Uno Splendido Errore – Stagione 2: recensione della serie romantica Netflix

Uno Splendido Errore torna con la sua stagione 2, un triangolo amoroso ricco di cliché e un dramma poco esplorato.

Ci sono serie che, più di altre, sembrano vivere della loro stessa imperfezione. Uno Splendido Errore appartiene a questa categoria, e forse è proprio questo il suo destino: oscillare costantemente tra la promessa di un racconto emozionante e il rischio di restare intrappolata nei suoi cliché. La seconda stagione, approdata su Netflix, conferma questa natura fragile e ambivalente, portando sullo schermo una storia che cattura e respinge, consola e irrita, senza mai smettere di interrogare chi la guarda.

Jackie e la voce di un dolore mai urlato

Uno splendido errore; cinematographe.it

Al centro resta Jackie, protagonista silenziosa e ferita, che continua a muoversi tra i corridoi della casa dei Walter come un’ombra che cerca posto tra la vita e la memoria. Eppure, anche stavolta, il dolore che la definisce rimane per lo più sussurrato. La tragedia che ha segnato la sua esistenza non trova mai uno spazio narrativo compiuto, come se fosse un ricordo da accennare soltanto, mai da affrontare davvero. Jackie fugge, tace, osserva. Sembra sempre sul punto di esplodere, ma si ferma prima. È una protagonista che porta dentro un lutto enorme, ma che non riceve mai dalla sceneggiatura la possibilità di trasformarlo in crescita. E così rimane immobile, in bilico, più spettatrice che protagonista della sua stessa vicenda.

Il cuore diviso tra Alex e Cole

Uno splendido errore; cinematographe.it

Se il dolore resta taciuto, è l’amore a farsi centro della narrazione. La relazione con Alex e Cole è il filo rosso che lega tutti gli episodi, la scintilla che dovrebbe illuminare la crescita dei personaggi. Ma anche qui la serie si muove in un terreno fragile. Da un lato c’è l’intensità degli sguardi, i gesti trattenuti, quella dolcezza acerba che appartiene ai primi amori e che, in alcuni momenti, riesce a vibrare di sincerità. Dall’altro, c’è la ripetizione di schemi già noti, il rischio costante di cadere nel già visto.

Il triangolo amoroso funziona a tratti, ma resta prigioniero di una scrittura che preferisce il melodramma facile al racconto autentico. È come se la serie non avesse il coraggio di spingersi oltre, di raccontare davvero la complessità di tre ragazzi che crescono insieme tra desideri e paure. Quello che rimane è un gioco di rimandi che intrattiene, ma non convince e nella sua ripetitività, talvolta, stanca.

In un racconto che nasce dal trauma, colpisce l’assenza quasi totale del mondo adulto. I Walter, che avrebbero potuto essere figure di sostegno, rimangono sullo sfondo, poco più che sagome. Non c’è mai un vero dialogo, non c’è mai una guida. Jackie e i ragazzi si muovono come se fossero soli, come se nessuno potesse davvero offrire loro un appiglio. È una scelta narrativa che impoverisce la storia, togliendole radici e profondità. Perché in assenza di uno sguardo adulto, l’adolescenza diventa soltanto un eterno girotondo di emozioni acerbe, senza mai trasformarsi in percorso di crescita.

Un finale che apre spiragli

Uno splendido errore; cinematographe.it

Eppure, proprio quando la serie sembra rimanere intrappolata nei suoi limiti, arriva un finale capace di scuotere le acque. La confessione di Jackie, la frattura tra i fratelli, il crollo improvviso di chi sembrava il pilastro della famiglia: in questi momenti la serie trova finalmente un tono più intenso, più adulto, più rischioso. È come se, dopo una lunga esitazione, Uno Splendido Errore avesse deciso di guardare in faccia le conseguenze delle proprie scelte. Ed è in quell’istante che si intravede il potenziale vero della storia: non tanto nei cliché romantici, ma nel coraggio di affrontare il dolore e le contraddizioni dell’età che racconta.

Uno splendido errore: valutazione e conclusione

La seconda stagione di Uno Splendido Errore è un paradosso fedele al suo titolo. È fragile, discontinua, spesso prevedibile. Ma è anche capace di piccoli lampi di sincerità, di momenti che, pur tra mille esitazioni, riescono a catturare lo spettatore. Non è un racconto compiuto, non è un ritratto pienamente riuscito, ma conserva la grazia delle storie che, pur imperfette, riescono a farci compagnia.

In fondo, forse, il fascino della serie sta proprio in questo: nella sua natura di “errore splendido”, in quell’imperfezione che irrita e conquista, che delude e consola. È un prodotto che vive delle sue contraddizioni e che, proprio per questo, continua ad attirare uno sguardo. Perché a volte, anche un errore, se sa raccontare con delicatezza l’adolescenza e le sue ferite, può avere la luce di qualcosa che vale la pena di guardare.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 2.5
Recitazione - 2
Sonoro - 2
Emozione - 3

2.3

Tags: Netflix