The Dangerous Book for Boys – Stagione 1: recensione della serie Amazon

È disponibile su Amazon la prima stagione della serie prodotta da Bryan Cranston: The Dangerous Book for Boys. Ecco la nostra recensione.

Un bambino, Wyatt (Gabriel Bateman). Una famiglia, i McKenna. Una mancanza, quella di Patrick (Chris Diamantopoulos), il padre, morto prematuramente. Un lascito, un libro in cui cercare conforto e risposte nel momento del bisogno, quando ci si sente persi, delusi, spaventati, senza guida, troppo piccoli per essere grandi. Parte da qui The Dangerous Book for Boys, la serie tv Amazon creata da Bryan Cranston, il Walter White di Breaking Bad, prodotto che prende ispirazione dall’omonimo libro scritto da Conn e Hal Iggulden. Il bestseller è un’opera senza personaggi e senza storie in cui i due autori, realizzando una sorta di Manuale delle Giovani Marmotte contemporaneo, porgono ai bambini (dagli otto agli ottanta anni) di tutto il mondo la chiave per superare i piccoli e grandi problemi della vita. Cranston, insieme al regista Greg Mottola, prende tutto questo bagaglio e costruisce The Dangerous Book for Boys, un delicato affresco, composto da 6 episodi, in cui la famiglia McKenna deve sopravvivere ad un’assenza lacerante, quella paterna, ma soprattutto ad una sequenza di giorni in cui il meraviglioso papà inventore non ci sarà. Proprio sul domani si concentra la serie, su tutto ciò che Patrick non potrà insegnare ai figli. Eppure sarà presente non solo in ciascun componente della famiglia – dai tre figli (oltre a Wyatt, Dash/Drew Logan Powell e Liam/Kyan Zielinski), alla moglie Beth (Erinn Hayes), passando per la madre Tiffany (Swoosie Kurtz) e per il fratello (interpretato dallo stesso Diamantopoulos) – ma anche attraverso quel libro pop-up da cui fuoriescono avventure pronte per essere vissute.

The Dangerous Book for Boys: Wyatt, un piccolo eroe di tutti i giorni

Quel libro pericoloso, trovato dopo una caccia al tesoro dai fratelli con uno stupore tenero e eroico insieme, servirà soprattutto al piccolo Wyatt, timido, dolce, sensibile, spesse volte spaesato nella vita che gli sta intorno e spaventato da quel mondo che si apre quando sfoglia il manuale, prova dell’amore di un padre verso i propri figli. Quel diario serve proprio a lui per essere un uomo coraggioso perché il meno pronto alla vita, il più bisognoso del papà – non che gli altri non ce l’abbiano ma Dash e Liam hanno un altro carattere, un’altra età – colui che è già un piccolo uomo straordinario a cui manca solo la chiave per aprire quel meraviglioso scrigno già insito in lui (basti pensare a quel sii te stesso del padre, quando Wyatt prova i primi palpiti del cuore per una compagna di classe). The Dangerous Book for Boys segue e insegue l’odissea di questo giovane Ulisse moderno (spesso accompagnato da Dash e Liam), le peripezie sue e del genitore con cui ride, combatte, impara; lo spettatore assiste con il sorriso sulle labbra alle tappe di un viaggio spericolato e tenero.

Giocare a poker, combattere le guerre quotidiane, comunicare con il codice Morse, avere il coraggio di parlare con una ragazza, costruire una casa sull’albero, sono queste le cose che impara a fare il ragazzino, prove eroiche che ogni bambino deve superare per crescere. Wyatt, accanto al padre, nel mondo della fantasia e dell’immaginazione, impara tutti quei piccoli trucchi, mette in pratica quei grandi insegnamenti che gli sono utili poi nella realtà per affrontare quei quotidiani riti di iniziazione, pietre miliari nel percorso verso la maturità. Il montaggio segue il salto tra la fantasia e la realtà, tra il fuori e il dentro – nella testa di Wyatt, nel suo cuore e dietro ai suoi occhi chiusi – che rende il protagonista, non solo e non tanto un bambino diverso dagli altri  che vive in un pazzo mondo (i fratelli lo prendono un po’ in giro per questo, viene mandato dalla psicologa per aiutarlo in questo momento difficile), lontano da quello reale, ma l’eroe che noi tutti vorremmo e potremmo essere.

