Il Grande Gioco: recensione della serie TV Sky

Una serie che può piacere a chi ama il calcio.

Intrighi e potere, calcio e mercato, procuratori e divi. Al centro de Il Grande Gioco: Corso Manni (Francesco Montanari), fino a una decina di anni fa una star nel mondo dei procuratori calcistici, caduto in disgrazia per un presunto legame con il mondo delle scommesse clandestine e la famiglia De Gregorio, composta dal capostipite, fondatore e CEO della più importante società di procuratori in Italia, la ISG, Dino De Gregorio (Giancarlo Giannini), la figlia, nonché ex moglie di Corso, Elena (Elena Radonicich) e il figlio minore, Federico. Arriva, dal 18 novembre 2022 in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW, Il Grande Gioco la serie tv – prodotta da Sky Studios e Èliseo entertainment, prodotta da Luca Barbareschi, distribuita da NBCUniversal per conto di Sky Studios – in 8 episodi diretti da Fabio Resinaro e Nico Marzano, con la sceneggiatura di Tommaso Capolicchio (Il Santone), Giacomo Durzi (Anna), Filippo Kalomenidis (Ris), Marcello Olivieri (Giustizia per tutti) e Andrea Cotti. I primi quattro sono anche creatori della serie, realizzata a partire da un’idea di Alessandro Roja, con la collaborazione di Riccardo Grandi.

Il Grande Gioco: un dramma shakespeariano sul potere

Il Grande Gioco_Cinematographe.it

Ce lo dicono subito, già con il titolo, Il Grande Gioco, alla base di questa serie c’è il Gioco, quello che, quasi tutti amano, il calcio, fatto di tifoserie, bandiere, forte legame identitario, ma ci vogliono far intendere che si tratta, anche e proprio in virtù di questo, di una sfida all’ultimo sangue, cinica e spietata, non esiste niente e nessuno. Determina rapporti, relazioni, intrighi, la stagione calcistica e il calcio stesso. Viene definito momento più importante, quello dove si decide ogni cosa. La serie pone lo sguardo su qualcosa di conosciuto ma lo fa da un prospettiva diversa, quella dei procuratori. Da una parte c’è Corso, solo in ginocchio con un’accusa infamante e non vera, che gli ha distrutto la carriera, dall’altra Dino De Gregorio, suo ex suocero, vecchio leone che non vuole mollare, nonostante i segni di una demenza senile che lo sta minando, il procuratore, un uomo che gioca e vince. Il pater familias è cinico con i suoi figli, durissimo, barcolla, non si regge in piedi, trema, eppure non vuole fare un passo indietro, nel momento in cui sembra essere deciso, sceglie come successore il figlio Federico, fragile e debole, non giusto o non pronto, per un lavoro come il loro, invece che Elena, feroce tanto quanto il genitore, rigida e severa.

Con l’aiuto del giovane procuratore Marco Assari (Lorenzo Aloi), Corso ricostruisce la sua carriera contendendosi con Dino ed Elena la procura del campione Quintana (Jesús Mosquera Bernal) e del promettente Antonio Lagioia ( Giovanni Crozza Signoris). Si mette in scena un gioco di alleanze e tradimenti che prende forma con l’ingresso di Sasha Kirillov, un navigato procuratore della russa Plustar, determinato a conquistare non solo il mercato calcistico italiano, ma anche dei preziosi terreni intestati alla ISG.

Non si fanno sconti, anzi, è uno scontro all’ultimo sangue. Potrebbe essere un dramma shakespeariano in cui non c’è niente di più importante del potere, del successo, e tutto passa in secondo piano.

Il Grande Gioco è uno sguardo nuovo sul mondo del calcio, solitamente fatto di campioni, match, tifoserie, sudore e lacrime, mentre qui si vedono poche partite, poco calcio giocato, si scorgono invece le fitte trame tra gli addetti. Veniamo portati dietro le quinte di questo magico gioco, tra feste, auto sportive e ville di lusso, ma che arriva anche tra le maglie del gioco stesso: quello condotto dai procuratori attraverso le loro trattative. Non è un caso che la regia è adrenalinica proprio per dimostrare il business pericoloso e ad “alto rischio”.

