Suburræterna: recensione della serie TV Netflix sequel di Suburra

I primi due episodi, presentati alla 18esima edizione della Festa del Cinema di Roma, convincono poco a causa di una storia che sembra aver già detto tutto.

Suburræterna è probabilmente una delle serie televisive italiane più attese del momento: dopo il grande successo di Suburra – La serie (2017-2020), a sua volta derivata dal film Suburra (2015) e dal romanzo omonimo di Giancarlo De Cataldo, questo nuovo progetto è sequel diretto dello show sopracitato, ambientato 3 anni dopo il devastante epilogo che ha visto Spadino Anacleti (Giacomo Ferrara) abbandonare la vita criminale dopo la morte di Aureliano Adami (Alessandro Borghi) con il destino degli altri personaggi rimasto in sospeso.

Suburræterna; cinematographe.it

Suburræterna, con i primi due episodi presentati in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2023, comincia probabilmente con il piede sbagliato, tirando eccessivamente l’acceleratore e svelando apparentemente quasi tutte le sue carte. A salvare in parte il risultato, un’interessante evoluzione di alcuni personaggi, più qualche prospettiva futura che sfugge da un già visto generale. L’opera arriverà con tutte e 8 le puntate direttamente su Netflix il 14 novembre 2023.

Suburræterna: la vendetta, uno schema che si ripete

Giacomo Ferrara - Cinematographe

La prima scena di Suburræterna vede Spadino (che ora che si fa chiamare Alberto, essendosi allontanato dalla famiglia) a Berlino, mentre si esibisce alla console in una discoteca. Arriva poi il ritorno alla realtà, a Roma, tramite una telefonata: l’Anacleti è costretto tornare nella Capitale per un fatto grave. Intanto c’è molta concitazione nelle strade: il malcontento sotto forma di rivolte violente, mentre una nuova corrente papale si sta facendo strada, mettendo da parte la direzione conservatrice di Fiorenzo Nascari (Alberto Cracco). Sempre in parallelo, gli Anacleti sono sempre più deboli con altre famiglie che voglio prendersi una fetta e un giovane politico prepara la sua scalata al potere osteggiando le decisioni esecutive di Amedeo Cinaglia (Filippo Nigro). Una linea narrativa comune di questi primi attimi della serie sembra essere il rinnovamento che si attua con la vendetta.

La sceneggiatura, di conseguenza, ripropone uno schema trito e ritrito con una lotta al potere che torna preponderante a Roma, con nuovi equilibri che serpeggiano all’orizzonte. Se, ad ora, la guerra fratricida tra le famiglie zingare e il conflitto politico ci sembrano decisamente più deboli come storyline, prendono qualche punto in più la trama principale dedicata ad Alberto Anacleti, sicuramente molto diversa da quanto ci si poteva aspettare e quella legata alla curia Romana con un Cardinale inedito che dimostra tutto il suo carisma. Per il resto nulla di nuovo: sparatorie, cadaveri per strada, accordi economici, piazze di spaccio ridistribuite, attentati, leggi ad hoc, insomma tutto quello che abbiamo visto fino allo stremo in Suburra – La serie.

Se quindi il punto di partenza di Suburræterna non è dei migliori, bisogna inoltre mettere in evidenza un’altra criticità che per ora è parte attiva delle due puntate che abbiamo visto in anteprima. A livello di percezione generale sembra che, sul piano narrativo, gli sceneggiatori abbiano compattato molti ma molti più episodi, con l’illusione di avere in mano il quadro completo dell’intera serie nonostante siamo ancora in una fase introduttiva. Tutto non solo sembra prevedibile, ma anche risolto, almeno quasi nella totalità dei casi e quindi il brivido dell’incertezza crolla rapidamente, lasciando spazio ad una trama con poco mordente e con pochi spiragli, almeno ora, di rilancio.

