voto del pubblico N/A
voto finale 2.3/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Sonoro
Emozione
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Le regole del mercato nero (Underworld, Inc.) è una serie TV documentaristica composta da due stagioni e 15 episodi complessivi. Prodotta da National Geographic, Underworld, Inc. è stata distribuita per la prima volta nel 2015 e a partire dal 20 ottobre 2021 la prima stagione di sei episodi è disponibile in Italia sulla piattaforma di Disney+. Con la voce di Huey Morgan, musicista americano della band Fon Lovin’ Criminals, la serie racconta il mondo del traffico d’armi ed esseri umani, delle scommesse clandestine, dei prodotti farmaceutici contraffatti e dei falsari.

La brutalità del mercato nero raccontata in tutti i suoi aspetti più terrificanti

Scritta da Rubia Dar e Ginita Jimenez, ogni episodio de Le regole del mercato nero è diretto da un differente regista che cerca di fare luce sulla brutalità, l’ostilità e la corruzione del mercato nero americano che ogni anno genera 625 miliardi di dollari.
Dopo la serie documentaristica Drug, Inc., dove il centro narrativo era riservato al racconto del commercio di droga, la nuova serie targata National Geogrphic mostra nel modo più dettagliato possibile tutti gli aspetti del contrabbando di materiale illegale anche quando questo significa mettere in pericolo la troupe televisiva che, coinvolta in attività criminali, rischia l’arresto o addirittura la vita. Allo stesso tempo la serie segue varie operazioni di polizia nel corso di operazioni sotto copertura, indagini e arresti.

Ogni episodio è realizzato come un canonico documentario. Composti da campi lunghi, riprese a mano, interviste, voice over e didascalie, regia e fotografia hanno come obbiettivo principale la documentazione di eventi anche a scapito di restituire immagini di bassa qualità visiva. È al sonoro e alla sceneggiatura che viene affidato in post-produzione il compito di unire insieme quanto ripreso dalla troupe, un lavoro fondamentale in ogni documentario, poiché questi elementi combinati insieme sono ciò che caratterizzano la fruizione degli spettatori, stabilendone il ritmo e il coinvolgimento. In questo caso, gli autori de Le regole del mercato nero hanno scelto un sonoro “secco”, evitando risvolti patetici, ma mantenendo sempre alta la tensione. Questa scelta si fonde bene con la sceneggiatura, un canovaccio di domande che si unisce alle didascalie lette da Morgan per il voice over, dialoghi e monologhi che appaiono crudi, brutali, scarni di particolari riflessioni sulla complessità di quanto raccontato. Il pregio di una serie documentaristica come questa è il suo elemento realistico, il desiderio di mostrare la realtà senza sovra-interpretazioni o finzioni – nonostante negli anni sono state mosse ai produttori accuse di falsità in merito ad alcuni eventi riportati, nessuna di queste accuse sembra aver mai trovato conferma – tuttavia, tali scelte sono spesso armi a doppio taglio.

Le regole del mercato nero è, infatti, manchevole di un aspetto fondamentale: dopo aver illustrato l’oscurità che si nasconde sotto corruzione e indifferenza, gli autori, in più di un occasione, non pongono nessun tipo di riflessione approfondita su questi problemi o su come le soluzioni che vengono operate per aggirarli siano inefficienti, lasciando lo spettatore davanti a uno spettacolo brutale e non contestualizzato né politicamente né culturalmente. Il risultato è quindi una visione realistica per quanto terribile che non riesce a fornire un punto di vista approfondito, stratificato, che prenda in considerazione le molteplici complicazioni, non soltanto di chi opera in questo mercato, ma soprattutto di coloro che ne sono vittima. Gli episodi dedicati alla prostituzione e al traffico umano sono i più brutali, raccontano le tante storie di che è restato intrappolato in un mondo di abusi, ma è assente all’interno di questi una visione più ampia che vada oltre la pratica di tali azioni violenti inserendole all’interno della nostra società, del mondo in cui tutti viviamo, scagliandosi contro il velo di indifferenza che nasconde migliaia di persone le quali nell’invisibilità finiscono nel gioco di orribili carnefici.