Julie and the Phantoms: recensione della serie tv Netflix

Recensione di Julie and the Phantoms, la nuova serie tv disponibile solo su Netflix a partire dal 10 settembre 2020.

Una ragazzina, il dolore per la perdita della propria madre, un amore, la musica, messo da parte perché fa troppo male sopravvivere. Tutto cambia quando tre ragazzi arrivano dal nulla, dal passato, con il loro amore per la musica e un altro squarcio dentro. Questo racconta Julie and the Phantoms, la nuova serie Netflix – ispirata allo show brasiliano Julie e os Fantasmas – che arriva sulla piattaforma il 10 settembre 2020, costituita da 9 episodi di 30 minuti circa.

Kenny Ortega, regista e coreografo (High School Musical e Descendants) è il regista del teen drama musicale che porta sul piccolo schermo le difficoltà di crescere, di lasciare andare, di affrontare gli alti e bassi della vita, e di come inseguire i propri sogni. Julie and the Phantoms è creata dagli showrunner Dan Cross e Dave Hoge (I Thunderman), diretta oltre che da Ortega anche da Paul Becker (Descendants, Mirror Mirror), Kristin Hanggi e Kabir Akhtar, e le coreografie sono state curate da Kenny Ortega e Paul Becker.

Julie, il suo dolore e l’incontro che la salva

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Julie and the Phantoms pone al centro una storia dolorosa, quella di Julie (Madison Reyes), una ragazza appassionata di musica, che dopo aver subito la perdita della madre, non riesce ad affrontare la sua morte e, per infliggersi un’altra penitenza, si allontana dalla musica, smettendo di cantare e comporre, cose che aveva sempre fatto con la madre. Il lutto è una materia difficile da narrare, complessa da vivere, e Julie and the Phantoms sa farlo bene con delicatezza entrando in punta di piedi nella vita di Julie che, chiusa nel suo strazio, decide di non esibirsi mai più per non riaprire la ferita. Improvvisamente, qualcosa si squarcia nel buio in cui sopravvive, la porta spaziotemporale si apre – si imbatte in un CD demo di un gruppo, i Sunset Curves; un segno? un indizio? un aiuto? – e si materializzano nel suo garage, luogo in cui la madre componeva e suonava, i fantasmi dei tre ragazzi, membri di quella band, morti nel 1995: il chitarrista e compositore Luke (Charlie Gillespie), il batterista Alex (Owen Patrick Joyner) e il bassista Reggie (Jeremy Shada). Grazie a loro, Julie è capace di ritrovare il proprio amore per la musica e l’ispirazione necessaria per tornare a cantare. I quattro formano quindi una nuova band, Julie and the Phantoms appunto, e solo così continuare a sognare.

Appare chiaro fin da subito, uno degli elementi fondamentali con cui si deve fare i conti è la Morte, una nemica, una dea che falcia anche chi non vorremmo, anche chi non dovrebbe. La serie mostra forse con una vena di cinismo che si può morire nonostante si abbiano tante cose da fare ancora, nonostante ci siano sogni da portare avanti. Julie soffre e non smetterà di farlo, questo è evidente, ma la sua vita deve continuare, Luke, Alex e Reggie erano giovanissimi nel 1995, quando a causa di una morte sciocca (a causa di alcuni panini avvelenati) hanno perso la vita. I tre stavano per suonare in un importantissimo locale ma proprio la sera prima dell’evento se ne sono andati.

Proprio riguardo la morte i tre fantasmi portano sul campo la tematica del dopo anche se in maniera “fantasy”: incontrano un altro fantasma che li conduce in un locale, l’altra Hollywood, in cui Luke, Reggie e Alex vengono tentati da un uomo, una sorta di leader carismatico e spaventoso dai grossi poteri, grazie a lui potrebbero, dando ciò che è rimasto di sé stessi, “vivere in eterno” suonando di fronte ad un pubblico – fatto di fantasmi e di “respiranti”. L’incontro con questa sorta di Mefistofele moderno e sui generis metterà il gruppo di fronte ad una scelta.

