Presentato al Roma FF16 nella sezione Eventi Speciali, Vita da Carlo è la serie tv diretta e co-sceneggiata da Carlo Verdone, qui all’esordio nel mondo della serialità. Con dieci episodi da trenta minuti, la nuova scommessa di Amazon Prime Video punta sulla nostalgia, rievocando il passato glorioso di uno degli attori italiani più amati di sempre, qui ritratto nelle sue vesti più umane e quotidiane. La vita di un uomo – dietro l’attore – venduta per cortesia al miglior offerente, in un quadro sociale che vuole l’iconicità sottomessa alle insistenti richieste del pubblico. Il cast corale, composto da nomi di rilievo come Max Tortora, Anita Caprioli, Monica Guerritore, Antonello Venditti, Stefano Ambrogi realizza una credibile armonia tra i personaggi, coinvolti in gag dal sapore retrò sullo sfondo di una Roma ancora bellissima, ma sull’orlo del declino. Ci penserà Carlo – forse – a riportare la Capitale allo splendore di un tempo, quello decantato da Tito Livio, con una  candidatura a sindaco che famiglia, amici e  fan sembrano supportare.

Abbiamo visto in anteprima i primi quattro episodi della serie, che debutterà su Amazon Prime Video il 5 novembre 2021.

“O famo strano? No, o famo sindaco”: Carlo Verdone quasi sindaco in Vita da Carlo

vita da carlo cinematographe.it

Dopo il responso tiepido delle sue ultime commedie, Carlo è determinato a risollevare la sua carriera e presentarsi al pubblico in una veste inedita, quella di un regista – ormai stanco di calcare la scena – pronto a realizzare un progetto esistenzialista incentrato più sulla narrazione evocativa che sui soliti protagonisti: Incontro delle ombre a metà tra Tarkovskij e i fratelli Grimm, con un tocco di Murnau – sembra essere il titolo giusto per puntare alla Palma d’oro di Cannes, sogno ricorrente di Carlo ormai affaticato e rattristato all’idea di aver raggiunto il declino. Il fantasma gentile di Carlo, quello di Gallo Cedrone, Borotalco, Viaggi di Nozze, continua a destare l’attenzione dei romani e dei romanisti, che non perdono occasione per abbandonare di colpo qualsiasi cosa stiano facendo per abbracciare l’attore e costringerlo a selfie forzati. Alla situazione artistica incerta del regista corrisponde, anche sul piano privato, una difficoltà nel gestire i rapporti familiari: la figlia Giulia, interpretata dalla figlia d’arte Caterina De Angelis (Margherita Buy è sua madre), convive nella casa paterna con Chicco – fidanzato abusivo, del tutto distante dalle abitudini della ragazza e del padrone di casa – ma è pronta a lasciarlo per inseguire il suo sogno di diventare ricercatrice a Londra; Paolo (Filippo Contri) invece ha appena lasciato il nido paterno, nel tentativo di costruirsi un futuro autonomo da quello della famiglia. Afflitto e malinconico all’idea di cadere nell’oblio, Carlo si lascia influenzare dalle opinioni di chi lo vorrebbe ancora attore e regista di personaggi, quando invece il suo desiderio più grande è quello di acquistare autorevolezza come regista. L’occasione di riscattare la sua icona, mai dimenticata ma sfruttata esclusivamente per la notorietà, arriva quando per un qui pro quo l’attore sembra accettare di concorrere alla carica di Sindaco di Roma. Onesto, vero romano, amatissimo dalla sua città, Carlo si troverà a fare i conti con le aspettative del pubblico, aiutato dal suo fedele, immancabile, antidepressivo Sereupin.

Tra miseria e malinconia, brillano le glorie del passato

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La voce di Carlo Verdone sindaco di Roma aleggiava già da tempo. Poco prima delle elezioni Carlo aveva infatti incaricato alcuni sondaggisti privati di raccogliere i dati riguardo una sua possibile candidatura. Dai risultati era emerso che avrebbe avuto un numero elevatissimo di consensi. L’evento è stato lo spunto per la sceneggiatura di Vita da Carlo, che nella vita reale è invece convinto che “ciascuno debba fare il lavoro che sa fare, senza improvvisarsi politico.” Ci vogliono qualità e pacatezza per rifuggire il rischio di trattare la politica alla stregua di un discorso da bar o di una comicità spicciola. I primi quattro episodi, visti in anteprima nella sedicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, marcano un garbato citazionismo alle glorie del passato, a quei lungometraggi in cui Carlo Verdone dava vita e fisionomia a dei personaggi stravaganti, talvolta senza qualità, medi, umani, variopinti, impressi nella memoria di una Roma incapace di dimenticare. La comicità proposta dal regista negli ultimi anni è riflessa con una strategia meta-cinematografica nell’incertezza di un rinnovato splendore cinematografico: circondato dagli amici di sempre, osannato da un pubblico sempre fedele e fiducioso, Carlo non si sente più quello di una volta. Ad un punto morto della sua carriera, dopo più di quarant’anni di attività, Carlo Verdone sembra ritrarsi come il Guido Anselmi del 2021, un regista impantanato nella mediocrità contemporanea che tenta in tutti i modi di risalire il corso del tempo e ritrovarsi autorevole più che sagace.

Gli episodi scorrono godibilmente, se si prescinde da una recitazione talvolta marcata eccessivamente e da gag ereditarie rinvigorite dall’uso di un linguaggio colorito, ma sempre perdonabile. L’uomo oltre lo schermo viene fuori con tutte le paturnie, vittima di una monotonia reiterata che ha la sua svolta nell’incontro con la farmacista Anita Caprioli. Sarà lei ad aiutarlo nella scelta più importante della sua carriera?