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4.4/5
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Landscapers – Un crimine quasi perfetto: recensione dei primi episodi

Landscapers, disponibile su Sky e NOW, è una miniserie crime dall'anima weird dove a brillare sono gli eccezzionali Olvia Colman e David Thewlis.

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La novità è un qualcosa che di questi tempi va ricercata, e raramente trova noi. Il pubblico si imbarca così in una caccia al tesoro nei meandri dell’immenso castello della pluralità televisiva. Ogni stanza rappresenta una piattaforma, e ogni corridoio una programmazione ricca di quadri, contenuti. Tuttavia, ci sono occasioni in cui la dimora svela nuovi affranti, nuove stanze prima di allora nascoste; ed è qui che troviamo il nostro tesoro. È il caso di Landscapers – Un crimine quasi perfetto, scritta da Ed Sinclair e diretta da Will Sharpe. Siamo difronte ad una serie in cui l’elemento weird la fa da padrone, e dove la realtà si mescola inesorabilmente alla finzione filmica. Il duo attinge da fatti realmente accaduti per creare qualcosa di originale e stravagante, lasciando vagare a briglia sciolta l’immaginazione. Ma più di ogni altra cosa, ciò che contraddistingue Landscapers è la capacità di Sharpe di raccontare l’intimità tra due persone, l’amore viscerale di una coppia; lo si era già visto in Il visionario mondo di Louis Wain con Benedict Cumberbatch e Claire Foy. Al di là di qualsiasi di reato o condanne di colpevolezza, alla storia preme raccontare prima di tutto l’eccentrico quanto tenero rapporto tra i due protagonisti.

La serie viene aiutata in questo dall’ottima recitazione di Olivia Colman e David Thewlis. Insieme, i due, sprigionano una chimica eccezionale in grado di travolgerci in pieno viso. L’attrice e l’attore impersonano rispettivamente Susan e Christopher Edwards, i due coniugi che nel 2014 vennero arrestati in Inghilterra per l’omicidio dei genitori della donna, sotterrati nel giardino di casa per ben quindici anni. Una coppia per bene, educata e gentile. Questa la descrizione degli sposi, delle persone stravaganti, certo, ma pur sempre normali. Degli insospettabili omicidi in abiti umili e dalla passione per i memorabilia del cinema classico e Gérard Depardieu. Ed è da quest’ultima passione quasi ossessiva che Sinclair e Sharpe prendo spunto per dare forma al loro racconto. La forma filmica, quella del cinema classico, interviene nel racconto con preponderanza. Essa si fa essenza stessa della storia, della psiche dei protagonisti. È il mondo visto attraverso gli occhi di Susan e Christopher. Gli interrogatori si tramutano in scene in bianco e nero, in riprese irreali e dissolvenze degne di nota. L’assurdità reale dell’omicidio viene accentuata in una dark comedy che rende onore al genere, e si lascia trasportare in un racconto metacinematografico.

Landscapers e la visione di Sinclair e Will Sharpe

Landscapers - Cinematographe.it

Siamo nel 2012, Susan e Christopher Edwards vivono a Parigi, la capitale di quel cinema da loro tanto amato. Ma se la città illumina i loro occhi, non si può dire lo stesso della loro casa e situazione economica. Susan spende i pochi risparmi in cartelloni cinematografici, mentre Christopher non riesce a trovare lavora per via della barriera linguistica. I due hanno infatti lasciato l’Inghilterra da molti, e si ritrovano ora in una precaria condizione. Dopo l’ennesimo e umiliante colloquio andato a male, l’uomo decide di chiamare la matrigna per un aiuto, svelandole che nel 1998 lui e la moglie hanno fatto sparire i corpi dei suoceri. Avvertita tempestivamente la polizia, i coniugi vengo immediatamente contattati dalle autorità competenti. Gli Edwards si trovano costretti a rientrare in patria, e così affrontare il duro processo per omicidio. Questo è l’incipit di Landscapers che, da una storia molto semplice, dipana un racconto intimo e satirico.

