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L’11 marzo del 2004, a Madrid, sono morte 193 persone nel più grande attacco terroristico mai compiuto in Spagna da una cellula Jihadista. Da allora, la Spagna è diventata il paese in cui ogni anno viene eseguito il maggior numero di operazioni contro il terrorismo Jihadista internazionale. Gran parte di queste operazioni è svolta dal dipartimento per i servizi segreti della Polizia di Stato, conosciuto anche come La Unidad.

Con queste parole si apre La Unidad, serieTV spagnola in onda da sabato 17 aprile su Rai4 alle 21.20. I sei episodi, cui seguirà una seconda stagione già confermata, sostituiscono in palinsesto Narcos: Mexico, promettendo lo stesso livello di azione e suspense.

La Unidad racconta la difficile lotta al terrorismo

La unidad

Nel primo episodio la conferma di un approccio da cinema action, con la messa in scena di un’operazione anti terroristica che si sposta tra Francia, Marocco e Spagna. La cattura di Salah Al Gareeh (Said El Mouden), leader di un’importante cellula terroristica, sancisce il successo dell’operazione ma apre alla Unidad interrogativi sulle imprevedibili mosse del terrorismo jihadista. La Spagna è ora l’obiettivo dei seguaci del leader.

Il primo episodio è diviso a metà: prima l’azione, poi i personaggi. Concluso il movimento di soldati sul campo, iniziamo a conoscere i protagonisti della Unidad, allo stesso modo coinvolti nell’urgenza del proprio compito. L’agente Marcos (Michel Noher) e la commissaria Carla Torres (Nathalie Poza) sono sposati e hanno una figlia. Decidono però di separarsi e sarà difficile evitare che la vita personale influenzi sul lavoro. Marcato è il fatto che tutti loro siano disposti a svegliarsi nel bel mezzo della notte per andare in ufficio. Perché un lavoro come questo non ha orari orari. Una notifica sul telefono e la serata cambia: un attentato alla stazione. Di questi tragici eventi se ne vedranno sempre di più, ora che la Unidad ha “catturato il diavolo”.

La Unidad è sempre pronta. La regia non manca di sostenere la staticità delle scene da ufficio, dove domina l’indagine, con lunghe sequenze nel campo Jihadista sotto i proiettili di Raqqa, in Siria. Gli effetti speciali lasciano a desiderare, ma meritevole il fatto di imporre La Unidad come serie dal respiro internazionale. D’altronde è proprio il terrorismo fenomeno che negli ultimi decenni ha mostrato uno dei volti collaterali di un mondo sempre più connesso. Ugualmente discreto è la scelta di colorare l’immagine di un grigiore poco caratteristico. Un tentativo di improntare serietà e autorevolezza con un immagini desaturate. Perché La Unidad cerca verosimiglianza, e non vuole rendere pop la tragicità di scelte irreversibili. 

Ambizione documentaristica ma approccio da serie americana

La Unidad

La quotidianità delle forze armate è al centro della tv spagnola. Assieme a Antidisturbios, ritratto crudo di Rodrigo SrogoyenLa Unidad cerca una trasposizione realista e neutrale. Da Madrid a Melilla, da Tangeri a Tolosa, fino in Nigeria, seguiamo i movimenti continui della Unidad vagliando assieme al gruppo le scelte più difficili e le mediazioni politiche più complesse.

Non stupisce come La Unidad sia stata accolta in Spagna come la serie più ambiziosa del 2020. La trama e la messa in scena comunicano senza mezzi termini con la cronaca, riuscendo a svelare passaggi del funzionamento delle forze speciali anti-terroristiche. L’ambizione documentaristica, declinata però con le capacità d’intrattenimento da serie televisiva americana, deve molto agli incontri che Alberto Marini, già sceneggiatore di apprezzati successi spagnoli come I delitti della luna pienaDesconocido, e il regista Dani de la Torre hanno svolto con la reale Unidad spagnola.

La Unidad

Il ridotto numero di episodi de La Unidad lascia presagire una serie che approfondisce i personaggi attraverso l’azione. E ha senso. Perché molti degli inevitabili intrecci umani avvengono proprio sul campo, anche se la vera attenzione dei membri della Unidad rimane sempre il lavoro. Grazie a due primi episodi solidi e chiari possiamo tranquillamente escludere vicende umane da fiction o soap. Il discorso empatico serve a portarci nella Unidad prendendo in considerazione che le scelte più difficili, gli errori più grandi, i successi insperati, sono di persone vere, su cui grava il peso del proprio ruolo.

Promettente è infatti il personaggio di Carla Torres, a cui Nathalie Poza sembra donare la giusta ambiguità tra donna forte e personalità al collasso.

La Unidad

Difficile per La Unidad sarà poi raccontare la realtà dei musulmani in Spagna (e non solo) in tutte le sue sfumature. Da un lato si mostra il processo di radicalizzazione di persone abbandonate a corrotte visioni del mondo, dall’altro si sostiene una diversità in cui varie identità umane trovano il giusto spazio. Se l’equilibrio verrà mantenuto sarà possibile evitare un razzismo latente e spesso suggerito in resoconti di cronaca incapaci di raccontare fenomeni complessi. Qualora La Unidad riuscisse nell’intento, saremmo di fronte non solo a un’ottima serie ma anche a un prodotto culturale di tutta urgenza.