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Cosa aspettarsi dalla nuova creatura dell’ideatore de La casa di carta? Questa è la domanda che in moltissimi si sono fatti appena è stato rilasciato il trailer di White lines, serie creata da Alex Pina per Netflix. I dieci episodi sono ambientati a Ibiza, tra discoteche, feste deliranti, intrighi amorosi, traffici di droga, efferate violenze, lotte familiari per il controllo dell’isola e soprattutto un omicidio irrisolto che riemerge vent’anni dopo il suo avvenimento. La vicenda si apre ai giorni nostri, quando il corpo del famoso dj Axel Collins viene scoperto nel deserto dell’Almeria, a più di vent’anni da quando era scomparso. Una volta capito che le indagini non sarebbero state riaperte, sua sorella Zoe decide di volare a Ibiza per indagare sulla morte del fratello. Da qui la narrazione procede alternandosi su un doppio binario, tra il 1996 con l’ascesa di Axel nella vita notturna dell’isola assieme ai suoi eccessi, e il presente dove si sviluppa la ricerca di Zoe, la quale entrerà poco a poco all’interno di un mondo molto diverso da quel che appare in superficie, conoscendo la famiglia Calafat, con i figli Oriol e Kika – fidanzata dell’epoca di Axel – e gli amici del ragazzo, Marcus, Anna e David, oltre al buttafuori e capo della sicurezza dei Calafat Boxer.

White Lines: guida al cast della nuova serie tv Netflix

White lines ha i presupposti di un giallo intrigante, ma perde forza scivolando in un melodramma dai deboli connotati

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Le premesse da cui parte la serie sono interessanti, soprattutto per quanto riguarda la scelta di portare una crime story all’interno della movida di Ibiza, un presupposto che scatena curiosità e un certo fascino per la possibile costruzione dell’intreccio in un simile contesto. Purtroppo però la realizzazione dello show raffredda notevolmente gli entusiasmi man mano che si procede nella visione. La domanda “Cos’è successo ad Axel Collins?” – se la mente vi corre a “Chi ha ucciso Laura Palmer?” non siete sulla strada giusta, purtroppo qualunque paragone col capolavoro Twin Peaks è pura eresia – riesce a mantenere vivo il desiderio di arrivare alla risoluzione del mistero da parte dello spettatore. Eppure quest’ultimo viene messo abbastanza a dura prova dal continuo inserimento di elementi forzati e di scarso interesse, di cui White lines si riempie nel suo svolgimento. Progredendo la storia perde di vista il focus centrale, costellandosi di intrecci sentimentali, intrighi sessuali e questioni familiari e personali che la fanno scivolare verso la soap opera, dando al contenuto un carattere melenso e melodrammatico che ne fa scemare di molto l’appeal. Le situazioni diventano eccessivamente inverosimili e gli aspetti passionali si fanno poco intriganti, nonostante la suadente atmosfera che li contorna.

White lines ha alcuni momenti riusciti ma non sufficienti per un lavoro dove la storia viene banalizzata eccessivamente

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Una notevole limitazione è data dalla scrittura dei personaggi, con cui si fatica ad entrare in sintonia e che risultano infatti monodimensionali, di scarso interesse e privi di fascino, con poche parziali eccezioni. Le loro interazioni sono caratterizzate da dialoghi spesso banali e scialbi, conditi con qualche frase da post instagram acchiappa-giovani, e che contribuiscono a svilire la forza del lavoro di Alex Pina. È un peccato perché la regia si dimostra complessivamente dinamica, seguendo bene le azioni e mettendo in risalto le location, così come certi passaggi frenetici coinvolgono e creano una buona adrenalina, anche attraverso delle scene pulp di sufficiente impatto. Inoltre va detto che le parti in flashback inerenti gli anni ’90 e la definizione passo a passo della storia di Axel, sono le meglio riuscite della serie. Vengono qui ricreate le atmosfere dell’epoca, facendo trasparire abbastanza bene il carattere oltre il limite delle feste e dei luoghi in cui avvenivano questi eccessi, rendendo Axel l’unico personaggio con un minimo di fascino dello show.

Tuttavia questi tratti positivi, non riescono a risollevare un racconto che complessivamente manca di verve e che scade in banalità e situazioni inconsistenti in troppi passaggi. La scelta di annacquare l’aspetto thriller di base con un insieme di intrecci da telenovela non solo dilunga eccessivamente il tempo della narrazione ma la penalizza nella sua essenza. Si arriva così stanchi e poco interessati al finale dove viene svelato – per altro con una costruzione debole – il mistero iniziale.

La serie di Alex Pina è un prodotto che non convince e non trova un’armonia tra i suoi diversi componenti

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White Lines: la colonna sonora della serie del creatore de La Casa di Carta

White lines affossa quindi il suo carattere noir, che sembrava costituirne inizialmente l’anima, per scivolare in una sorta di percorso di trasgressione e riscoperta dell’interiorità della protagonista. La ricerca della verità su quanto accaduto al fratello per una buona parte degli episodi diviene quasi un contorno rispetto alle esperienze che prova Zoe nel corso della sua permanenza a Ibiza e all’intersecarsi di queste con le vicende dei Calafat, in un’integrazione tra gli elementi comunque non adeguatamente riuscita. Anche la scelta degli attori contribuisce a togliere consistenza alla resa finale, con volti inadeguati e interpretazioni prive di mordente talvolta forzate. Il montaggio che alterna passato e presente permette di dare brio e di non incappare nella noia, però la narrazione frastagliata – con toni mal assortiti e vicende talvolta slegate o condite da accadimenti non armonizzati – rende la serie insipida. Si fatica a prendere White lines sul serio a causa delle forzature che trascendono anche la finzione cinematografica e di troppi passaggi che risultano superflui o non adeguatamente spiegati.

C’era sicuramente un potenziale importante in partenza, ma il risultato finale – al di là di singoli momenti e di un’estetica discretamente accattivante – è purtroppo poca cosa e i contenuti che marcano eccessivamente il carattere melò dello script ne minano irrimediabilmente la resa complessiva.