La serie gioca infatti una partita di tennis tra questi due elementi. Da una parte abbiamo l’amore dei coniugi Edwards, costellata di delusioni e un traumatico passato. Dall’altra troviamo una rappresentazione delle forze dell’ordine quasi parodistica. Lo dimostra una scena del primo episodio, all’arrivo degli Edwards in stazione. La polizia li accoglie in pompa magna, con tanto elicotteri, camionette e agenti a cavallo. Armi spiegate e fucili a tiro per una coppia che si presenta di sua sponte. La scena è alquanto comica, come lo sono i poliziotti protagonisti di Landscapers. È a loro che vengono regalati i siparietti ironici, mentre Susan e Christopher vengono sempre osservati con occhio differente; è un gioco di rappresentazioni. Stiamo parlando di persone ritenute colpevoli di omicidio, e che tutt’ora stanno scontano la loro pena, ma Sinclair e Sharpe hanno deciso di darcene una visione differente. Dietro un colpo di pistola di cela sempre una persona, e la sceneggiatura sembra concentrarsi su questo. La serie, almeno nei primi due episodi, non sembra mai prendere le difese dei protagonisti, men che meno li condanna alla gogna. Landscapers racconta una storia con tutti i mezzi che il cinema, quanto la televisione, gli ha fatto dono. La linearità narrativa lascio spazio all’inventiva, non nuova certo, ma comunque diversa da molti prodotti in circolazione. Può piacere o non piacere, perché la serie, dobbiamo ammetterlo, non è per tutti.

Un gioco metacinematografico tra satira e intimità

Landscapers - Cinematographe.it

Landscapers svela la propria forma fin dalle prima battute, da quella ripresa in bianco e nero dalla pasta visiva retrò. Il bianco e nero passa poi al colore, ma solamente quando la parola interviene sull’immagine. È la televisione che racconta il cinema, che a sua volta da forma al vissuto delle persone. La passione di Susan per i grandi classici è un’ossessione, un mondo altro dove rintanarsi dagli orrori della vita. Ma l’illusione si tramuta in realtà, o meglio si fondono. A tal proposito una delle scene più suggestive ritrae la donna a letto, intenta a guardare n vecchio film. Qui regia e fotografia giocano molto bene sulla rappresentazione del personaggio e della sua psiche. La luce filmica si sovrappone alla donna, in gioco di luci e ombre. Nello stesso modo riprende Christopher nell’altra stanza, che osserva la moglie nel suo antro sicuro. Il rapporto tra i due non è mai messo in discussione, salvo poi arrivare agli interrogatori.

È un amore morboso quello degli Edwards, co-dipendenti uno dell’altro. Susan viene descritta come una donna fragile, mentre Christopher un uomo pratico. Entrambi si compensano, e a volte si sostituiscono. Emblematico è il campo contro campo tra i protagonisti, ripresi uno dal basso e l’altra dall’alto; una vecchia scelta registica che dava spessore paternalistico all’uomo e innocenza alla donna. Questo perché entrambi vivono il proprio matrimonio seguendo quel registro filmico, e la serie ce ne dà una rappresentazione. Da questo punto di vista Landscapers si dimostra essere una serie intelligente, conscia del passato quanto del presente. Come dicevamo precedentemente, Colman e Thewlis sono una coppia formidabile. La prima si sa, è una delle attrici migliori in circolazione, capace di sonare ad ogni personaggio una sfumatura propria. Potremmo dire quasi una caratterista, come ben dimostrata in La favorita o The Crown. Thewlis, conosciuto dai più come il professor Lupin di Harry Potter, dimostra invece grande carisma. Insomma, Landscapers è un’atipica serie crime che fa della stranezza la propria forza. A un primo sguardo potrebbe esser definita lenta, ma la storia in realtà si muove costantemente. Ricordi e bugie lasciano pian piano spazio alla realtà, a quei due colpi di pistola celati per oltre un decennio.

Landscapers è una miniserie composta da quattro episodi, di cui i primi due sono disponibili su Sky e Now dal 14 gennaio 2022.

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