GIUDIZIO CINEMATOGRAPHE - FILMISNOW

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Un padre e un figlio. Un errore tragico dopo cui nulla sarà più come prima. L’amore paterno che esonda e tenta di salvare la propria creatura. Adam (Hunter Doohan), nel giorno dell’anniversario della scomparsa della madre, porta un mazzo di fiori dove è morta. Spaventato da una gang che lo sta importunando il ragazzo fugge in macchina ma nel farlo investe un motociclista, uccidendolo. Un ragazzino tanto quanto lui, una vita spezzata, una famiglia distrutta. Una volta a casa Adam confessa l’accaduto al padre, il giudice Michael Desiato (Bryan Cranston). I due decidono di andare al distretto di polizia per costituirsi, ma Michael scopre che la vittima è il figlio di uno dei boss della città, Jimmy Baxter (Michael Stuhlbarg). Per il figlio andare in prigione vorrebbe dire morte certa. In quel momento, il giudice che aveva dedicato la sua vita alla giustizia, per amore del figlio mette in discussione sé stesso e tutto ciò in cui ha creduto. Queste sono le direttrici su cui si costruisce Your Honor, la miniserie composta da dieci episodi per Showtime – uscita in Italia su SKY e su Now Tv dal 24 febbraio 2021 -, adattamento dell’israeliana Kvodo, ideata e scritta da Peter Moffat (The Night Of), sceneggiatore britannico con un passato da avvocato, che trova il suo centro nella performance tragica di Bryan Cranston che torna a lavorare ad una serie dopo essere stato Walt White di Breaking Bad.

Your Honor: un incidente che distrugge molte vite

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Your Honor è una storia che sconvolge e coinvolge fin dai primi minuti: ci racconta come una famiglia normale con una vita normale possa perdersi. Poi l’errore e ogni cosa si rompe. Adam, figlio modello, bravo ragazzo, per un momento di disattenzione (cade l’inalatore sotto il sedile della macchina e per raccoglierlo distoglie lo sguardo dalla strada) uccide un suo coetaneo e distrugge la vita sua, della sua famiglia e quella di Rocco Baxter. Quel crac nella storia modifica la direzione dei suoi giorni, il percorso dei personaggi muta il verso e mette in moto molte dinamiche all’interno della storia stessa.

Adam è pronto a crescere: l’università, il trasferimento in un’altra città, lasciare il padre. Poi il buio. L’incidente stradale. La totale perdita del centro. La disperazione. Il giovane è sconvolto, si sente in colpa, ricorda il tragico incidente e Rocco diventa un’ossessione, conoscerlo, celebrarlo e il suo pensiero fisso è la fine vita di un coetaneo a causa sua.

Your Honor nel pilot porta la tragedia sullo schermo: l’impatto tra il veicolo su cui viaggia Adam e quello su cui sfreccia Rocco Baxter è un pugno nello stomaco, un violento schiaffo in piena faccia. Il nucleo della scena sono i dettagli, a volte insopportabili e ci si sente in balia di un vulnus troppo grande da sopportare: il sangue, lo sbalzo sul ciglio della strada, il rantolo che continua a torturare l’altro creano un senso di angoscia “imperitura”, ipertrofico che accompagna lo spettatore e i personaggi lungo tutta la serie. Martirio, una vera e propria passione, due giovani della stessa età, con una famiglia che li attende, sono lì, su quella strada con destini ugualmente nefasti. Ogni cosa punta ad un senso claustrofobico che non lascia in pace mai.

Come si può sopravvivere ad una cosa del genere? Come si può continuare a condurre una vita normale se sei consapevole di aver ucciso qualcuno e soprattutto sai di avergli negato l’aiuto necessario? Si chiede questo lo spettatore e se lo chiede anche Adam quando il padre continua a invitarlo a costruire il suo futuro nonostante l’accaduto, a fingere che non sia successo nulla quel 9 ottobre.

Your Honor: Bryan Cranston e l’interpretazione di un uomo “normale”

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Your Honor è la narrazione dell’amore paterno, di una tragedia familiare a livelli esponenziali: ci sono due padri che soffrono per motivi diversi, c’è il dolore di uno che perde il proprio figlio, c’è quello del giudice, quel vostro onore del titolo perché è su di lui che si poggia la storia. C’è anche però il dramma della famiglia di Kofi Jones (Lamar Johnson) che viene usato come specchietto per le allodole per salvare Adam da parte di Michael. Si può fare una gerarchia di figli: c’è chi è più importante di altri? Si può distruggere la vita di uno per proteggere quella di chi ami? Questa serie lavora proprio su queste riflessioni, portando il dubbio nella vita di un giudice che ha sempre saputo discernere la realtà.

Cosa può fare un padre in nome dell’amore per i propri figli? Tutto, anche snaturare sé stesso. Michael/Cranston porta la tragedia di un uomo normale, cosa che aveva già fatto con il suo professor White, e che, in virtù del dramma, vive, esiste su questo palco. Desiato è un giudice irreprensibile, “giusto”, ligio al dovere ma è capace di fare qualunque cosa per salvare dal buco nero, dalla morte, Adam: mentire, nascondere, falsificare le prove, sparigliando le carte. Le categorie del bene e del male vengono meno e i personaggi entrano in una spaventosa zona grigia: l’uomo scende a patti con coloro che prima metteva dietro alle sbarre, “rende” colpevoli quelli che prima, costi quel che costi, cercava di salvare. Costruisce alibi, cancella filmati di sorveglianza, lava macchie di sangue, fa sparire la macchina, fa leva su un “organismo”, da lui conosciuto alla perfezione, fatto di falle e abitato da pregiudizi razziali – si pensi a Kofi Jones e alla sua fine.

