Non ho mai…: recensione della serie TV Netflix

Parte da un gioco per raccontare una realtà molto più complessa.

Ci si sente sbagliati, mancanti, spesso soli quando si è adolescenti ed è difficile narrarlo bene e in maniera originale. Non ho mai… – su Netflix dal 27 aprile 2020 -, teen drama di dieci episodi, ideato dall’attrice e autrice Mindy Kaling (The Mindy’s project) e scritto insieme a Lang Fisher, tenta di farlo attraverso la storia della quindicenne Devi Vishwakumar (Maitreyi Ramakrishnan), figlia di indiani immigrati negli Stati Uniti. Cerca di sopravvivere nel mondo, inciampando nella vita come tutti gli adolescenti, prova a sopravvivere al liceo, lotta con la madre che la stringe e la costringe con la tradizione indiana. Ha solo un desiderio: essere una ragazza come tutte le altre, tentando di lasciarsi alle spalle la morte del padre – morto improvvisamente durante un saggio in cui lei suonava l’arpa. Non ho mai… – che si ispira all’infanzia della stessa Kaling prende il titolo dall’omonimo gioco; così i titoli dei vari episodi raccontano ciò che poi sarà l’argomento della puntata e che unirà le esistenze dei vari personaggi, dalla protagonista a quelli secondari.

Non ho mai…: un ragazzo per scalare la piramide sociale

Non ho mai - Cinematographe.it

Devi è intelligente, divertente, lo sa lei e lo sanno le sue amiche, Eleanor e Fabiola, ma il resto del mondo non ne è a conoscenza; una storia simile a quella di molti altri adolescenti ed è sicuramente questo uno dei punti forti di Non ho mai…; la serie affonda le mani nella realtà ma è anche un racconto surreale e originale di come sia complicato essere giovani. Devi è proprio come tutti gli altri: pensa ad entrare a Princeton, vorrebbe che la scuola si accorgesse di lei, soprattutto il ragazzo più bello e popolare, Paxton Hall-Yoshida, ma è un po’ complicato se hai un passato triste e complesso – la morte del padre, la perdita dell’uso delle gambe per tre mesi, segno della perdita delle sue radici – alle spalle. Vivere il secondo anno del liceo in maniera “normale”, questo è il comandamento che vorrebbe seguire ma non è facile.

Prega tutti gli dei hindu affinché ciò si avveri:

“Vorrei l’invito ad una festa con alcol e droghe pesanti: non voglio consumarli. […] Vorrei solo poter dire: Niente cocaina grazie, sto bene così”

Devi lo pretende perché lei è ansiosa di vivere, è bisognosa di mimetizzarsi e diventa complicato fare questo se hai così tanti peli sulle sue braccia che “sembrano il pavimento di un barbiere”; e quale giovane non vuole perdersi tra la massa ma anche essere speciale per qualcuno. Ecco proprio su “qualcuno” si concentra perché cosa fa essere più in pace con se stessi a quell’età se non avere un ragazzo?! Non vuole uno come lei, studioso, intelligente, un nerd, vuole uno che la possa far scalare la piramide sociale.

Uno che fa sport, non mi importa se è stupido […] vorrei tanto un superfigo che può darci dentro tutta la notte

Non Ho Mai… è un divertente racconto di formazione, grazie ad una scrittura vivace e divertente, punta a far sorridere e riflettere chi guarda; il ritmo è veloce e riesce, soprattutto nella prima parte, a conquistare lo spettatore. A narrare le vicende di Devi è John McEnroe – grandissimo tennisto la cui rivalità con Björn Borg ha fatto la storia del cinema -, scelto perché molto amato dal padre della protagonista ma anche perché con lei condivide il temperamento ribelle e l’incapacità di contenere rabbia e risentimento.

Non ho mai: una madre che tenta disperatamente di crescere una figlia indiana

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I desideri di Devi si scontrano con sua madre, Nalini, rimasta vedova troppo presto in un paese straniero, impegnata a non lasciare che il lutto travolga lei e la figlia e decisa a preservarne l’integrità.

Nalini impone regole che Devi non segue, fa il cerbero e da lei riceve solo rabbia, rancore e gelo, vorrebbe una figlia indiana – come la nipote che va all’università ma nel frattempo pensa al matrimonio combinato – ma la sua ama la cultura americana, la libertà, le possibilità che il “nuovo mondo” dà. La protagonista deve fare i conti con il dualismo che abita dentro di lei – multiculturalità che abita anche molti altri personaggi della serie, l’afro-latina Fabiola e l’asiatica Eleanor ma anche lo stesso Paxton è un affascinantissimo ragazzo di mamma americana e papà giapponese – e capirlo e forse questo conflitto sarà eterno in lei.