Il calcio come metafora di una famiglia

La serie lavora in due direzioni da una parte la risalita di Corso in un mondo che non gli è stato amico, dall’altra il racconto e la disgregazione di una famiglia; infatti Il Grande Gioco usa come pretesto il narrare il calcio mercato per fare qualcosa di più. Un padre padrone, una figlia ambiziosa, un figlio autodistruttivo, un genero brillante rinnegato, sono tutti pronti non a riunire ciò che si è sciolto ma dar vita a una vera e propria guerra di successione. Una sorta di Game of Thrones ma con palla al piede.  

Il calcio, in un certo qual modo, è una famiglia, che si traduce in tifoseria, squadra, inno e magliette, in questo caso c’è qualcosa in più, i De Gregorio. Lo sport è linguaggio comune e universale per mettere in scena l’evoluzione di un vero e proprio dramma familiare, con dinamiche tanto simili a quelle delle trattative del calciomercato. Come non ci sono regole per il procuratore Manni o il leone De Gregorio così non ci sono neanche per una figlia che vuole a tutti i costi il trono paterno, per una donna, talmente ambiziosa da mettere tutto a rischio. Comanda chi è più abile, chi tira fuori la carta migliore.

Gli interessi economici sono più importanti rispetto a qualsiasi altra cosa e per questo si è disposti a dire qualsiasi cosa, a compiere qualsiasi gesto, anche scelte difficili, esecrabili, e queste ultime cambiano il corso della storia: rapporti si sgretolano, persone si autodistruggono, calciatori passano da un procuratore all’altro. C’è solo il calciatore che deve scegliere, c’è solo il procuratore che deve fare di tutto per accaparrarsi il calciatore del momento o la stella nascente. Questo non può non minare qualunque cosa, esplodono piccole bombe lungo gli episodi, squarci da cui emergono molte scomode verità.

Il Grande Gioco: si tratta di potere ma anche di fiducia

Se da una parte tutti vogliono il potere dall’altra si pretende fiducia: la chiedono sia Assari e Corso a Quintana e a Lagioia, la chiede Elena ai due calciatori; eppure sono consapevoli che verrà tradita e si è consapevoli che si tradirà. Infatti i personaggi principali non si sconvolgono fino in fondo di ciò che si è disposti a fare perché sanno che il gioco è questo, lo sono invece Assari che spesso rimane stupito dai metodi di Corso, lo sono Quintana e Lagioia che, dopo aver riposto fiducia, restano con poco in mano.

Corso è un uomo complicato, pieno di luci e ombre, ma di base è innamorato del suo lavoro, parla chiaramente con i suoi calciatori, vuole aiutarli nella loro carriera ma vuole anche riprendersi ciò che ha perso, anzi ciò che gli è stato strappato. Al centro c’è il rapporto complesso con l’ex moglie, Elena, una donna caparbia, che rompe molti dei cliché del caso: è una bestia feroce come il padre, non vuole fare passi indietro. Nel momento in cui non viene scelta dal padre che le preferisce il fratello, per prendere il suo posto, Elena parla con il padre senza peli sulla lingua: lei è migliore, lui non è pronto, farà solo errori. La donna è consapevole del proprio talento e vuole prendersi il proprio posto. Lei e Corso sono ex ma il loro legame è ancora forte, passione, amore, desiderio ci sono ma il mestiere, la famiglia, il mondo a cui appartengono, le loro personalità si insinuano mettendo in serio pericolo tutto. Per loro la serie riserva un percorso intricato.  

Il calcio che irretisce e non lascia più andare

In questo mondo o si vince o si perde e come era accaduto a Corso si viene tagliati fuori dal calcio. Un universo da cui nessuno vuole uscire. Il Grande Gioco è una serie sul potere e sul rapporto con esso. Tutti sono intrappolati in questo gorgo da cui è difficile scappare.

Di episodio in episodio viene portato a galla il misterioso mondo del calciomercato, una famiglia che mette al primo posto il proprio lavoro e il successo. 

Il Grande Gioco: una serie che può piacere a chi ama il calcio

Il Grande Gioco è una serie tv adrenalinica che con i suoi 8 episodi riesce a portare il pubblico lì dove il tifoso non viene mai portato. Tra intrighi, scontri, liti e tradimenti la serie è un unicum nel suo genere e, grazie ad un ritmo veloce può piacere ad una grande fetta di pubblico.

Regia - 3
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 3.5
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 3

3.2

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