Con la toga, con il suo volto serio, da brav’uomo, gioca con quel ruolo che ha da sempre ricoperto con onore, parla con la giuria come un padre farebbe con il figlio perché vuole fare con loro ciò che il burattinaio fa con i burattini (“faccio in modo che guardino verso di me per prendere spunto da me”).

Bugie e inganni, trame e false piste si intrecciano e tutto parte dal primo passo sbagliato, l’arresto di un giovane afroamericano, Kofi Jones che fa parte della banda Desire e che diventa capro espiatorio sia della famiglia Desiato sia dei Baxter. Your Honor è il racconto di uno scontro all’ultimo sangue in cui finiscono per cadere altri figli ancora, altre famiglie. Michael ha i tratti forti e potenti di un personaggio shakespeariano che acquista ancor più vigore con l’interpretazione di Cranston che dona ogni sua ruga, il suo sguardo intenso, il suo corpo asciutto e schietto ad un uomo che perde tutto per non perdere niente. Nel foro sembra il Marco Antonio shakespeariano, usa la retorica, le armi in suo possesso per convincere i buoni (la giuria, i colleghi, gli amici e le amiche) ma anche i cattivi (il gangster Baxter), lui è un uomo di legge, conosce tutte le tecniche e riesce a fare tutto ciò che è in suo possesso per salvare suo figlio. Si esplora, come nelle opere shakespeariane, la complessità morale dell’individuo e così, l’uno di fronte all’altro, il giudice e il gangster non sono poi così diversi. Per entrambi bugia e amore vanno di pari passo, per entrambi l’amore per i figli è incondizionato, per entrambi come una ciambella con dei buchi la legge concepisce l’illegalità come congenita alla legalità stessa.

Your Honor: il destino, nonostante tutto, attende i protagonisti

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Your Honor cammina in bilico tra più forze, giustizia e illegalità, amore e rabbia, colpa e rimorso, è una tragedia classica a tutti gli effetti che insinua il dubbio, rende partecipi del lato oscuro dell’essere umano. Per la famiglia i due uomini sono pronti a compiere i gesti più efferati ma il male è inevitabile, il dolore diventa una sorta di divinità pronta a colpire. Entrambi capiscono, scusano i loro figli, entrambi li salvano: Michael mente al figlio, lo tiene lontano da ciò che potrebbe farlo soffrire, Jimmy, nonostante i tanti errori di Carlo, tornato per l’ennesima volta in carcere e colpevole della morte di Kofi, prova a proteggerlo. Giocano con i valori fondamentali dell’esistenza e li sovvertono, la morte per la morte, la vendetta per la vendetta, il figlio per il figlio, pensano a salvare, vogliono vincere contro il Nemico ma si comprende che è impossibile sfuggire a ciò che le Parche hanno scelto per loro. Come capita nei miti e nelle tragedie greche e latine, si può tramare, si può bluffare ma il destino riporta l’essere umano dove tutto è iniziato. Ogni personaggio è imbevuto di molta letteratura: Michael è Sisifo che porta sulle spalle la tragedia sua e quella di suo figlio.

Your Honor: la storia di un sacrificio

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Mentre Michael cambia radicalmente vita, Jimmy continua a partecipare al sistema illecito di cui si è cibato fino ad ora. Se fuori casa è un uomo meschino, violento, senza scrupoli, tra le mura domestiche è padre amorevole, che soffre per la morte di Rocco, per la carcerazione di Carlo e vive per la figlia Sofia. Quest’ultima ha una parte importante nella storia, sembra una cellula estranea in questo turbine di sangue e violenza, in un sistema giudiziario compromesso e di una moralità elastica. Lei cerca di capire, mette in dubbio la sua famiglia, pur amando profondamente il padre, domanda ai genitori cosa avrebbero fatto se si fossero trovati di fronte alla scelta di Abramo – Dio gli ordina di sacrificare il figlio Isacco e Abramo si reca senza esitazioni sul monte Moriah. La risposta forse lei la sa già, non ha bisogno di porre domande.

Your Honor racconta una storia di sacrificio nel senso inverso: Michael sacrifica sé stesso pur di non distruggere la vita di suo figlio, non si pone dubbi, la ragione per lui è quella giusta. Come ha fatto Abramo anche Michael non avvisa nessuno per portare a termine la sua opera: l’etica di padre – e non di Dio – viene prima di ogni altra etica.

Your Honor: dieci episodi che sconvolgono

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Ci sono dei punti soprattutto nel racconto della famiglia di Jones in cui Your Honor perde di forza, mentre riesce perfettamente a conquistare lo spettatore nella narrazione di un padre che si sacrifica per il proprio figlio. Grazie ad una narrazione e ad una regia raffinate ed eleganti, la serie colpisce nel segno appoggiandosi sull’interpretazione dei suoi attori, primo fra tutti Cranston che giganteggia fra toghe e abbracci paterni. Lo spettatore si immerge in una storia potente che tocca le più profonde emozioni umane, in un dramma nero teso a salvare il proprio figlio dalle mani del nemico.