Il tutto, purtroppo, è coerente con una regia poco ispirata che utilizza il dinamismo e l’azione per mascherare i tanti problemi che la affliggono. Difatti, eccetto qualche passaggio più che sufficiente che perlomeno varia la formula presentata, per il resto abbiamo una macchina presa che racconta la storia raschiando solo e soltanto superficie, concentrandosi troppo su dettagli totalmente inutili o fuori fuoco. Ecco che quindi speriamo che, nelle prossime puntate, non solo ci siano idee più creative, ma che venga proposto qualcosa di più solido e meno vago, entrando di più nella trama che, comunque, nonostante l’ampia prevedibilità, ha raccontato decisamente poco.

Suburræterna: ripartire dall’incertezza

Suburræterna 2 - Cinematographe

Di fronte ad un inizio fiacco e ripetitivo, Suburræterna può ripartire da tutti gli elementi per così dire incerti ovvero quelle variabili che, all’interno della storia, sembrano essere ancora in partita non avendo ancora chiarito la loro essenza. Un esempio è dato dal ruolo di Alberto Anacleti nella serie che è ancora enigmatico, nonostante la scena finale del secondo episodio sembra suggerire una possibile direzione. Anche i nuovi personaggi in campo potrebbero nascondere qualche sorpresa inaspettata, anche se purtroppo non tutti sono degni di nota. Anche l’evoluzione diabolica di Cinaglia che, mano a mano che la trama di Suburra avanza diventa sempre più avido e privo di scrupoli (di fatto diventando quasi un sostituto di Samurai) è quantomeno intrigante e può rappresentare un’occasione da non perdere.

Ecco, proprio parlando di trasformazione, pure il mutamento radicale che vede protagonista Alberto rappresenta l’anello forte di una narrazione che quindi, in conclusione, ha bisogno di partire dai cambiamenti, perlomeno quelli realizzati con criterio. Sì perché, come accennavamo qui sopra, non tutti i nuovi comprimari della storia sembrano avere il potenziale giusto. Chiaramente non faremo nomi per preservare il più possibile la visione della serie, ma è evidente che alcune figure sono state inserite come mero riempitivo per andare a colorare una narrazione che poteva perfettamente essersi conclusa anche con Suburra, senza necessitare di un seguito seriale obbligatorio.

Alla fine, a fronte delle prime due puntate, viene proprio spontanea questa domanda: ma c’era veramente bisogno di mandare avanti una storia criminale che per adesso sembra un mero clone di quello che abbiamo visto in passato? Probabilmente no, anche se è ugualmente vero che stiamo guardando solo un quadro parziale e manca ancora molto per arrivare ad un giudizio più completo e dettagliato. Un altro punto a favore per lo show, per fortuna, è rappresentato dal cast scelto che, almeno in due casi, segna dei picchi notevoli.

Ci stiamo riferendo in particolare a Filippo Nigro (Le fate ignoranti, E la chiamano Estate) e Giacomo Ferrara (Non mi uccidere, Alfredino – Una storia italiana) rispettivamente nei ruoli di Amedeo Cinaglia e Alberto Anacleti. Se Ferrara, a livello recitativo, taglia i ponti con il passato come fatto dal suo alter ego su schermo presentando una versione matura e disillusa del personaggio; al contrario Nigro lavora molto bene sull’ambizione e l’egoismo di un uomo che ha sacrificato la sua famiglia e la sua onestà solo per il potere e il denaro. Anche il resto degli attori ha fatto comunque un lavoro dignitoso, ma conoscendo bene le figure di riferimento, il miglioramento più impattante e palese si riscontra in particolare nel duo Nigro-Ferrara.

Suburræterna: valutazione e conclusione

Suburræterna 3 - Cinematographe

Una regia pigra e ancora troppo fuori dalla storia; una sceneggiatura che racconta tutto in fretta, svelando già quasi l’intero piano della stagione; una fotografia cupa in linea con quanto visto in Suburra; una recitazione più che dignitosa con dei picchi con Giacomo Ferrara e Filippo Nigro; un sonoro non particolarmente memorabile che comunque accompagna lo sviluppo della trama; un senso perenne di già visto. In conclusione, con questi primi due episodi, la serie parte molto, ma molto in sordina, dando per ora pochi motivi per continuare la visione.

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Regia - 2
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 3
Recitazione - 3.5
Sonoro - 3
Emozione - 2.5

2.7