Julie and the Phantoms, la passione per la musica può unire

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La musica è una delle colonne portanti di Julie and the Phantoms, una delle onde grazie alla quale i quattro personaggi vengono portati dal mare aperto alla terra ferma, dalla disperazione all’unione e al raggiungimento del proprio sogno. Le note danno forma e riaccendono i pensieri e le emozioni sopite; Julie non sopporta di continuare a cantare, a scrivere da sola, senza la sua mamma, senza colei che l’ha cresciuta con questa passione, dall’altra parte c’è Luke che abbandona i genitori per seguire la musica, e ci sono poi i suoi colleghi che suonano con la forza di chi vuole diventare qualcuno e raggiungere le vette delle classifiche. La passione per la musica riesce dunque a superare qualunque ostacolo e a unire le persone, la serie fa un passo in più e ci dice che i protagonisti riescono a superare le cose della vita – la morte della madre, la propria morte, i rapporti con i genitori (Alex non viene accettato dalla famiglia perché omosessuale, Luke litiga costantemente fino a rompere i rapporti perché lo ostacolano nel raggiungimento del sogno) – e trovare la forza di andare avanti.

Durante i concerti i tre fantasmi riescono a rendersi visibili ai “respiranti” proprio perché legati da un sentimento puro e sincero tra loro e soprattutto con Julie verso cui provano un senso di protezione – ad un certo punto dovranno fare una scelta che riguarda loro, il “futuro” e anche il rapporto con la protagonista. La musica inoltre diventa medicina per Julie che torna a sentirsi al centro di sé stessa, della propria esistenza, può affrontare la morte della madre e “parlare” – di nuovo -, così, con lei tenendo così vivo il suo ricordo.

Inevitabilmente un elemento importante è la colonna sonora, scritta e prodotta dalla DJDTP. Ci sono due generi musicali: il pop rock commerciale di Julie e dei suoi fantasmi, e la musica delle Dirty Candy, il gruppo di Carrie, la ragazza più popolare della scuola – che si contrappone ovviamente a Julie, per immagine e sistema di valori.

Julie and the Phantoms_Cinematographe.itJulie and the Phantoms: Julie cresce e matura

Le esistenze di Julie e dei Sunset Curves si uniscono indissolubilmente in nome della musica e dell’amicizia. Julie cresce, si modifica, matura, anche fisicamente, sboccia. All’inizio è buffa, un po’ goffa, è un po’ sola: certo ha una famiglia – un altro elemento importante nella serie -, una padre e un fratellino, grande amante dei fantasmi (ovviamente), una migliore amica che l’ha sostenuta e la sostiene, ma a scuola è un ectoplasma o peggio ancora una persona strana. Con l’arrivo dei fantasmi la sua esistenza migliora, i suoi look diventano quelli di una piccola stella della musica, diventa popolare e tutto sembra andare per il verso giusto. Conosce l’amore – disperato, complicato – quello per il bel Luke, bravo, bello, paroliere e chitarrista, addirittura sensibile con cui ha un rapporto splendido, un’empatia – entrambi, anche se per motivi diversi, sentono la mancanze delle loro madri – ed una chimica fuori dal comune. Conosce l’amicizia e quella sinergia speciale con gli altri componenti del gruppo per cui ogni cosa si fa speciale, unica. Capisce finalmente che solo vivendo il lutto, solo vivendo ciò che le ha lasciato la madre, l’amore per la musica, potrà continuare a comunicare con lei. Di nuovo, però, la vita la mette di fronte ad altre prove.

Julie and the Phantoms: una serie che fa bene il suo lavoro

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Julie and the Phantoms riesce a comunicare e a dialogare con lo spettatore grazie ai suoi interpreti che fanno bene il loro lavoro e grazie alla sua protagonista, una ragazza divertente, speciale verso cui si ha una simpatia immediata. La serie racconta qualcosa che in un modo o nell’altro chiunque ha vissuto almeno una volta – la perdita, la cognizione del dolore, il sopravvivere e il resistere al lutto – e lo narra in maniera sincera e semplice. Si supera ogni cosa attraverso l’altro, attraverso la condivisione, attraverso l’amore verso ciò che più si ama.

I nove episodi, costruiti in maniera godibile, ci portano in un mondo teen non superficiale e neppure sciocco, facendo ricordare quanto, a quell’età, sia difficile crescere e quanto sia importante avere quel “contorno”, fatto di amicizia, amore, passioni, famiglia, per sopravvivere agli urti più o meno dolorosi della vita.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 3.5
Recitazione - 3.5
Sonoro - 3
Emozione - 3.5

3.4

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