Kubra: recensione della serie TV turca targata Netflix

Kubra è una serie TV sorprendente, ricca di colpi di scena e svincoli di trama interessanti: una vera perla di Netflix da gustare in bingewatching!

Kubra è una serie TV turca disponibile con i suoi primi 8 episodi su Netflix a partire dal 18 gennaio 2024. Un prodotto arrivato in sordina sulla piattaforma streaming ma che lentamente si è guadagnato il plauso di pubblico e critica.
Kubra è un prodotto sorprendente che riesce a svecchiare il genere delle serie TV di genere mystery e sovrannaturale, da una prospettiva sia stilistica che tematica. A cavallo tra i generi, mescola con originalità una serie di stilemi. Invece di decidere se essere una graphic novel o un romanzo, Kubra sceglie di essere entrambi, portando sullo schermo una storia da gustate tutta d’un fiato!

Una serie sorprendente che affronta il mistero della divinità nel contemporaneo

Kubra è un prodotto accattivante e pop, nel senso più positivo del termine. Gli otto episodi tratti dal romanzo di Afsin Kim e diretti dai fratelli Taylan offrono ottima televisione, intrattenimento costante e una trama che si sviluppa orizzontalmente senza perdere il focus della narrazione.
Lineare, dunque, ma anche sorprendente e ammiccante nei colpi di scena, offrendo una riflessione finale di apprezzabile profondità sulla natura della divinità nella modernità. La chiosa finale è una domanda, un quesito la cui risposta aperta scatena il pensiero e la riflessione dello spettatore: “chi è – al giorno d’oggi – un vero profeta?”.
Al centro della storia un mistero, una vicenda poliedrica e accessibile da molteplici punti di vista, che solletica la curiosità proprio per il dubbio irrisolvibile che pulsa al suo interno. Nella Istanbul buia e notturna, illuminata solo dal display di un cellulare, con riverberi di verde acidulo che creano un chiaroscuro fumettistico, si sviluppa la storia del moderno profeta Gökhan (Çağatay Ulusoy). Gökhan è un ex militare, un uomo tormentato e stanco che cerca una risposta disperata alla sua apparente fortuna: è scampato alla morte durante un attacco, in guerra, riuscendo anche a portare in salvo un bambino.

Ma gli eventi della sua vita sono solo all’ inizio, perché il suo ruolo nel mondo diventa più chiaro quando su un social (chiaramente inventato con scopo funzionale alla storia) l’ utente di nome Kubra inizia a mandargli misteriosi – e talvolta profetici – messaggi da una dimensione sospesa, intangibile, sconosciuta.
Presto, Gökhan trova alla comunicazione inspiegabile un motivo di esistere, nobile: a scrivergli – tramite il medium tecnologico, vera divinità dell’epoca contemporanea – è Dio. E questo rende di lui, dunque, un profeta. L’ uomo si chiede il motivo di questa scelta, mentre le notifiche si fanno sempre più frequenti e rivelatrici e la persone intorno a lui iniziano a prendere una posizione piuttosto netta.

È vero o non è vero?” è la domanda a cui le persone intorno a Gökhan, ma anche lo spettatore, devono scegliere di dare una risposta. Impossibile non dividersi in due fazioni, tra ciechi credenti e cinici incalliti. La risposta, chiara nella puntata finale, è l’ aspetto meno interessante della serie. Il percorso, invece, è un thriller sovrannaturale che si sviluppa con il ritmo dei migliori titoli del genere, con uno srotolarsi di eventi, colpi di scena e sorprese imprevedibili ad ogni episodio.

Gökhan, nel suo tormento e nella scoperta della verità, viene accompagnato da un personaggio molto importante e essenziale alla narrazione: Merve (Aslihan Malbora), la compagna di Gökhan. Un’ attrice carismatica che tiene bene lo schermo quanto la sua co-star, offre un punto di vista intenso e doloroso sul significato di amore e di compagnia.
La metafora dello show è chiara: in un mondo che di religioso ormai ha solo il cellulare, la sua presenza costante, le notifiche e i social, la ricerca della verità e della sacralità diventa un’operazione interamente personale, un compito che l’ individuo singolo dove proporre a se stesso accettando la tortuosa strada della ricerca. Le risposte non sono online, sui social o ottenibili con una intelligenza artificiale che di umano ha poco o niente: la spiritualità è personale, frutto di una riscoperta graduale che ogni persona può fare solo per se stessa.

Kubra: valutazione e conclusione

Kubra è una serie turca intelligente, moderna e dal sapore di graphic novel. Fummetosa, fruibile e intelligente dal punto di vista registico, con il suo stile unico si dona una identità ben precisa che avvicina lo spettatore alla storia, ai personaggi e al twist finale che si attende dal primo episodio. Un must watch!

Regia - 3
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 3
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 3.5

3.2

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