Non ho mai…: il punto forte è proprio Devi

Non ho mai - Cinematographe.it

Ad essere interessante è proprio Devi, egocentrica ed egoista – come spesso sono gli adolescenti -, determinata e piena di vita, nonostante il dolore, le paure e le bizzarrie. Emerge una figura femminile sfrontata, desiderosa di un ragazzo, non quello dei sogni, ma quello che possa farla uscire dalla mediocrità, o almeno così sembra in principio perché quando lei conosce meglio Paxton vede che dietro all’apparenza c’è anche di più – ma può bastare?

Nel primo episodio la sua ossessione per Paxton e per la prima volta che deve avvenire proprio con lui, la fa assomigliare ai molti dei personaggi maschili a cui siamo abituati, invece ad essere protagonista di questi sentimenti è una ragazza, non un ragazzo. In seguito Devi si dimostra per quello che è, un’adolescente tutta grinta e forza, che scopre ciò che vuole e chi vuole.

Non ho mai… mostra quanto sia difficile crescere, tra una lite con la madre, le delusioni in amicizia e le sorprese che in adolescenza sono sempre dietro l’angolo – il viaggio con Ben Gross, il suo avversario a scuola -, lo fa non attraverso le lacrime, o non solo, ma soprattutto attraverso l’ironia e la sagacia, propria di Devi.

Accanto a lei ci sono le amiche inseparabili Fabiola e Eleanor con cui le cose non sono sempre facili. La prima si trova in un momento delicato della vita: sa di essere lesbica ma ha paura di dirlo ai genitori. La seconda sta crescendo da sola, la madre se ne è andata per cercar fortuna come attrice, cerca di superare l’abbandono della madre coltivando la passione per il teatro. C’è spazio anche per il miglior nemico di Devi, Ben Gross, suo antagonista con cui si creano delle belle dinamiche. Ben è intelligente, a volte pungente, tenta di nascondere dietro ai bei voti la sua solitudine a causa dei genitori assenti che non gli hanno mai fatto capire cosa voglia dire famiglia. Non ho mai… porta in scena alcune tematiche interessanti: la solitudine che spesso i giovani vivono e la bugia con cui spesso superano i momenti difficili. Devi, ma anche tutti i suoi amici, hanno dei segreti che cercano di tenere nascosti – il rapporto con Paxton, lei ha detto alle amiche di aver avuto rapporti con il bello della scuola, Eleanor e il suo orientamento sessuale, i sentimenti di Ben -, la ragazza mette tra parantesi il dolore – la perdita del padre è qualcosa di cui non parla e che non ha superato; il padre, come visione, torna a farle visita nei momenti cruciali della sua vita – e cerca di andare avanti.

Non ho mai…: una serie che non è priva di fragilità

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Non ho mai… è una serie brillante e ironica ma non priva di fragilità che vede nella seconda parte della stagione un calo di tensione narrativa e ci si concentra su elementi meno “forti”. Non viene dato abbastanza spazio al racconto della diversità: la sorella di Paxton ha la sindrome di down, il corpo di uno dei “colleghi” di Devi e di Ben non è conforme a quella che viene definita “regola”, sono personaggi che portano con sé tematiche importanti che avrebbero dovuto avere un approfondimento degno di una serie godibile.

Un’altra storyline poco raccontata è quella di Eleanor che vive un forte disagio non tanto per la scoperta che ha fatto – meno male, ormai è trito e ritrito questo tipo di narrazione – quanto piuttosto per come dirlo ai genitori che lei evidentemente ritiene non pronti ad accettare il suo orientamento sessuale. Il coming out, quella che viene definita “l’uscita dall’armadio”, sarebbe stata una importante tappa della vita di un adolescente – ancor di più visto che si tratta di lesbismo.

Non ho mai…: è una serie che fa bene il suo lavoro nonostante tutto

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Non ho mai… è una serie che, nonostante qualche difetto, fa bene il suo lavoro e, grazie alla sua protagonista, si fa apprezzare soprattutto per la sua protagonista femminile. Si può parlare di quest’età bella e difficile in modo leggero ma non per questo sciocco così da toccare questioni importanti, fondamentali, grazie al filtro della commedia, arrivando al punto ma con il sorriso.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 3
Recitazione - 4
Sonoro - 3
Emozione - 3.5

3.4

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