civile, travolgendolo in modo assoluto. Una macchina così attiva, così produttiva, non può certamente che essere mossa da valori ambivalenti, molteplici, diversi. Gli effetti di questo investimento costante nella regolamentazione e dogmatizzazione di alcuni codici possono essere estremamente positivi, ma possono anche delineare una formalità totalizzante e falsa, un gioco al perbenismo che nasconde verità pericolose sotto il tappeto a scapito della sicurezza del singolo.
Boy Scouts of America: le verità nascoste è una docu-fiction ispirato ad un caso doloroso, che ha radici profonde nella vecchia America delle grandi ideologie e delle istituzioni sacre, come la Chiesa e i suoi piccoli pulcini-apostoli, i boy scouts, simbolo e baluardo di tutti i precetti migliori che costruiscono i valori di un paese intero. Se non fosse per un piccolo, quasi insignificante dettaglio: un caso di bancarotta che arriva come preavviso di un disastro più grande, un disastro che ha coinvolto manciate di ragazzini per un totale di 82.000 casi circa di molestia sessuale all’interno di una delle organizzazioni giovanili più importanti del mondo. Il docu-film, che ripercorre casi ormai vecchi di anni insieme a testimonianze più recenti, è disponibile su Netflix a partire dal 6 settembre 2023.

Boy Scouts of America: un doloroso affondo nel cuore dell’America e in una delle sue più importanti organizzazioni

Boy Scouts of America è un documentario investigativo che approccia in modo duro e chiaro ad uno dei casi più gravi di abusi sessuali sui minori mai documentati ( ma per troppo tempo ignorati) della storia d’America. Il nome dell’organizzazione, riportato nel titolo completo solo in italiano, è una denuncia molto diretta a coloro che hanno per decenni celato senza pietà una lista lunghissima lista di vittime, giovani uomini che credevano di fare parte di una compagnia sicura, una protezione totale senza pericolo, un luogo sacro intoccabile dalla fragilità della carne. Ma attraverso interviste con informatori, vittime e ex dipendenti degli Scouts of America, il regista Brian Knappenberger riesce a ricostruire una storia di abusi che inizia lontanissimo, agli albori della stessa organizzazione: una storia che ha rovinato vite, ha portato uno degli organi sociali e culturali per giovani alla total bancarotta, smontandone il significato all’interno della società americana.

L’abilità di Knappenberger è profondissima, corroborata da una sensibilità artistica oltre che una vena investigativa che non perde mai un colpo: l’indagine è delicata, ma le testimonianze delle vittime e la raccolta di materiali riferiti ai singoli casi non lasciano ombra a nessun dubbio, le domande poste dallo stesso documentario trovano una risposta e quelle che non ne hanno una restano sospese come quesiti ancestrali ed esistenziali. Un caso così complesso poteva essere corroborato da facili sentimentalismi, colonne sonore d’accompagnamento ricche di pathos, ma la scelta stilistica di mantenere tutto su una sovrastruttura minimal, dando così modo agli intervistati di rovistare nei propri ricordi e nelle proprie esperienze passate lasciandosi trascinare dall’emozione, dalla forza del ricordo, dalla voglia di giustizia.

Un documento così importante, così forte, era necessario per rendere giustizia alla vittime di una serie lunghissima di delitti lasciati impuniti per difendere il buon nome dei valori americani, della Chiesa che tutto vede e tutto tace, istituzione madre e matrigna. Il fondamentale rispetto profondo del regista per i soggetti scelti, per il loro coraggio, è visibile nel suo montaggio abile e delicato, un racconto dignitoso per restituire il pudore perduto, l’innocenza scarnificata e sacrificata sull’altare del falso perbenismo dei valori occidentali. Boy Scouts of America è un’opera rara, ben costruita, capace di restituire al giornalismo investigativo il suo spazio d’onore sociale ed informativo: male ne esce, come spesso accade, l’America religiosa, dei valori “sani” e “integri” che ne costruiscono le basi culturali e sociali.

Sotto l’oro che luccica – anche e soprattutto quello più scintillante – bisogna cercare bene e a fondo, perché dov’è più forte la luce tanto è più profondo il buio. Una morale dolorosa, ben veicolata da un documentario che non ha paura di raccontare tutte le verità necessari per denunciar un sopruso inaccettabile, un messaggio che non lascia scampo e colpisce il suo colpo dritto al cuore.

Valutazione e conclusione

Boy Scouts of America è un’opera fondamentale e ricca di spunti, costruita magistralmente e senza sbavature, che mantiene al minimo i suoi formalismi artistici per raccontare in modo diretto ed efficace le storie dei suoi protagonisti. La scevra realtà, in fin di conti, parla in modo molto più chiaro al cuore e alla mente degli spettatori, che resteranno sconvolti oltre ogni misura dal contenuto di questa denuncia criminale, da questa inchiesta irriverente e commovente al contempo, un racconto che mette su un piatto d’argento la coesistenza brutale dell’umanità con la sua assenza.

Regia - 4
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 4
Sonoro - 4
Emozione - 4

4

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