Tell me a story: recensione della serie thriller ispirata alle fiabe

Dal 5 ottobre arriva su Sky la prima stagione della serie che rivisita le fiabe più classiche in chiave moderna e con atmosfere da thriller psicologico.

Lo sappiamo, le favole non sono uccellini, canzoni e lieto fine come ci ha raccontato la Disney. Le storie originali delle fiabe che amiamo di più, infatti, sono molto dark, spesso grottesche, in alcuni casi quasi dei veri e proprio racconti dell’orrore. Una verità questa che ha dato spunto alla nascita di tantissime produzioni, sul grande e piccolo schermo, che raccontano il lato più oscuro delle fiabe. Ultima in questo filone si inserisce Tell me a story, serie antologica prodotta dall’americana CBS nel 2018 che debutta in Italia grazie a Sky, dove è in uscita il 31 ottobre 2021 con la sua prima stagione sul canale Sky Serie. Ispirata a una serie messicana (Érase una vez) Tell me a story nei primi dieci episodi prende tre famose fiabe –  I tre porcelliniHänsel e Gretel e Cappuccetto Rosso – le sposta nelle atmosfere moderne di New York e le intreccia con una serie di storie di amore, perdita, avidità, vendetta e omicidio. Nel cast, così come alla scrittura, compaiono una serie di volti noti della tv per adolescenti e forse è proprio questo il problema della serie. Per tutta la durata della prima stagione, Tell me a story non riesce mai davvero a inquietare, intrigare o spaventare: sembra sempre un dramma per teenagers mascherato da thriller psicologico, e alla fine si rimane con la sensazione che manchi qualcosa.

Fiabe moderne a tinte oscure nella New York dei nostri giorni

tell me a story Cinematographe.it

La prima stagione di Tell me a story si svolge a New York, dove le vite apparentemente scollegate di una serie di personaggi si intrecciano in un racconto di amore, odio e vendetta, ricalcando le tracce di alcune celebri fiabe. La storia di Cappuccetto rosso è raccontata attraverso Kayla Sherman (interpretata da Danielle Campbell), classica liceale ribelle che dopo la morte della madre si trasferisce in città dalla nonna (Kim Cattrall), dove conosce l’affascinante insegnante Nick (Billy Magnussen). I tre rapinatori mascherati con il volto coperto da maschere a forma di maiale sono I tre porcellini moderni e hanno i volti di Michael Raymond-James, Dorian Missick e Paul Wesley, l’amatissimo Stefan Salvatore di The Vampire Diaries. La terza favola scelta è Hänsel e Gretel, ma invece di due bimbi tedeschi troviamo  Hannah (Dania Ramirez) e Gabe (Davi Santos), fratello e sorella che si troveranno a coprire un evento tragico.

Tell me a story: i personaggi delle favole invertono i ruoli

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Iniziamo analizzando gli aspetti positivi della serie, a partire dal buon cast messo insieme dove spicca l’idolo delle teenager Paul Wesley, diventato famoso nel ruolo del bel vampiro Stefan Salvatore in The Vampire Diaries. Qui lo ritroviamo in un personaggio più oscuro e tormentato, un bel cambiamento per festeggiare il suo ritorno sul piccolo schermo. Sempre dallo stesso mondo, questa volta dallo spin off The Originals, troviamo la bella Danielle Campbell a dare il volto a una Cappuccetto rosso ribelle e sprezzante del pericolo. Una piacevole sorpresa trovare accanto a lei Billy Magnussen, attore intenso e dalle mille sfaccettature: chi se lo ricorda nei panni del principe di Into the Woods accanto a Chris Pine? Sempre un piacere, poi, vedere sullo schermo Kim Cattrall, intramontabile Samantha Jones di Sex and the City che stavolta vediamo nei panni di una nonna un po’ fuori dalle righe. Anche dal punto di vista tecnico Tell me a story è ben realizzata. La regia è attenta e non banale, rincorre spesso i protagonisti e riesce a far sentire lo spettatore dentro la storia a livello di azione. Buona anche la fotografia, che con le sue luci cupe e i giochi di ombre spesso la New York della serie sembra strizzare l’occhio alla Gotham City di Batman. Dal punto di vista della storia, la parte più problematica della storia, l’idea di fondo di adattare le favole al mondo moderno non è malvagia. Buona anche l’idea di ribaltare i ruoli dei personaggi e mischiare le carte tra buoni e cattivi, facendo diventare i tre porcellini tre rapinatori, Cappuccetto rosso una ribelle e Hänsel e Gretel un ragazzo con problemi di droga e una ex militare.

Un teenage drama mascherato da thriller psicologico

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Veniamo ora ai lati negativi. Il problema di fondo è che l’autore principale di Tell me a story, Kevin Williamson, è un eccellente sceneggiatore di teenage drama: è lui, infatti, che firma un’opera iconica come Dawson’s Creek e anche l’amatissimo The Vampire Diaries. Niente di male in questo ovviamente, se non fosse che Williamson riporta le atmosfere che conosce anche in questa serie, che dovrebbe essere un thriller psicologico dalle tinte dark, oscuro e cattivo, ma che per tutto il tempo sembra solo un dramma adolescenziale mascherato. Largo spazio viene dato alla psicologia dei personaggi, ma viene fatto in modo molto melodrammatico e gli elementi che dovrebbero essere oscuri – droga, omicidi, delinquenza, rapporti sessuali con minorenni – sono davvero eccessivi. Sembra quasi che, di questi elementi, se ne vogliano mettere il più possibile come per dire “ecco, guardate quanto tutti sono cattivi, sbandati e problematici!”. Il risultato è che l’atmosfera dark sembra forzata, e tutto quello che succede non riesce mai a mettere davvero ansia allo spettatore, cosa che un buon thriller psicologico dovrebbe invece saper fare.

Tell me a story è una buona idea di partenza che però è stata sviluppata in modo troppo debole rispetto alle sue premesse. La serie infatti si presenta come un thriller che vuole sconvolgere lo spettatore a livello psicologico, ma basta vedere anche solo un paio di puntate per capire che non è riuscita a centrare il punto. Non rimane che attendere di vedere la seconda e ultima stagione, uscita negli USA nel 2020 prima della cancellazione. Stessi attori, nuove storie e nuove favole: magari con il secondo tentativo è andata meglio.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 2.5
Recitazione - 2.5
Sonoro - 2
Emozione - 2

2.3

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