Come un piccolo spartano, non nelle aspre selve del monte Taigeto ma nella sua immaginazione e poi nella vita vera, il ragazzino impara l’arte della guerra (quella che poi usa con i suoi vicini di casa nella vendita della limonata), vive con il padre avventure che nessuno vivrà mai (andare sulla luna) e proprio in esse terrà vivo, ancora e ancora, il rapporto con lui. Un astronauta, un guerriero, un esploratore sono solo delle maschere indossate per acquisire nuove esperienze utili nella vita.

The Dangerous Book for Boys: Wyatt e Patrick, colonne portanti della famiglia McKenna 

Proprio questo abbraccio amoroso tra padre e figlio, diventa coagulante per la famiglia intera; ricordi (i balli in cui Patrick si lanciava), memorie (le sue invenzioni), piccole tranche de vie (la prima volta in cui Patrick e Beth si sono parlati) costruiscono l’immagine di un uomo speciale, divertente, buffo, ma anche di un padre, di un marito, di un fratello, di un figlio (la scatola dei ricordi ne è la prova). Prende forma sempre di più, lungo The Dangerous Book for Boys, l’immagine di un nucleo familiare forse a tratti un po’ disfunzionale, strano, sopra le righe ma lucente di vero amore e a poco a poco lo spettatore inizia a conoscere anche gli altri componenti, con fragilità, debolezze ma anche punti di forza. Giganteggia la figura di un bambino eroe della propria vita, ma giganteggiano anche la madre, la nonna, lo zio e i fratelli che lo sostengono e gli permettono di crescere. Beth è una delicata e forte donna contemporanea che ha tutto sulle proprie spalle (i problemi economici, l’educazione dei figli, gli ingombranti parenti) che non ha tempo, a parte quando è sola, di farsi travolgere dalla disperazione per la scomparsa del marito, ma che deve trovare il tempo per ricordarlo assieme ai figli. Tiffany è una nonna sui generis che non si fa mai chiamare così, un po’ hippie, lontana dalle incombenze del quotidiano, i capelli rossi come fiamme vitali, pronta a corteggiare e a farsi corteggiare, ma anche pronta ad accarezzare, baciare, abbracciare quei nipoti tanto amati, pronta a sciogliersi in un quanto mi manca. Teddy – interessante cortocircuito il fatto che, essendo lo stesso attore, sia così simile a Patrick – è uno zio strampalato, artefice di mille guai (la costruzione della casa sull’albero), un eterno bambino (la gelosia verso il nipote che preferisce giocare con un amico invece che con lui) che ama il divertimento, lo scherzo e le idee strane (l’allestimento della tenda nel salotto di casa, l’alpaca in giardino).

A unire tutti c’è proprio il piccolo Wyatt che prende il testimone passatogli dal padre. Il ragazzino ha ascoltato, imparato, introiettato gli insegnamenti paterni e riesce a donarli quasi inconsapevolmente agli altri. Diventa quindi una sorta di faro, di piccolo nocciolo attorno al quale il frutto (famiglia) riesce a maturare, senza perdere quella dolcezza che aveva prima della scomparsa di Patrick.

The Dangerous Book for Boys è una bella comedy che diverte, fa pensare e lungo i sei brevi episodi si ha la sensazione di entrare in una famiglia speciale, di cui è difficile non innamorarsi, e di farne parte.

 

Regia - 3
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 3
Recitazione - 3.5
Sonoro - 3
Emozione - 3.5

3.3

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